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		<title><![CDATA[Blog]]></title>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 10,37-42: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà» (XIII Domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_f63adymf"><div> &nbsp;</div><div><a href="files/rav_2672582_767.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/rav_2672582_767.jpg', width: 524, height: 600, description: 'Il Cristo dell’Apocalisse (1608-1104), Cripta della Cattedrale, Anagni (Italia)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Il Cristo dell’Apocalisse (1608-1104), Cripta della Cattedrale, Anagni (Italia)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/rav_2672582_767---Copia.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs10 cf1">34 </span>«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. <span class="fs10 cf1">35 </span>Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; <span class="fs10 cf1">36 </span>e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.</b><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">37 </span><span class="fs16">Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; </span><span class="fs10 cf1">38 </span><span class="fs16">chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. </span><span class="fs10 cf1">39 </span><span class="fs16">Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.</span></b></div><div><b><span class="fs10 cf1">40 </span><span class="fs16">Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. </span><span class="fs10 cf1">41 </span><span class="fs16">Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. </span><span class="fs10 cf1">42 </span><span class="fs16">Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».</span></b></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16">Il testo di Matteo della XIII domenica del tempo ordinario (10,37-42), potrebbe sembrare parziale senza i tre versetti subito precedenti (10,34-36) e che lo pongono in perfetta continuità con quello della domenica precedente (10,26-36).</span></div><div><span class="fs16">Insieme costituiscono il terzo e ultimo paragrafo del «Discorso Missionario». In questo passaggio Gesù continua ad incalzare i discepoli inviati, ponendo dinanzi a loro le implicazioni del mandato.</span></div><div><span class="fs16">- Nei primi versetti (10,34-36) viene presentata la paradossale missione di Gesù e la situazione che essa provoca.</span></div><div><span class="fs16">- Nei versetti che seguono (10,37-39) vengono delineate le implicazioni che ne derivano per coloro che la accettano e la perpetuano.</span></div><div><span class="fs16">- A conclusione (10,40-42), si esplicita il filo diretto che lega mandante, inviati e Dio.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">34 </span><span class="fs16">«</span><span class="fs16">Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada.</span></b></div><div><span class="fs16">Mt 10,34-36 è costruito intorno a </span><span class="fs16">élthon</span><span class="fs16"> (= sono venuto) aoristo di </span><span class="fs16">érkhomai</span><span class="fs16"> (= venire). L’aoristo greco, come tempo verbale, non è ne un tempo perfetto, in cui un’azione si è conclusa, e ne un tempo imperfetto, in cui un’azione è in svolgimento. Infatti caratterizza un’azione in sé e per sé, colta nel momento in cui avviene, senza indicazioni precise di tempo. In italiano viene generalmente tradotto con il passato remoto, ma ricordiamoci sempre che sarebbe sbagliato forzare su indicazioni di tempo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Così Gesù sembra manifestare una certa coscienza del suo essere Messia. Il suo essere venuto come Cristo viene visto come il portare la «spada», strumento di violenza, di morte e di separazione. Dopo aver sentito «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (5,9) e «Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa» (10,13), questo ci stupisce.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">35 </span><span class="fs16">Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36 </span><span class="fs16">e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.</span></b></div><div><span class="fs16">Il senso della metafora della spada è illuminato dalla citazione di Michea (7,6) che segue immediatamente. Negli scritti giudaici non era inusuale caratterizzare i tempi del Messia come giorni di violenza, distruzione e dissoluzione dell’ordine sociale. L’arrivo del Messia avrebbe cambiato ogni cosa. L’avvento di Cristo è dirompente: il rapporto con lui pone in discussione tutti gli altri rapporti, compresi i legami affettivi e di sangue.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">37 </span><span class="fs16">Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; </span><span class="fs10 cf1">38 </span><span class="fs16">chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.</span></b></div><div><span class="fs16">Per tre volte viene ripetuta l’espressione «non è degno di me», riferito a chi ama «padre o madre», «figlio o figlia» più di Cristo e a chi «non prende la propria croce» seguendolo. Cristo vuole stare sempre al primo posto, prima di qualsiasi altro legame, anche i più forti e intimi. Il rapporto con lui deve essere relativizza ogni altro vincolo. Le separazioni, anche quelle più dolorose, fanno parte delle scelte che conseguono all’essere discepoli, all’accettare di vivere insieme e come Gesù, seguendolo sulla strada del dono di sé, portando la croce come la porta lui.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">39 </span><span class="fs16">Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.</span></b></div><div><span class="fs16">Gesù approfondisce ancora di più il tema del suo essere “portatore di spada”, causa di divisione. Anche se in greco troviamo </span><span class="fs16">psyche </span><span class="fs16">(= anima), in questo caso non è la parte dell’uomo che sopravvive al corpo, ma la sua esistenza concreta, la sua vita.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Continuando con l’idea che il discepolo deve vivere insieme e come il Maestro, nel dono di sé, chi non sarà disposto a farlo, considerando la propria vita come un bene assoluto, e rifiutando quindi di donarla, non farà altro che sprecarla, perdendola per sempre. Chi rifiuta la croce esclude Cristo dalla propria vita. Invece chi accetta di perdere sé stesso per il bene del prossimo, facendosi simile al Figlio, troverà la salvezza completa e definitiva.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">40 </span><span class="fs16">Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. </span><span class="fs10 cf1">41 </span><span class="fs16">Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. </span><span class="fs10 cf1">42 </span><span class="fs16">Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».</span></b></div><div><span class="fs16">Nella conclusione di questo terzo paragrafo e di tutto il «Discorso Missionario», il verbo </span><span class="fs16">dechomai</span><span class="fs16"> (= accogliere) è ripetuto 6 volte, diventando quindi l’elemento fondamentale, attorno al quale si struttura il testo. Lo sfondo è costituito dall’istituzione giuridica per cui «l’inviato di un uomo è come l’uomo stesso», nel senso che è “facente funzione”.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Ma Matteo da un senso molto più profondo a questa figura, perché la missione di Gesù è quella dell’inviato di Dio, e quindi egli è l’apostolo (= inviato) per eccellenza. Gli apostoli, sono inviati da Gesù a continuare la sua opera nel mondo, ma non solo in senso spirituale o simbolica, bensì in senso giuridico di “facenti funzioni”, operando quindi «</span><span class="fs16">in persona Christi</span><span class="fs16">» (= nella persona di Cristo), come se fosse Cristo stesso. Accogliere gli inviati di Gesù è la prova definitiva di voler accogliere Cristo stesso, e quindi il Padre che lo ha mandato. Così ogni gesto di ospitalità e apertura verso gli apostoli diventa una testimonianza d’amore verso Dio, che ne riconoscerà l’importanza nel giudizio finale.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16"><i>Il Signore viene, viene sempre e continuamente nella nostra vita, e chiede di essere il nostro tesoro, la nostra cosa più preziosa, l’amore più grande del nostro cuore. Come lui ci dona tutto il suo amore, così vorrebbe che noi gli donassimo tutto il nostro amore. Essere discepoli, seguirlo per la strada che lui ha scelto, potrebbe significare lasciarsi alla spalle qualcosa o qualcuno. Essere discepoli, portare la croce come lui, potrebbe significare donare la propria vita, “sprecarla” senza tenere nulla per sé. Essere discepoli, apostoli tuoi, come tu lo sei del Padre, ci invita a continuare a camminare. Ma noi, Signore, non ne siamo capaci. Sostienici, irrobustiscici, nutrici e confortaci. Donaci te stesso, perché noi possiamo donare noi stessi.</i></span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 12:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 10,26-33: «Non abbiate paura» (XII Domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vb8c2ddz"><div> &nbsp;</div><div><a href="files/Carel-Fabritius-_-The-Goldfinch,-1654.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Carel-Fabritius-_-The-Goldfinch,-1654.jpg', width: 398, height: 600, description: 'Carel Fabritius (1622-1654), Il cardellino (1654), Mauritshuis, L’Aia (Paesi Bassi).'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Carel Fabritius (1622-1654), Il cardellino (1654), Mauritshuis, L’Aia (Paesi Bassi).', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Carel-Fabritius-_-The-Goldfinch,-1654---Copia.jpg"  title="" alt=""/></a><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><span class="fs10 cf1">26 </span>Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. <span class="fs10 cf1">27 </span>Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. <span class="fs10 cf1">28 </span>E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. <span class="fs10 cf1">29 </span>Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. <span class="fs10 cf1">30 </span>Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. <span class="fs10 cf1">31 </span>Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! <span class="fs10 cf1">32 </span>Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; <span class="fs10 cf1">33 </span>chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.</b></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16">Il «Discorso Missionario» occupa il cap. 10 del Vangelo di Matteo (9,35 a 11,1). È strutturato in tre parti: 9,35 – 10,5a: introduzione narrativa; 10,5b-42: discorso d’invio; 11,1: conclusione narrativa.</span></div><div><span class="fs16">Il nostro testo contiene tre detti rassicurativi (10,26-27; 10,28; 10,29-31) e uno conclusivo su confessione e rinnegamento (10,32-33).</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">26 </span><span class="fs16">Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.</span></b></div><div><span class="fs16">Mediante due passivi teologici («sarà rivelato» e «sarà conosciuto»), viene affermato che Dio stesso è garante del messaggio, e dunque nessuna violenza potrà impedirne la diffusione.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">27 </span><span class="fs16">Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.</span></b></div><div><span class="fs16">L’azione di Dio, comunque, non dispensa gli inviati dall’imperativo etico di essere essi stessi responsabili dell’annuncio.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">28 </span><span class="fs16">E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima;</span></b></div><div><span class="fs16">L’attenzione non è più incentrata sul messaggio, ma sul destino dei messaggeri. È un richiamo fatto ai discepoli per distoglierli dalla paura di fronte al martirio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16"><b>abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.</b></span></div><div><span class="fs16">Si inserisce la tematica del “timore di Dio”, molto sviluppata nella Bibbia. Il timore reverenziale di Dio deve indurre gli inviati a superare la paura della morte fisica, che non costituisce in alcun modo l’evento decisivo.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">29 </span><span class="fs16">Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro.</span></b></div><div><span class="fs16">Il terzo «non abbiate paura» è preparato da due immagini, con cui fa corpo. I due passeri che si vendono per un soldo, nel gergo rabbinico, stanno ad indicare qualcosa di valore minimo e richiamano Matteo 6,26 («Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?»), dove l’immagine ha la funzione di dimostrare che il Padre si prende cura degli uomini. Allo stesso modo Dio non resterà indifferente di fronte alla sorte degli inviati.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">30 </span><span class="fs16">Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!</span></b></div><div><span class="fs16">La seconda immagine porta come esempio i capelli della testa, che sono tutti contati. L’Antico Testamento conosce l’esempio paradossale di un solo capello che non cade dalla testa di chi ha trovato protezione presso Dio o presso un potente (1Sam 14,45; 2Sam 14,11; 1Re 1m52). Nulla sfugge all’Onnipotente.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">32 </span><span class="fs16">Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; </span></b></div><div><span class="fs16">Si conclude con il detto sulla confessione e il rinnegamento «davanti agli uomini». In Matteo, «confessare» ha un carattere pubblico e legale e si trova in stretta relazione con «testimoniare».</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs10 cf1">33 </span><span class="fs16">chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.</span></b></div><div><span class="fs16">Il verbo che generalmente significa «negare», passa qui a quello più specifico di «rinnegare» ed è quasi sempre seguito da un complemento oggetto costituito da un pronome personale. Nel detto, Matteo pone in evidenza il ruolo di Gesù attraverso «io». Con il potere del giudizio che Dio gli ha conferito, egli pronuncia la sentenza escatologica di salvezza o di condanna. È questo giudizio che possiede un carattere definitivo e irrevocabile, il solo da prendere in considerazione.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16"><i>Il Signore ci invia. E tutti siamo inviati, nessuno è escluso, e nessuno si può escludere. Se ci si tira indietro non si è veramente discepoli. È una questione di fede, di fiducia. Perché Gesù non ci affida una missione troppo grande per noi, e anche quando questa ci sembra troppo grande per noi, ci assicura che grazie al suo aiuto potremmo portarla a compimento.</i></span></div><div><span class="fs16"><i><br></i></span></div><div><span class="fs16"><i>Per questo non dobbiamo aver paura della persecuzione, delle difficoltà, degli intoppi e dei fallimenti. È compito di Dio rendere chiaro il messaggio e ricevibile il vangelo. Ma noi dobbiamo fare tutto quello che è necessario per la missione. Quello che il Signore ci suggerisce all’orecchio di notte, cioè nell’intimo del nostro cuore, nel nostro rapporto personale con lui, dobbiamo avere il coraggio di annunciarlo a voce alta di giorno dalle terrazze, perché più persone possibili lo ascoltino.</i></span></div><div><span class="fs16"><i><br></i></span></div><div><span class="fs16"><i>Insieme a Dio niente può spaventarci. Anche il martirio, il dono della vita, il sacrifico di sé stessi, è poca cosa. Quello che è in gioco non è la nostra vita terrena, ma la nostra vita eterna. Di fronte alla possibilità di perdere la salvezza, conservare questa esistenza terrena sembra davvero inutile. Perché solo la fedeltà alla missione ci fa guadagnare la beatitudine.</i></span></div><div><span class="fs16"><i><br></i></span></div><div><span class="fs16"><i>Avremo la sensazione di essere poca cosa, esseri piccoli e inermi. Forse anche incapaci e inutili. Certamente peccatori e strumenti inefficaci. Ma il Padre si prende cura di noi. Siamo piccoli uccellini nelle sue mani.</i></span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16">- Padre, mi ritrovo qui, adesso, tra le tue mani, come un uccellino ferito…</span></div><div><span class="fs16">- Gesù, tu mi chiami a testimoniare il tuo amore…</span></div><div><span class="fs16">- Spirito Santo, dammi la forza e il coraggio…</span></div><div><br></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 12:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Giovanni 9,1-41: Gesù e il Cieco nato (IV Domenica di Quaresima)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_w5ymi1om"><div><a href="files/cieco-nato.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/cieco-nato.jpg', width: 738, height: 600, description: 'El Greco (1541-1614), Guarigione del cieco nato (1573 ca), Galleria Nazionale, Parma (Italia)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'El Greco (1541-1614), Guarigione del cieco nato (1573 ca), Galleria Nazionale, Parma (Italia)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/cieco-nato---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">LETTURA</span></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Testo (Giovanni 9,1-41)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">1</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Passando, [Gesù] vide un uomo cieco dalla nascita </span><span class="fs10 cf1">2</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». </span><span class="fs10 cf1">3</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. </span><span class="fs10 cf1">4</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. </span><span class="fs10 cf1">5</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». </span><span class="fs10 cf1">6</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco </span><span class="fs10 cf1">7</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. </span><span class="fs10 cf1">8 </span><span class="fs16">Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». </span><span class="fs10 cf1">9</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». </span><span class="fs10 cf1">10</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». </span><span class="fs10 cf1">11</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va’ a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». </span><span class="fs10 cf1">12</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">13 </span><span class="fs16">Condussero dai farisei quello che era stato cieco: </span><span class="fs10 cf1">14</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. </span><span class="fs10 cf1">15</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». </span><span class="fs10 cf1">16</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. </span><span class="fs10 cf1">17</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». </span><span class="fs10 cf1">18 </span><span class="fs16">Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. </span><span class="fs10 cf1">19</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». </span><span class="fs10 cf1">20</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; </span><span class="fs10 cf1">21</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». </span><span class="fs10 cf1">22</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. </span><span class="fs10 cf1">23</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">24 </span><span class="fs16">Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». </span><span class="fs10 cf1">25</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». </span><span class="fs10 cf1">26</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». </span><span class="fs10 cf1">27</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». </span><span class="fs10 cf1">28</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! </span><span class="fs10 cf1">29</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». </span><span class="fs10 cf1">30</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. </span><span class="fs10 cf1">31</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. </span><span class="fs10 cf1">32</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. </span><span class="fs10 cf1">33</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». </span><span class="fs10 cf1">34</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">35</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». </span><span class="fs10 cf1">36</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». </span><span class="fs10 cf1">37</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». </span><span class="fs10 cf1">38</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. </span><span class="fs10 cf1">39</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». </span><span class="fs10 cf1">40</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». </span><span class="fs10 cf1">41</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 2</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?: </span><span class="fs16">Secondo una concezione assai diffusa nel mondo antico, vi era un legame stretto tra il peccato e le malattie fisiche (Es 9,1-12; Sal 38,2-6; Ez 18,20). Nel caso di malattie dalla nascita, alcuni rabbini attribuivano la colpa ai genitori, altri allo stesso neonato nel corso della gestazione.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 3</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">perché in lui siano manifestate le opere di Dio: </span><span class="fs16">Gesù scarta le teorie correnti senza preoccuparsi di proporne una nuova. Egli constata il fatto dell’infermità e agisce in modo da assicurare a quest’uomo la piena integrità fisica. Così egli compie un segno ch manifesterà agli uomini la sua origine divina e opere e li inviterà a ricevere la vera luce. Il passaggio dalla cecità alla vista simboleggia quello dalla incredulità e dalla morte alla fede e alla vita. In questo senso il cieco (che è l’unico cieco «dalla nascita» del NT) potrà essere considerato il prototipo di quelli che arrivano alla fede.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 4</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">noi: </span><span class="fs16">Questo plurale ben attestato sembra indicare che la comunità cristiana considerava la propria azione come il prolungamento di quella di Cristo (14,10-11).</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire: </span><span class="fs16">La durata della vita e dell’attività di un uomo è spesso paragonata a quello di una giornata di lavoro. Allo stesso modo, l’attività di Gesù che è anche la luce del mondo può essere paragonata a una giornata (11,10)</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 5</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">luce del mondo: </span><span class="fs16">L’attività salvifica del Padre si manifesta in Gesù per il bene di tutti gli uomini. È l’unica possibilità di salvezza (8,12; 12,35).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 6</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco: </span><span class="fs16">Nell’antichità si credeva che la saliva avesse virtù curative. Gesù utilizza un gesto familiare e gli conferisce un’efficacia nuova (Mc 7,33; 8,23).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 7</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Inviato: </span><span class="fs16">La piscina di Siloe era situata nella città (2Re 20,20; Is 8,6; Ne 3,15). Giovanni che attribuisce una grande importanza al tema della missione, suggerisce un’etimologia: come l’acqua della piscina dell’«inviato» rende la vita, l’Inviato di Dio porta la luce della rivelazione. Non è del tutto improbabile vedere in questo brano un’allusione alla liturgia battesimale.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi: </span><span class="fs16">Era proibito curare in giorno di sabato, se non in caso di grave pericolo (5,9).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 17</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">È un profeta!: </span><span class="fs16">È la prima tappa dell’interpretazione del segno. Gesù è riconosciuto come un uomo di Dio, dotato di un potere che sorpassa le possibilità umane (Lc 24,19).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 22</span></i></b></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">espulso dalla sinagoga: </span><span class="fs16">All’epoca di Gesù il giudaismo conosceva delle misure di separazione per certi delinquenti. Solo verso la fine del I secolo appare una vera scomunica per i cristiani: è probabile che Giovanni abbia proiettato nel passato una disposizione recente (12,42; 16,2), di cui alcuni dei suoi lettori avevano probabilmente sofferto.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 24</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Da’ gloria a Dio!: </span><span class="fs16">Invito corrente a dire la verità sotto lo sguardo di Dio e senza preoccuparsi degli inconvenienti personali che ne potrebbero derivare.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 27</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?: </span><span class="fs16">Con umorismo e ironia, la figura del cieco permette all’evangelista di fare allusione a ciò che opponeva allora giudei e cristiani.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 29</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia: </span><span class="fs16">L’importanza assunta dalla Legge nel giudaismo aveva sviluppato una grande stima per Mosè, il legislatore. I farisei tendevano a considerarlo come il maestro di dottrina per eccellenza. Nella misura in cui Gesù appariva come il portatore di una rivelazione totale e definitiva, doveva essere messo a confronto con Mosè.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 31</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Dio non ascolta i peccatori: </span><span class="fs16">È una verità comune in tutto l’AT.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta: </span><span class="fs16">Giovanni associa la caratteristica greca della pietà e l’ideale biblico che insisteva soprattutto sull’obbedienza a Dio.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 32</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato: </span><span class="fs16">Il passaggio dalla cecità alla vista simboleggia quello dall’incredulità alla fede, dalle tenebre alla luce. Il segno compiuto da Gesù è un atto che illustra l’insieme del suo ministero.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 33</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">non avrebbe potuto far nulla: </span><span class="fs16">Nuova tappa nell’itinerario della fede: colui che era cieco e che ha già riconosciuto Gesù come un profeta dichiara che finora nessuno in Israele è stato un uomo di Dio come lui. Siamo al di là degli antichi titoli.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 35</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Tu, credi nel Figlio dell’uomo?: </span><span class="fs16">Ultima tappa, il miracolato è giunto all’apice della sua testimonianza e ha sofferto la persecuzione, prefigurando così la situazione che vive la Chiesa di Giovanni: Gesù gli viene incontro e gli si rivela come il Figlio dell’uomo, cioè colui che viene dal cielo per radunare gli uomini ed elevarli alla partecipazione della vita di Dio.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 39</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi: </span><span class="fs16">La missione di Gesù determina in questo mondo un vero capovolgimento delle situazioni. Questo esprimono due affermazioni situate a livelli differenti: i ciechi che hanno fede in Gesù sono guariti e giungono alla conoscenza della rivelazione. Al contrario, coloro che si credono illuminati non sono capaci di vedere colui che porta la luce della salvezza. Restano per sempre nelle tenebre e nella perdizione.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 41</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">il vostro peccato rimane: </span><span class="fs16">Se fossero stati dei ciechi come colui che è stato guarito, sarebbero senza peccato, ma coloro che si fondano con sufficienza su ciò che già possiedono non avranno fede in Gesù che solo può liberarli dal peccato.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">MEDITAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Interpretazione del testo</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Il senso della brano può essere riassunto con la frase di Gesù: </span><span class="fs16">«È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». E infatti questo è il racconto di come una persona cieca dalla nascita acquisti la vista degli occhi, ma anche quella del cuore, e di come alcuni che ritenevano di vedere sprofondino nell’oscurità, avendo rifiutato la luce.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 1-5</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1">1</span><span class="fs10 cf1"> </span><span class="fs16 cf1">Passando, [Gesù] vide un uomo cieco dalla nascita </span><span class="fs10 cf1">2 </span><span class="fs16 cf1">e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». </span><span class="fs10 cf1">3 </span><span class="fs16 cf1">Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. </span><span class="fs10 cf1">4 </span><span class="fs16 cf1">Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. </span><span class="fs10 cf1">5 </span><span class="fs16 cf1">Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».</span></div><div><span class="fs16">All’uscita dal Tempio Gesù e i suoi discepoli si imbattono in un cieco. La domanda dei discepoli sottintende la convinzione che tra la malattia e il peccato esista uno stretto rapporto di causa-effetto, e che le colpe dei padri ricadano sui figli. Nonostante le autorevoli voci che prima di Gesù si erano levate a contestare la sostenibilità di questa convinzione (Ez 18; Ger 31,29-30; Dt 24,16), essa si perpetua nei secoli ed è opinione corrente anche al tempo di Gesù. Per Gesù, se una spiegazione può trovarsi, è in ordine alla manifestazione delle opere di Dio. Generalmente i termini «opera» o «opere di Dio» indicano la missione che Gesù deve compiere per volere del Padre. Mediante l’uso del plurale «noi», Gesù intende associare i discepoli alla manifestazione dell’opera salvifica di Dio. Dopo che Gesù sarà tornato al Padre, infatti, essi dovranno continuare la sua opera.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 6-7</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1">6 </span><span class="fs16 cf1">Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco </span><span class="fs10 cf1">7 </span><span class="fs16 cf1">e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato.</span></div><div><span class="fs16">Nel mondo antico alla saliva veniva attribuito valore curativo. Il fatto che Matteo e Luca non la menzionino potrebbe indicare la volontà di stornare da Gesù eventuali accuse di praticare la magia. Gesù sputa per terra e impasta del fango, che viene spalmato sugli occhi del cieco. Una guarigione antico testamentaria analoga a quella del vecchio Tobi, che viene guarito dalla cecità quando il figlio Tobia, per ordine dell’angelo Raffaele, gli spalmerà sugli occhi il fiele del pesce (Tb 11,8.11). Viene poi inviato a lavarsi come nell’episodio in cui Eliseo manda il siriano Naaman a lavarsi sette volte nelle acque del Giordano (2Re 5,10-13).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 8-12</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. </span><span class="fs10 cf1">8 </span><span class="fs16 cf1">Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». </span><span class="fs10 cf1">9 </span><span class="fs16 cf1">Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». </span><span class="fs10 cf1">10 </span><span class="fs16 cf1">Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». </span><span class="fs10 cf1">11 </span><span class="fs16 cf1">Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va’ a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». </span><span class="fs10 cf1">12 </span><span class="fs16 cf1">Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».</span></div><div><span class="fs16">A questo punto il racconto lascia spazio a vari interrogatori. Nell’antichità, alla disgrazia della cecità era legata l’impossibilità di lavorare, e l’unico modo era spesso l’accattonaggio. È comprensibile si la meraviglia di quanti lo conoscono nel constatare che ora ci vede, sia del dubbio che sia la stessa persona. La sua conoscenza di Gesù è allo stato iniziale: è un uomo. Gesù è il grande assente di tutto il resto del racconto, e ricomparirà solo alla fine.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 13-17</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1">13 </span><span class="fs16 cf1">Condussero dai farisei quello che era stato cieco: </span><span class="fs10 cf1">14 </span><span class="fs16 cf1">era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. </span><span class="fs10 cf1">15 </span><span class="fs16 cf1">Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». </span><span class="fs10 cf1">16 </span><span class="fs16 cf1">Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. </span><span class="fs10 cf1">17 </span><span class="fs16 cf1">Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».</span></div><div><span class="fs16">Non è del tutto chiaro il motivo per cui i conoscenti e i vicini decidano di condurre l’ex-cieco dai farisei. Il nuovo interrogatorio tende a precisare le modalità del miracolo.</span></div><div><span class="fs16">Alcuni di loro non possono fare a meno di notare che è stata compiuta una trasgressione della legge sabbatica. Rimane il fatto che Gesù ha guarito, di sabato, un cieco e quindi non in pericolo di vita. Così Gesù, anche operando un prodigio, non viene da Dio perché allontana il popolo dalla volontà di Dio espressa nella Legge. E quindi merita la morte.</span></div><div><span class="fs16">Altri, si chiedono come potrebbe mai un peccatore fare segni così straordinari. Appare evidente come, alla fine, il contrasto verta non tanto sull’osservanza o sulla trasgressione del sabato, quanto su ciò che con esse si manifesta: l’essere o meno da Dio.</span></div><div><span class="fs16">In altri termini: il «segno» compiuto da Gesù può essere considerato o come «opera» compiuta di sabato e, perciò, una trasgressione della Legge, oppure come una delle «opere» misericordiose che Dio compie anche in giorno di sabato e che non annullano le prescrizioni della Legge. Nel primo caso Gesù è un peccatore. Nel secondo, Gesù viene da Dio. Per Giovanni la prima posizione equivale a essere ciechi, la seconda a essere discepoli.</span></div><div><span class="fs16">Di fronte alla discussione, il cieco fa un passo ulteriore verso la scoperta dell’identità di Gesù: colui che gli aperto gli occhi è «un profeta». Alla luce del segno compiuto egli non può che essere da Dio.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 18-23</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1">18 </span><span class="fs16 cf1">Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. </span><span class="fs10 cf1">19 </span><span class="fs16 cf1">E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». </span><span class="fs10 cf1">20 </span><span class="fs16 cf1">I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; </span><span class="fs10 cf1">21 </span><span class="fs16 cf1">ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». </span><span class="fs10 cf1">22 </span><span class="fs16 cf1">Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. </span><span class="fs10 cf1">23 </span><span class="fs16 cf1">Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».</span></div><div><span class="fs16">Per superare lo stallo, i giudei adottano una strategia alternativa: insinuano il dubbio che l’uomo non sia mai stato cieco, negando così la guarigione, e, allo stesso tempo, la possibilità che Gesù sia «da Dio». Per questo vengono convocati i genitori. Le loro risposte hanno un duplice effetto: da una parte, rendono impraticabile la strategia della negazione della guarigione. Dall’altra, con la spiegazione della loro paura, fornita da Giovanni, gettano luce sulla situazione vissuta dalla comunità cristiana in ambiente giudaico.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 24-34</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1">24 </span><span class="fs16 cf1">Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». </span><span class="fs10 cf1">25 </span><span class="fs16 cf1">Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». </span><span class="fs10 cf1">26 </span><span class="fs16 cf1">Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». </span><span class="fs10 cf1">27 </span><span class="fs16 cf1">Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». </span><span class="fs10 cf1">28 </span><span class="fs16 cf1">Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! </span><span class="fs10 cf1">29 </span><span class="fs16 cf1">Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». </span><span class="fs10 cf1">30 </span><span class="fs16 cf1">Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. </span><span class="fs10 cf1">31 </span><span class="fs16 cf1">Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. </span><span class="fs10 cf1">32 </span><span class="fs16 cf1">Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. </span><span class="fs10 cf1">33 </span><span class="fs16 cf1">Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». </span><span class="fs10 cf1">34 </span><span class="fs16 cf1">Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.</span></div><div><span class="fs16">I giudei ritornano alla carica con l’uomo guarito, tentando di fargli ritirare le sue affermazioni e di fargli ammettere che Gesù è un peccatore. A differenza del cieco guarito, che progredisce nella sua comprensione di Gesù, Giovanni presenta i giudei fermi nella loro ostinazione a considerare Gesù sempre e soltanto come uomo.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 35-41</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1">35 </span><span class="fs16 cf1">Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». </span><span class="fs10 cf1">36 </span><span class="fs16 cf1">Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». </span><span class="fs10 cf1">37 </span><span class="fs16 cf1">Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». </span><span class="fs10 cf1">38 </span><span class="fs16 cf1">Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. </span><span class="fs10 cf1">39 </span><span class="fs16 cf1">Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». </span><span class="fs10 cf1">40 </span><span class="fs16 cf1">Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». </span><span class="fs10 cf1">41 </span><span class="fs16 cf1">Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».</span></div><div><span class="fs16">Gesù, assente fisicamente dalla scena, ricompare ora per l’incontro definitivo con il cieco. Gesù gli chiede il salto definitivo della fede cristologica. La richiesta diretta ed esplicita della fede richiama il colloquio con la samaritana, anche se con la pronta risposta dell’uomo siamo qui a un livello di fede più esplicito di quello dimostrato dalla samaritana.</span></div><div><span class="fs16">L’espressione «colui che parla con te», oltre a richiamare la rivelazione alla samaritana, evidenzia come l’esperienza di guarigione divenga pienamente comprensibile unicamente attraverso la parola che ne disvela il senso profondo. Il cieco scopre la vera identità del suo guaritore solo attraverso questo dialogo che glielo manifesta come Figlio dell’uomo.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">«Se dici: Fammi vedere il tuo Dio, io ti dirò: Fammi vedere l’uomo che è in te, e io ti mostrerò il mio Dio. Fammi vedere quindi se gli occhi della tua anima vedono e le orecchie del tuo cuore ascoltano.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Infatti quelli che vedono con gli occhi del corpo, percepiscono ciò che si svolge in questa vita terrena e distinguono le cose differenti tra di loro: la luce e le tenebre, il bianco e il nero, il brutto e il bello, l’armonioso e il caotico, quanto è ben misurato e quanto non lo è, quanto eccede nelle sue componenti e quanto ne è mancante. La stessa cosa si può dire di quanto è di pertinenza delle orecchie e cioè i suoni acuti, i gravi e i dolci.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Allo stesso modo si comportano anche gli orecchi del cuore e gli occhi dell’anima in ordine alla vista di Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Dio, infatti, viene visto da coloro che lo possono vedere, cioè da quelli che hanno gli occhi. Ma alcuni li hanno annebbiati e non vedono la luce del sole. Tuttavia per il fatto che i ciechi non vedono, non si può concludere che la luce del sole non brilla. Giustamente perciò essi attribuiscono la loro oscurità a se stessi e ai loro occhi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Tu hai gli occhi della tua anima annebbiati per i tuoi peccati e le tue cattive azioni.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Come uno specchio risplendente, così deve essere pura l’anima dell’uomo. Quando invece lo specchio si deteriora, il viso dell’uomo non può più essere visto in esso. Allo stesso modo quando il peccato ha preso possesso dell’uomo, egli non può più vedere Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Mostra dunque te stesso. Fa’ vedere se per caso non sei operatore di cose indegne, ladro, calunniatore, iracondo, invidioso, superbo, avaro, arrogante con i tuoi genitori. Dio non si mostra a coloro che operano tali cose, se prima non si siano purificati da ogni macchia. Queste cose ti ottenebrano, come se le tue pupille avessero un diaframma che impedisse loro di fissarsi sul sole.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Ma se vuoi, puoi essere guarito. Affidati al medico ed egli opererà gli occhi della tua anima e del tuo cuore. Chi è questo medico? È Dio, il quale per mezzo del Verbo e della sapienza guarisce e dà la vita. Dio, per mezzo del Verbo e della sapienza, ha creato tutte le cose: infatti “Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera” (Sal 32, 6). La sua sapienza è infinita. Con la sapienza Dio ha posto le fondamenta della terra, con la saggezza ha formato i cieli. Per la sua scienza si aprono gli abissi e le nubi stillano rugiada.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Se capisci queste cose, o uomo, e se vivi in purezza, santità e giustizia, puoi vedere Dio. Ma prima di tutto vadano innanzi nel tuo cuore la fede e il timore di Dio e allora comprenderai tutto questo. Quando avrai deposto la tua mortalità e ti sarai rivestito dell’immortalità, allora vedrai Dio secondo i tuoi meriti. Egli infatti fa risuscitare insieme con l’anima anche la tua carne, rendendola immortale e allora, se ora credi in lui, divenuto immortale, vedrai l’Immortale» (S. Teofilo di Antiochia, </span><i class="fs16"><span class="fs16">Libro ad Autolico</span></i><span class="fs16"> </span><span class="fs16">I, 2. 7; PG 6, 1026-1027. 1035).</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">PREGHIERA</span></b></div><div><br><ul><li><span class="fs16">Signore, io penso di vederci bene...</span><br></li><li><span class="fs16">Ma scopro di essere cieco...</span><br></li><li><span class="fs16">Cristo, illuminami...</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs16">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Preghiera finale (Salmo 25)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Fammi conoscere, Signore, le tue vie,</span></div><div><span class="fs16">insegnami i tuoi sentieri.</span></div><div><span class="fs16">Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,</span></div><div><span class="fs16">perché sei tu il Dio della mia salvezza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Ricòrdati, Signore, della tua misericordia</span></div><div><span class="fs16">e del tuo amore, che è da sempre.</span></div><div><span class="fs16">Ricòrdati di me nella tua misericordia,</span></div><div><span class="fs16">per la tua bontà, Signore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Buono e retto è il Signore,</span></div><div><span class="fs16">indica ai peccatori la via giusta;</span></div><div><span class="fs16">guida i poveri secondo giustizia,</span></div><div><span class="fs16">insegna ai poveri la sua via.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16">Buon cammino!</span></div><div><span class="fs16"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 09:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Giovanni 4,5-42: Gesù e la Samaritana al pozzo (III Domenica di Quaresima)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_dtcw5png"><div><a href="files/Samaritana.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Samaritana.jpg', width: 428, height: 600, description: 'Carl Heinrich Bloch (1834-1890), Donna al pozzo, Castello di Frederiksborg, Hillerød (Danimarca)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Carl Heinrich Bloch (1834-1890), Donna al pozzo, Castello di Frederiksborg, Hillerød (Danimarca)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Samaritana---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">LETTURA</span></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Testo (Giovanni 4,5-42)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">5 </span><span class="fs16">Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: </span><span class="fs10 cf1">6 </span><span class="fs16">qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. </span><span class="fs10 cf1">7 </span><span class="fs16">Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». </span><span class="fs10 cf1">8</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. </span><span class="fs10 cf1">9</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. </span><span class="fs10 cf1">10</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». </span><span class="fs10 cf1">11</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? </span><span class="fs10 cf1">12</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». </span><span class="fs10 cf1">13</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; </span><span class="fs10 cf1">14</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». </span><span class="fs10 cf1">15</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">«Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». </span><span class="fs10 cf1">16</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». </span><span class="fs10 cf1">17</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. </span><span class="fs10 cf1">18</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». </span><span class="fs10 cf1">19</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! </span><span class="fs10 cf1">20</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». </span><span class="fs10 cf1">21</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. </span><span class="fs10 cf1">22</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. </span><span class="fs10 cf1">23</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. </span><span class="fs10 cf1">24</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». </span><span class="fs10 cf1">25</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». </span><span class="fs10 cf1">26</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">27</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». </span><span class="fs10 cf1">28</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: </span><span class="fs10 cf1">29</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». </span><span class="fs10 cf1">30</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Uscirono dalla città e andavano da lui.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">31 </span><span class="fs16">Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». </span><span class="fs10 cf1">32</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». </span><span class="fs10 cf1">33</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». </span><span class="fs10 cf1">34</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. </span><span class="fs10 cf1">35</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. </span><span class="fs10 cf1">36</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. </span><span class="fs10 cf1">37</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. </span><span class="fs10 cf1">38</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">39</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». </span><span class="fs10 cf1">40</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. </span><span class="fs10 cf1">41</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">Molti di più credettero per la sua parola </span><span class="fs10 cf1">42</span><span class="fs10"> </span><span class="fs16">e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 5</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Sicar: </span><span class="fs16">L’identificazione di questa città risulta difficile, sia perché non compare mai nell’AT, sia perché non individuato dalla ricerca archeologica. S. Girolamo la identificò con Sichem, la città dove Giacobbe acquista un terreno (Gen 33,18-19) e dove saranno seppellite le ossa di suo figlio Giuseppe (cf Gs 24,32).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 6</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">pozzo di Giacobbe: </span><span class="fs16">Si tratta di una sorgente zampillante in fondo ad un pozzo abbastanza profondo. A partire dal IV sec. viene identificato con quello ai piedi del monte Garizim, profondo una trentina di metri e la cui acqua scaturisce da una sorgente.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">mezzogiorno: </span><span class="fs16">la metà del giorno, il tempo della piena luce. Questa indicazione motiva la stanchezza di Gesù, ma sottolinea la rilevanza dell’incontro che di lì a poco avrà luogo. L’«ora sesta», insolita per andare ad attingere l’acqua, potrebbe sottolineare il desiderio della samaritana di evitare incontri con le altre donne che si recavano al pozzo, quasi sempre a gruppi, in ore certamente più fresche (cf Gen 24,11; 1Sam 9,11). Vi si potrebbe scorgere anche un velato rimando al racconto della passione, dove oltre all’ora sesta, si menzione ancora una volta la sete di Gesù (cf 19,28).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 9</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Samaritani: </span><span class="fs16">L’ostilità dei giudei e samaritani viene fatta risalire, dal testo biblico, all’insediamento forzato in Samaria di gente straniera e idolatra in epoca assira (cf 2Re 17,24-31), che diede origine a una popolazione mista e a un sincretismo religioso osteggiato dalle autorità di Gerusalemme (cf 2Re 17,32-41). I rapporti già difficili si deteriorarono del tutto nel 128 a.C., quando Giovanni Ircano diede alle fiamme il tempio dei samaritani edificato sul monte Garizim. In epoca neotestamentaria le relazioni erano tese (cf Lc 9,52-54) e davano spesso luogo a incidenti sanguinosi (cf Giuseppe Flavio, </span><i class="fs16"><span class="fs16">Antichità Giudaiche</span></i><span class="fs16"> 20,6.1-3 §§ 118-136).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 10</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">il dono di Dio: </span><span class="fs16">Usato spesso per indicare lo Spirito, il dono può essere anche Gesù stesso, ma le due interpretazioni si integrano, nel senso che è la rivelazione di Gesù che dona la vita per mezzo dell’azione dello Spirito effuso da Gesù risorto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">acqua viva: </span><span class="fs16">L’origine del malinteso tra Gesù e la donna sta nel fatto che mentre Gesù fa riferimento all’acqua «viva» che dà la vita, lei pensa all’acqua «viva» corrente, in opposizione all’acqua «morta» ferma, di cisterna. Il paradosso però è il modo in cui Gesù, come nel caso di Nicodemo, si fa conoscere.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 11</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Signore: </span><span class="fs16">Come possiamo immaginare, questo termine, viene usato per Gesù da molte persone, ma non ha sempre lo stesso valore cristologico. Anzi, spesso, è usato semplicemente come espressione di cortesia, come in questo caso.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 12</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Sei tu forse più grande: </span><span class="fs16">Nell’ottica dei samaritani e della loro venerazione per i patriarchi d’Israele è impensabile che qualcuno possa essere più grande di questi antenati. Si tratta di un esempio dell’ironia del quarto vangelo: negando tale possibilità la donna l’afferma indirettamente e inconsciamente. Non certo nel senso che Gesù rimpiazzi l’antico patriarca o gli altri antenati, ma nel senso che egli, nella scia dell’operato e dei doni da lui concessi in favore dei discendenti, ne elargirà di ancora più grandi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">ci diede il pozzo: </span><span class="fs16">In realtà nell’AT non c’è nessun riferimento al fatto che Giacobbe abbia scavato dei pozzi. Nella tradizione rabbinica però si fa riferimento ad un pozzo «miracoloso» collegato proprio al patriarca.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">beve + berrà: </span><span class="fs16">Nel testo greco si passa dal presente non si passa al futuro, come in italiano, ma al congiuntivo aoristo: questo sottolinea un bere definitivo, compiuto una volta per tutte, che non implica la necessità di tornare a bere.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">zampilla: </span><span class="fs16">Il verbo greco «allomai» si riferisce a un movimento improvviso compiuto, generalmente, dall’uomo. Quindi significa «saltare», «balzare», «slanciarsi». Per le cose viene riferito alla luce, alla freccia, all’eco. Questo sembra essere l’unico caso in cui è riferito all’acqua. Più che allo zampillare di una fontana, bisognerebbe pensare all’esplosione improvvisa del getto di acqua di un geyser, in cui si assommano la forza e la vitalità improvvisa.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">per la vita eterna: </span><span class="fs16">In questi paesi vicini al deserto, l’acqua è il simbolo di tutti i valori della vita (Is 12,3; Ger 2,13; 17,13), in particolare della sapienza (Bar 3,12; Sir 15,3; 24,30-31), della legge e dello Spirito (Is 44,3; Gl 3,1). Giovanni pensa qui al dono dello Spirito che dà la vita eterna (cf 7,38.39).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 17</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Io non ho marito: </span><span class="fs16">La donna vive con un uomo, il sesto, senza che questo sia il suo legittimo marito, e la legge rabbinica, pare, consentisse a una donna al massimo tre matrimoni. Vive un certo senso di colpa, e comunque ha una cattiva reputazione. Diversi autori pongono in relazione gli uomini avuti dalla donna con i cinque popoli deportati in Samaria dagli Assiti (cf 2Re 17,24-41), i quali introdussero il culto di sette divinità straniere, dando così origine all’idolatria samaritana.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 19</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">profeta: </span><span class="fs16">Costando che Gesù conosce i segreti della sua vita, la donna lo saluta come un uomo di Dio e l’invita a chiarire la questione decisiva del vero culto (cf 1,42 P).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 20</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">questo monte: </span><span class="fs16">Il santuario del monte Garizim che dominava l’antica Sichem era stato distrutto fa Giovanni Ircano nel 129 a.C. Era il luogo principale del culto samaritano.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">il luogo in cui bisogna adorare: </span><span class="fs16">La questione posta dalla donna deriva dal fatto che in Dt 12,5 non viene esplicitato il luogo scelto dal Signore. Dal tempo di Alessandro Magno, i samaritani avevano eretto sul monte Garizim un tempio in concorrenza a Gerusalemme.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 21</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Credimi: </span><span class="fs16">Più che richiesta esplicita di fede, la richiesta di Gesù è quella di fidarsi di qualcuno sulla base di qualcosa che si è sperimentato. Alla samaritana Gesù chiede di fidarsi di lui e di credere a quanto sta per dirle, proprio sulla base della conoscenza che ha dimostrato di avere di lei.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 22</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">la salvezza viene dai Giudei: </span><span class="fs16">La posizione di Gesù è motivata dalla contaminazione religiosa dei samaritani. La salvezza viene da quella porzione d’Israele rimasta fedele all’alleanza di Abramo e Mosè.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 23</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">in spirito e verità: </span><span class="fs16">Il dono dello Spirito permette di conoscere e di adorare Dio come Padre: questo è il culto «in verità» che caratterizzerà i tempi escatologici che cominciano. Da allora ogni culto, e in particolare quello celebrato nel tempio di Gerusalemme, è sorpassato è finito (cf At 7,47-48).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 24</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Dio è spirito: </span><span class="fs16">Più che di sottolineare il carattere immateriale di Dio, si tratta di affermare che egli è la fonte dei doni spirituali che trascendono tutti i modi di essere delle cose create.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 26</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Sono io, che parlo con te: </span><span class="fs16">Al di là della dichiarazione messianica, la risposta potrebbe avere una portata teologica più ampia: Gesù applica a sé la formula della rivelazione di Dio a Mosè: «Io sono» (Es 3,14-15; Os 1,9; cf Gv 6,20; 8,24.28.58; 13,9).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 27</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Di che cosa parli con lei?: </span><span class="fs16">Non si tratta soltanto di usi che si opponevano alla conversazione d’un uomo con una sconosciuta. I discepoli si meravigliano soprattutto del fato che Gesù ha trasmesso la Parola a una donna, samaritana per di più. Essi non hanno compreso che Gesù cerca quello che cerca il Padre (cf 4,23).</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 38</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">nella loro fatica: </span><span class="fs16">Lett.: «in quello che è costato loro tanta fatica». I discepoli saranno i mietitori degli ultimi tempi. Essi raccolgono quello che è costato pene e sofferenze a colui che ha seminato: allusione agli antichi profeti e soprattutto a Gesù.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 41</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">credettero: </span><span class="fs16">La cerchia di quanti incontrano e credono in Gesù dopo averlo ascoltato si è accresciuta ed estesa, grazie alla sua permanenza in paese.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">per la sua parola: </span><span class="fs16">Alla piena fede in Gesù gli abitanti del paese giungono esclusivamente «per mezzo» della sua parola, senza bisogno di segni. Alla fede in Gesù si può giungere, quindi, o attraverso la testimonianza di terzi, o mediante le opere da lui compiute o, infine, mediante la sua stessa parola.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 42</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">noi stessi abbiamo udito: </span><span class="fs16">La testimonianza della donna, come più tardi quella degli apostoli, non conduce veramente alla fede se non perché è l’occasione dell’incontro con la parola e la persona stessa di Gesù.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">salvatore del mondo: </span><span class="fs16">Il titolo di «salvatore» era talvolta attribuito a Dio nell’AT (Is 19,20; 43,3) ma talvolta anche all’imperatore del mondo ellenistico. Gli scrittori del NT lo applicano generalmente a Gesù (Mt 1,21: Lc 1,47; 2,11; At 5,31; 13,23; Fil 3,20). Giovanni è il dolo a usare la formula «salvatore del mondo» (1Gv 4,14) che sottolinea l’universalità della salvezza. Situata al termine di questo racconto, essa ne fa apparire la portata simbolica.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 5-6</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.</span></div><div><span class="fs16">Gesù, intenzionato ad andare in Galilea, passa attraverso la Samaria, non perché il tragitto sia più breve né per sfuggire alle autorità, ma perché egli deve andare al di là di Israele. Anche se l’esatta ubicazione di Sicar rimane discussa, gli elementi che l’evangelista fornisce servono a collocare l’episodio dell’incontro con la samaritana su uno sfondo biblico ricchissimo. Pensiamo solo ai vari incontri tra futuri fidanzati che hanno luogo presso il pozzo (Gen 24,10-61; 29,1-20; Es 2,15b-21; cf Rut 2; 1Sam 9,11-12), e al rimando ai patriarchi che fa da sfondo a tutta la scena.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 7-10</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».</span></div><div><span class="fs16">Nella luminosa atmosfera del mezzogiorno, nell’ora più insolita per andare ad attingere al pozzo, mentre i discepoli si sono recati in paese a comprare da mangiare, giunge al pozzo una donna di Samaria. Il fatto di non avere un nome, le permette di avere una valenza simbolica per tutti quelli che cercano l’incontro con Cristo .</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 11-15</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».</span></div><div><span class="fs16">Gesù vuole che lentamente la donna giunga alla consapevolezza della propria sete di vita.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 16-24</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».</span></div><div><span class="fs16">Gesù dà alla discussione una svolta decisamente nuova: disilludendo la sua interlocutrice, la conduce a comprendere progressivamente che lei deve trovare il vero sposo, proprio come la Samaria deve ritrovare l’unico vero Dio. L’acqua zampillante per la vita eterna è uno dei doni che Gesù può elargire. Per lui essa è simbolo della verità, della propria rivelazione attraverso la parola e lo Spirito. E questa sorgente zampillante esplosa nel credente non è un episodio, ma sviluppa in lui, già nel presente, una forza vivificante inesauribile, che dura per la vita eterna.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 25-26</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».</span></div><div><span class="fs16">Mentre la donna pensa a un Messia dei tempi futuri, Gesù le si manifesta come il Messia presente.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 27-30</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.</span></div><div><span class="fs16">Lo stupore dei discepoli è dovuta alla consuetudine che consigliava a un Rabbì di intrattenersi in pubblico con una donna. Nel frattempo la donna corre in paese.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 31-38</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».</span></div><div><span class="fs16">Anche nel dialogo con i discepoli di intersecano diversi livelli di comunicazione. Gesù svela gradualmente il segreto della propria esistenza e il senso globale della sua opera nel mondo.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 39-42</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».</span></div><div><span class="fs16">I samaritani, che credono senza appoggiarsi ai segni ma solo mediante la parola di Gesù, sono i rappresentanti di una fede esemplare.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Noi vogliamo incontrare il Signore Gesù, e ci avviciniamo al pozzo della nostra vita, il centro della nostra esistenza. Non sappiamo esattamente cosa aspettarci, ma lui è li ad aspettarci e noi ci avviciniamo sorpresi e in imbarazzo. Sappiamo bene di non essere «presentabili», di aver fatto scelte sbagliate. Ma questo non spaventa Gesù, non lo fa ritirare da noi disgustato. Lui ci conosce bene. E proprio perché ci conosce è venuto a parlarci.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Vuole che riflettiamo sulla nostra sete, una sete che sembra non estinguersi mai, anche se abbiamo provato a dissetarci in tutti i modi possibili e da tante fonti diverse. Beviamo acqua che non ci disseta, mangiamo cibo che non ci sfama. Proviamo sentimenti che non ci soddisfano, facciamo pensieri che non portano a nessuna verità. Incontriamo persone che non sono abbastanza, facciamo azioni che non producono nulla.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">In questa continua ricerca, oggi il Signore ci fa capire che stiamo sbagliando, continuando a cercare sempre nei posti sbagliati, a chiedere sempre alle persone sbagliate. Lui è lì, davanti a noi: risposta che dona la vita. Lui è l’unico che può riempire il nostro vuoto interiore, con il suo amore, con la sua parola, con il suo Spirito. L’estinzione di ogni sete. L’estinzione «eterna» di ogni fame. La vita che non finisce mai.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Signore, io ho sete di...</span></div><div><span class="fs16">Signore, estingui la mia sete...</span></div><div><span class="fs16">Signore, donami la vita...</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs16">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Preghiera finale (Salmo 95)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Venite, cantiamo al Signore,</span></div><div><span class="fs16">acclamiamo la roccia della nostra salvezza.</span></div><div><span class="fs16">Accostiamoci a lui per rendergli grazie,</span></div><div><span class="fs16">a lui acclamiamo con canti di gioia.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Perché grande Dio è il Signore,</span></div><div><span class="fs16">grande re sopra tutti gli dèi.</span></div><div><span class="fs16">Nella sua mano sono gli abissi della terra,</span></div><div><span class="fs16">sono sue le vette dei monti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Suo è il mare, è lui che l'ha fatto;</span></div><div><span class="fs16">le sue mani hanno plasmato la terra.</span></div><div><span class="fs16">Entrate: prostràti, adoriamo,</span></div><div><span class="fs16">in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">È lui il nostro Dio</span></div><div><span class="fs16">e noi il popolo del suo pascolo,</span></div><div><span class="fs16">il gregge che egli conduce.</span></div><div><span class="fs16">Se ascoltaste oggi la sua voce!</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs16">«Non indurite il cuore come a Merìba,</span></div><div><span class="fs16">come nel giorno di Massa nel deserto,</span></div><div><span class="fs16">dove mi tentarono i vostri padri:</span></div><div><span class="fs16">mi misero alla prova</span></div><div><span class="fs16">pur avendo visto le mie opere.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Per quarant’anni mi disgustò quella generazione</span></div><div><span class="fs16">e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,</span></div><div><span class="fs16">non conoscono le mie vie.</span></div><div><span class="fs16">Perciò ho giurato nella mia ira:</span></div><div><span class="fs16">Non entreranno nel luogo del mio riposo».</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs16">Buon cammino</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 19:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 17,1-9: La Trasfigurazione di Gesù (II Domenica di Quaresima)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_70o2hik6"><div><a href="files/Trasfigurazione-Giordano.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Trasfigurazione-Giordano.jpg', width: 800, height: 580, description: 'Luca Giordano (1634-1705), Trasfigurazione di Cristo (1685 ca), Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Luca Giordano (1634-1705), Trasfigurazione di Cristo (1685 ca), Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Trasfigurazione-Giordano---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">LETTURA</span></b><br></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Testo (Matteo 17,1-9)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs12 cf1">1 </span><span class="fs16">Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. </span><span class="fs12 cf1">2 </span><span class="fs16">E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. </span><span class="fs12 cf1">3 </span><span class="fs16">Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. </span><span class="fs12 cf1">4 </span><span class="fs16">Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».</span><span class="fs16"> &nbsp;</span><span class="fs12 cf1">5 </span><span class="fs16">Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». </span><span class="fs12 cf1">6 </span><span class="fs16">All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. </span><span class="fs12 cf1">7 </span><span class="fs16">Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». </span><span class="fs12 cf1">8</span><span class="fs16"> Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.</span><span class="fs16"> </span><span class="fs12 cf1">9 </span><span class="fs16">Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Comprensione del testo</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">La trasfigurazione illumina la salita del Figlio dell’uomo a Gerusalemme. Poco prima (Matteo 16,21-23), Gesù comincia solennemente a rivelare il mistero del Figlio dell’uomo sofferente e glorioso. Seguiranno altri due annunzi della passione e della risurrezione (Matteo 17,22-23; 20,17-19). Ai discepoli che non riescono a comprendere la via che intende seguire il loro maestro, Dio fa intravedere la gloria misteriosa del suo Figlio ed esige da loro che ascoltino il suo insegnamento.</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 16,21-22: </b></span><span class="fs12">Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro allora lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 17,22-23: </b></span><span class="fs12">Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 20,17-19: </b></span><span class="fs12">Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 1</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Sei giorni dopo</span></div><div><span class="fs16">L’inciso «sei giorni dopo» è stato oggetto di varie interpretazioni, anche perché, in senso più generale, la cronologia degli eventi narrati nei vangeli è molto complessa. Qualcuno ritiene che tale frase sia un’anticipazione della settimana della passione. Migliore sembra l’ipotesi che legge «sei giorni dopo» sullo sfondo del racconto del libro dell’Esodo (24,16).</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Esodo 24,16: </b></span><span class="fs12">La gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube.</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">alto monte</span></div><div><span class="fs16">Il monte è un elemento caratteristico del vangelo di Matteo. È il luogo della tentazione, è il lungo del Discorso della Montagna, è il luogo dove Gesù si mostrerà risorto ai suoi discepoli.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 2</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">fu trasfigurato</span></div><div><span class="fs16">Lett.: «metamorfizzato, cambiato». Coniugato al «passivo teologico» indica che anche se Gesù, come Dio, avrebbe potuto trasfigurarsi da solo, lascia che sia il Padre ad agire: certamente è solo una questione di stile, perché nella Trinità, le Persone divine agiscono sempre insieme. Generalmente questo verbo indica un cambiamento spirituale (Romani 12,2; 2Corinzi 3,18). Questa trasformazione è qui visibile nel volto di Gesù e nelle sue vesti. Come nelle apocalissi ebraiche, le vesti splendenti sono segni della gloria celeste, concessa agli eletti i quali diventano simili agli angeli (Matteo 28,3; Apocalisse 3,4; 4,4). Questo episodio misterioso ha unicamente un significato nella prospettiva della gloriosa risurrezione di Cristo, di cui essa è, secondo l’evangelista, chiaramente un’anticipazione.</span></div><div><ul><li><b class="fs12">Romani 12,2: </b><span class="fs12">Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.</span><br></li><li><b class="fs12">2Corinzi 3,18: </b><span class="fs12">E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.</span><br></li><li><b class="fs12">Matteo 28,3: </b><span class="fs12">Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve.</span><br></li><li><b class="fs12">Apocalisse 3,4: </b><span class="fs12">Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degni.</span><br></li><li><b class="fs12">Apocalisse 4,4: </b><span class="fs12">Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo.</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">il suo volto brillò come il sole</span></div><div><span class="fs16">Si tratta di un’immagine presa da Daniele (12,3,) che si trova anche nella letteratura apocalittica apocrifa, e che richiama il cantico di Debora del libro dei Giudici (5,31). Secondo alcuni commentatori la descrizione del volto di Gesù nella trasfigurazione richiamerebbe le parole di Gesù sui giusti pronunciate in Matteo 13,43: la trasfigurazione mostra già ora, attraverso di lui, quella che sarà la sorte di tutti i giusti.</span></div><div><ul><li><b class="fs12">Daniele 12,3: </b><span class="fs12">I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.</span><br></li><li><b class="fs12">Giudici 5,31: </b><span class="fs12">Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! / Ma coloro che ti amano siano come il sole, / quando sorge con tutto lo splendore.</span><br></li><li><b class="fs12">Matteo 13,43: </b><span class="fs12">Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 3</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui</span></div><div><span class="fs16">Mosè ed Elia, più che rappresentare rispettivamente la Legge e i Profeti, appaiono qui quali precursori o testimoni dell’Alleanza. Elia doveva essere il precursore del Messia (Malachia 3,23-24; Siracide 48,9-10) e viene identificato dal vangelo con Giovanni il Battista (Matteo 17,10-13), fatto uccidere da Erode (Matteo 14,3-12). Secondo la tradizione entrambi, al momento della loro morte, sono stati assunti in cielo da Dio. Di Elia ce ne parla direttamente l’AT (2Re 2,11), mentre quella di Mosè è raccontata da una leggenda riportata da Giuseppe Flavio (</span><i class="fs16"><span class="fs16">Antichità giudaiche</span></i><span class="fs16">, Libro IV, cap. 8).</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Malachia 3,23-24: </b></span><span class="fs12">Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri perché io, venendo non colpisca la terra con lo sterminio.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Siracide 48,9-10: </b></span><span class="fs12">Tu </span><span class="fs12">[Elia]</span><span class="fs12"> sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 17,10-13: </b></span><span class="fs12">Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 14,3-12:</b> </span><span class="fs12">… Il re </span><span class="fs12">[Erode]</span><span class="fs12"> si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni in prigione …</span><br></li><li><span class="fs12"><b>2Re 2,11: </b></span><span class="fs12">Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavali di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo.</span><br></li><li><b><span class="fs12">Giuseppe Flavio, </span><span class="fs12">Antichità giudaiche</span><span class="fs12">, Libro IV, cap. 8: </span></b><span class="fs12"><b>[</b>Mosè] Giunto al Monte detto Abari, è un’altura situata di fronte a Gerico e dalla cui cima offre un’ampia vista della terra dei Cananei, egli licenziò gli anziani. E mentre si congedava da Eleazaro e da Giosuè, quando ancora si intratteneva con essi, improvvisamente scese su di lui una nube ed egli scomparve in una valle. Ma egli stesso nei libri sacri scrisse che morì, per timore che a motivo della sua iperbolica virtù, qualcuno si avventurasse ad affermare che sia ritornato alla Divinità.</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 4</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">è bello per noi essere qui</span></div><div><span class="fs16">La formulazione è equivoca: «è bello» per Pietro, nella sua gioia presente, o per i personaggi misteriosi che desidera servire? Ad ogni modo, Pietro comprende male la situazione e sogna di prolungarla.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">tre capanne</span></div><div><span class="fs16">Possibile allusione alla festa delle capanne (Esodo 23,16; Levitico 23,27-34; Deuteronomio 16,13).</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Esodo 23,16: </b></span><span class="fs12">Osserverai la festa della mietitura, cioè dei primi frutti dei tuoi lavori di semina nei campi, e poi, al termine dell’anno, la festa del raccolto, quando raccoglierai il frutto dei tuoi lavori nei campi.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Deuteronomio 16,13: </b></span><span class="fs12">Celebrerai la festa delle Capanne per sette giorni, quando raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio.</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 5</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">una nube luminosa li coprì</span></div><div><span class="fs16">La nube è un segno della manifestazione di Dio (2Maccabei 2,7-8) come lo era stata sul Sinai (Esodo 19,16; 24,15-16), sulla tenda del convegno (Esodo 40,34-35) e sul tempio (1Re 8,10-12).</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Esodo 19,16: </b></span><span class="fs12">Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Esodo 24,15-16: </b></span><span class="fs12">Mosè salì sul dunque sul monte e la nube coprì il monte. La gloria del Signore venne a dimorare</span><span class="fs12"> &nbsp;</span><span class="fs12">sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Esodo 40,34-35: </b></span><span class="fs12">Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>1Re 8,10-12: </b></span><span class="fs12">Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse: «Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>2Maccabei 2,7-8: </b></span><span class="fs12">Geremia, quando venne a saperlo, li rimproverò dicendo: «Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, come già avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato».</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">Ascoltatelo</span></div><div><span class="fs16">Al battesimo (Matteo 3,17), la voce del cielo aveva presentato Gesù come il Figlio, il Servo. Alla trasfigurazione essa lo presenta innanzitutto come il Profeta che tutto il popolo deve ascoltare. Prima era rivolta a Gesù, ma ora ai discepoli e, tramite loro, alle «folle».</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 3,17: </b></span><span class="fs12">Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Interpretazione del testo</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">L’episodio della trasfigurazione è comune a tutti e tre i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca). Questi sono anche concordi nel riportare la sequenza degli episodi che precedono il racconto, e cioè la confessione di Pietro a Cesarea (Matteo 16,1-20) e il primo annuncio della passione, morte e risurrezione (Matteo 16,21-23). È in relazione a questi eventi già accaduti che bisogna interpretare questa avviene dopo (Matteo 17,1) sul monte, e in relazione a quelli che non hanno ancora avuto luogo, ma che vengono anticipati dalle parole di Gesù. La logica è chiara: ai discepoli l Padre vuole mostrare la gloria del Figlio. Ciò deve accadere prima che, a causa degli eventi che da lì a poco precipiteranno, si mostri non più il suo volto «trasfigurato», ma quello «sfigurato» del crocifisso.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 1-2</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.</span></div><div><span class="fs16">Nell’organizzare la scena, Matteo di distingue dagli altri vangeli per alcuni elementi peculiari, alcuni dei quali si spiegano a partire dalla tradizione rabbinica. Il «volto» di Gesù è paragonabile a quello trasfigurato di Mosè sul Sinai, che scendeva dal monte senza sapere che la pelle del suo viso era raggiante (Esodo 34,29-35), e che però doveva tenere velato. Qui però c’è una differenza rispetto a Mosè: mentre la realtà più profonda di Gesù è «velata» per tutto il vangelo, questa è l’unica volta che quel velo è, per un breve tempo, tolto, e qualcosa della sua gloria trascendente è visibile ai discepoli. Il dettaglio delle «vesti» luminose di Gesù è ancor più interessate, perché per Matteo esse non sono semplicemente, come per Marco (9,3), bianche in modo straordinario, ma sono «come la luce».</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">v. 3</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.</span></div><div><span class="fs16">Molti interpreti si sono chiesti che cosa significasse la presenza di questi due uomini sul monte. Se per alcuni essi rappresenterebbero la Legge e i Profeti, altri criticano questa soluzione, e ultimamente è stata avanzata l’ipotesi che essi piuttosto siano importanti per quanto Gesù sta vivendo nel momento in cui sale su quella montagna. Mosè ed Elia hanno vissuto eventi paragonabili alla reazione di Pietro all’annuncio della passione di Gesù, che ha avuto luogo pochi giorni prima, ma è stato narrato appena prima (Matteo 16,21-23). L’analogia tra gli eventi è data dal fatto che al modo in cui Gesù interpreta il rifiuto di Pietro (come una nuova tentazione, analoga a quelle all’inizio del suo ministero, perché Pietro è come satana. Matteo 16,23), così Mosè provò l’esperienza del vitello d’oro ed Elia quella della fuga verso l’Oreb. Questi due fatti ebbero luogo proprio su un monte, dopo un fallimento del popolo d’Israele che aveva, nel primo caso, costruito un idolo e, nel secondo, sostenuto i profeti di Baal contro cui Elia doveva lottare. A fronte di queste due delusioni, sia Mosè sia Elia chiedono a Dio di morire (Esodo 32,32 e 1Re 19,4), ma, come risposta, a tutti e due è concessa la visione di Dio. Mosè, spaventato, però, si nasconde nella rupe (Esodo 33,21-22), ed Elia si copre il volto (1Re 19,32). Mentre loro non vedono Dio, ora stanno davanti a Gesù, nella sua gloria, e non si velano più il volto: non hanno più paura di lui, perché Gesù è il Figlio amato. Al termine, il Padre conferma ai tre discepoli, Pietro incluso, la strada che Gesù dovrà intraprendere.</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 4-5</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».</span></div><div><span class="fs16">La trasfigurazione dunque non è solo un momento di consolazione per Gesù, che viene rafforzato nel proposito – appena annunciato ai suoi – di dover salire a Gerusalemme: è un insegnamento per gli apostoli, in primo luogo Pietro, colui che più e ha bisogno, perché non ha capito la logica di Dio e segue solo quella umana. Il primo dei discepoli, però, nemmeno ora mostra di capire e pensa di poter rimanere sul monte pur di non andare a Gerusalemme. La voce di Dio allora viene a istruire lui e gli altri: «Ascoltatelo».</span></div><div><b class="fs16"><i><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i><span class="fs16">vv. 6-9</span></i></b></div><div><span class="fs16 cf1">All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».</span></div><div><span class="fs16">Matteo insiste anche sul dettaglio, esclusivamente suo, della paura di Pietro, Giacomo e Giovanni, che li porta a cadere a terra. Anche in Marco (9,6) si accenna a una reazione dei tre spettatori, ma Matteo la amplifica e la rilegge secondo un ulteriore contesto, che riguarda un’altra esperienza biblica di visione, quella narrata in Daniele (cap. 10). Per Matteo, però, diversamente per Marco, la paura non nasce dall’aver visto qualcosa, ma dall’aver ascoltato la voce di Dio, che ammonisce e invita Pietro a fidarsi del Maestro. Gesù viene sostenuto dal Padre nel suo progetto di andare a Gerusalemme, ma non insiste nel rimproverare coloro che non hanno ancora capito: in un gesto di prossimità, li tocca e li invita a non temere. Insiste però su quanto aveva annunciato prima, e come un buon maestro, lo ripete: parla ancora della sua morte e della sua risurrezione. Questa volta, Pietro non dice nulla.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Gesù la croce ci spaventa. Sempre. Anche quando sappiamo che è l’unica strada. Anche quando sappiamo che se vogliamo essere tuoi discepoli, dobbiamo seguirti sulla strada che tu hai scelto. Noi desideriamo sempre una strada alternativa, meno impegnativa, meno dolorosa, e ce la prendiamo con te, perché pensiamo di poterti insegnare che, qualche volta, cambiare strada, non è sbagliato. Almeno non così tanto. E ci ritroviamo a impersonare il ruolo di satana, del diavolo, del divisore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Ma, anche se in questi momenti, noi siamo come il nemico, tu non smetti di amarci. Ci prendi per mano e ci porti sul monte. Lì, nella preghiera, lontani dal trambusto dalla vita quotidiana, ti fai conoscere. Nella stanza più segreta del nostro cuore, lì dove il Padre vede, ti fai vedere. Nella parola che sempre ci rivolgi, ci parli. La tua luce illumina il nostro sguardo, il tuo amore riscalda il nostro cuore, la tua parola riempie la nostra mente.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">E comprendiamo Signore, che solo in te possiamo stare. Che solo tu dai senso alla nostra vita. E che nulla siamo senza di te. Certo, la tua luce è troppo forte e ci acceca, il tuo amore è troppo grande e non siamo in grado di accoglierlo, la tua parola è troppo profonda e non riusciamo a comprenderla. I dubbi che ci hanno portato sul monte, tornano a casa con noi. Ma almeno adesso sappiamo che possiamo fidarci di te. La croce continua a farci paura, ma adesso sappiamo che tu ci darai la forza di salirci sopra. Con te.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs16">Signore, la croce che vivo nella mia vita…</span><br></li><li><span class="fs16">Signore, tu mi porti sul monte per farti conoscere…</span><br></li><li><span class="fs16">Signore, aiutami…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs16">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">Preghiera finale (Salmo 27)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Il Signore è mia luce e mia salvezza:</span></div><div><span class="fs16">di chi avrò timore?</span></div><div><span class="fs16">Il Signore è difesa della mia vita:</span></div><div><span class="fs16">di chi avrò paura?</span></div><div><span class="fs16">Quando mi assalgono i malvagi</span></div><div><span class="fs16">per divorarmi la carne,</span></div><div><span class="fs16">sono essi, avversari e nemici,</span></div><div><span class="fs16">a inciampare e cadere.</span></div><div><span class="fs16">Se contro di me si accampa un esercito,</span></div><div><span class="fs16">il mio cuore non teme;</span></div><div><span class="fs16">se contro di me si scatena una guerra,</span></div><div><span class="fs16">anche allora ho fiducia.</span></div><div><span class="fs16">Una cosa ho chiesto al Signore,</span></div><div><span class="fs16">questa sola io cerco:</span></div><div><span class="fs16">abitare nella casa del Signore</span></div><div><span class="fs16">tutti i giorni della mia vita,</span></div><div><span class="fs16">per contemplare la bellezza del Signore</span></div><div><span class="fs16">e ammirare il suo santuario.</span></div><div><span class="fs16">Nella sua dimora mi offre riparo</span></div><div><span class="fs16">nel giorno della sventura.</span></div><div><span class="fs16">Mi nasconde nel segreto della sua tenda,</span></div><div><span class="fs16">sopra una roccia mi innalza.</span></div><div><span class="fs16">E ora rialzo la testa</span></div><div><span class="fs16">sui nemici che mi circondano.</span></div><div><span class="fs16">Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,</span></div><div><span class="fs16">inni di gioia canterò al Signore.</span></div><div><span class="fs16">Ascolta, Signore, la mia voce.</span></div><div><span class="fs16">Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!</span></div><div><span class="fs16">Il mio cuore ripete il tuo invito:</span></div><div><span class="fs16">«Cercate il mio volto!».</span></div><div><span class="fs16">Il tuo volto, Signore, io cerco.</span></div><div><span class="fs16">Non nascondermi il tuo volto,</span></div><div><span class="fs16">non respingere con ira il tuo servo.</span></div><div><span class="fs16">Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,</span></div><div><span class="fs16">non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.</span></div><div><span class="fs16">Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,</span></div><div><span class="fs16">ma il Signore mi ha raccolto.</span></div><div><span class="fs16">Mostrami, Signore, la tua via,</span></div><div><span class="fs16">guidami sul retto cammino,</span></div><div><span class="fs16">perché mi tendono insidie.</span></div><div><span class="fs16">Non gettarmi in preda ai miei avversari.</span></div><div><span class="fs16">Contro di me si sono alzàti falsi testimoni</span></div><div><span class="fs16">che soffiano violenza.</span></div><div><span class="fs16">Sono certo di contemplare la bontà del Signore</span></div><div><span class="fs16">nella terra dei viventi.</span></div><div><span class="fs16">Spera nel Signore, sii forte,</span></div><div><span class="fs16">si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs16"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 10:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 4,1-11: Le tentazioni di Gesù nel deserto (I Domenica di Quaresima)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_38uxafcq"><div><a href="files/tentazione_deserto4.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/tentazione_deserto4.jpg', width: 401, height: 600, description: 'Félix-Joseph Barrias (1822-1907), La tentazione di Cristo da parte del Diavolo (1860), Philbrook Museum of Art, Tulsa (Oklahoma, USA)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Félix-Joseph Barrias (1822-1907), La tentazione di Cristo da parte del Diavolo (1860), Philbrook Museum of Art, Tulsa (Oklahoma, USA)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/tentazione_deserto4---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><span class="fs20">LETTURA</span></b><br></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">Testo (Matteo 4,1-11)</b></div><div><br></div><div><span class="fs12 cf1">1 </span><span class="fs16">Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">2</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">3</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">4</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».</span></div><div><br></div><div><span class="fs12 cf1">5 </span><span class="fs16">Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">6</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">7</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">8</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la </span><span class="fs16">loro gloria </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">9</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">10</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». </span><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;" class="cf1">11</span><span style="line-height: 20px;"> </span></span><span class="fs16">Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">Comprensione del testo</b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 2</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">quaranta giorni e quaranta notti</span></div><div><span class="fs16">Il numero «quaranta» (anni di una generazione) indica un periodo molto lungo di cui non si conosce l’esatta durata (Genesi 7,4; Esodo 24,18). Qui, forse, questa durata ricorda il tempo passato da Mosè sul monte (Esodo 34,28; Deuteronomio 9,9.18). Simboleggia probabilmente i quarant’anni che Israele ha passato nel deserto (Numeri 14,34), ai quali si riferiscono pure i quaranta giorni di cammino di Elia (1 Re 19,8).</span></div><div class="fs12"><ul><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>Genesi 7,4:</b><i> </i></span></span><span class="fs12">«Tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; cancellerò dalla terra ogni essere che ho fatto».</span><br></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>Esodo 24,18: </b></span></span><span class="fs12">«Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti».</span><br></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>Esodo 34,28: </b></span></span><span class="fs12">«Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole».</span><br></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>Deuteronomio 9,9: </b></span></span><span class="fs12">«Quando io salii sul monte a prendere le tavole di pietra, le tavole dell’alleanza che il Signore aveva stabilito con voi, rimasi sul monte quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane né bere acqua».</span><br></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>Deuteronomio 9,18: </b></span></span><span class="fs12">«mi prostrai davanti al Signore. Come avevo fatto la prima volta, per quaranta giorni e per quaranta notti, non mangiai pane è bevvi acqua, a causa del grande peccato che avevate commento, facendo ciò che è male agli occhi del Signore per provocarlo».</span><br></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>Numeri 14,34: </b></span></span><span class="fs12">«Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare la terra, quaranta giorni, per ogni giorno un anno, porterete le vostre colpe per quarant’anni e saprete che cosa comporta ribellarsi a me».</span><br></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 20px;"><b>1 Re 19,8: </b></span></span><span class="fs12">«[Elia] si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 3</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">tentatore</span></div><div><span class="fs16">Numerosi «tentatori» si presentarono a Gesù durante la sua vita terrena (Matteo 16,1; 19,3; 22,18; 22,35). Questo racconto vuole dare il significato di queste diverse tentazioni.</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 16,1: </b></span><span class="fs12">«I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero ch mostrasse loro un segno dal cielo».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 19,3: </b></span><span class="fs12">«Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: “</span><span class="fs12">È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”»</span><span class="fs12">.</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 22,18: </b></span><span class="fs12">«Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 22,35: </b></span><span class="fs12">«Uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova»). Questo racconto vuole dare il significato di queste diverse tentazioni.</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">Figlio di Dio</span></div><div><span class="fs16">Viene ripresa la parola celeste del battesimo (Matteo 3,17) che significa: «poiché tu sei il Figlio di Dio».</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 3,17: </b></span><span class="fs12">«Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”») che significa: «poiché tu sei il Figlio di Dio».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 4</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio</span></div><div><span class="fs16">Matteo cita Deuteronomio 8,3 secondo il testo greco, che sostituisce a «quanto» con «parola».</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Deuteronomio 8,3: </b></span><span class="fs12">«Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 5</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">punto più alto del tempio</span></div><div><span class="fs16">Il punto più alto (o pinnacolo) indica l’ala di una costruzione, potrebbe anche indicare la cornice superiore di una delle grandi porte da cui Gesù avrebbe dovuto gettarsi per rivelare la sua «messianicità» alle folle che solevano radunarsi in quel luogo.</span></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 6</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra</span></div><div><span class="fs16">Salmo 91,11-12, citato secondo il testo greco. Come in Deuteronomio 8,3 queste parole del Salmo 91 non si riferiscono direttamente al Messia, ma ad ogni israelita fedele che aspetta il suo aiuto soltanto da Dio. A satana, che cita la Scrittura alla lettera, Gesù risponde mettendone in evidenza il significato fondamentale.</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Salmo 91,11-12: </b></span><span class="fs12">«Egli per te darà ordine ai suoi angeli / di custodirti in tutte le tue vie. / Sulle mani essi ti porteranno, / perché il tuo piede non inciampi nella pietra»).</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 7</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Non metterai alla prova il Signore Dio tuo</span></div><div><span class="fs16">Deuteronomio 6,16. Lett.: «Non tentare il Signore tuo Dio». Tentare Dio è un tema frequente nell’AT (Esodo 17,2; Esodo 17,7; Numeri 14,20-23; Salmo 78,18) con due significati complementari: disobbedirgli per vedere fino a che punto arrivi la sua pazienza oppure, come qui, far uso della sua bontà per interessi propri.</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Deuteronomio 6,16: </b></span><span class="fs12">«Non tenterete il Signore, vostro Dio».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Esodo 17,2: </b></span><span class="fs12">«Il popolo protestò contro Mosè: “Dacci acqua da bere!”. Mosè disse loro: “Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?”».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Esodo 17,7: </b></span><span class="fs12">«E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Numeri 14,20-23: </b></span><span class="fs12">«Io perdono come tu hai chiesto; ma, come è vero che io vivo e che la gloria del Signore riempirà tutta la terra, tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i segni compiuti da me in Egitto e nel deserto e tuttavia mi hanno messo alla prova già dieci volte e non hanno dato ascolto alla mia voce, certo non vedranno la terra che ho giurato di dare ai loro padri, e tutti quelli che mi senza rispetto non la vedranno».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Salmo 78,18: </b></span><span class="fs12">«Nel loro cuore tentarono Dio, / chiedendo cibo per la loro gola».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 9</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Tutte queste cose io ti darò</span></div><div><span class="fs16">Nella la tradizione giudaica, il diavolo ha il possesso dei regni terreni. Questo, presente nelle fonti rabbiniche, non ha però un riscontro diretto nell’AT, in cui è chiaro che tutto il creato appartenga a Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai</span></div><div><span class="fs16">Lett.: «se, cadendo (ai miei piedi), tu mi adori». Il verbo adorare significa qui un atto di sottomissione totale, con conseguenze concrete immediate (Matteo 2,2; Matteo 8,2; Matteo 9,18; Genesi 37,5-10). È il significato che si trova pure in Matteo 28,17.</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 2,2: </b></span><span class="fs12">«Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 8,2: </b></span><span class="fs12">«Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi”».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 9,18: </b></span><span class="fs12">«Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà”».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Genesi 37,5-10: </b></span><span class="fs12">«Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancora di più. Disse dunque loro: “Ascoltate il sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni si posero attorno e si prostrarono davanti al mio”. Gli dissero i suoi fratelli: “Vuoi forse regnare su di noi o ci vuoi dominare?”. Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. Egli fece ancora un altro sogno e lo narrò ai fratelli e disse: “Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me”. Lo narrò dunque al padre e ai fratelli. Ma il padre lo rimproverò e gli disse: “Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io, tuo madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te?”».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 28,17: </b></span><span class="fs12">«Quando lo videro, si prostrarono».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 10</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Vattene, Satana</span></div><div><span class="fs16">Lo stesso ordine verrà rivolto a Pietro in Matteo 16,23 con aggiunta di un appello a seguirlo.</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 16,23: </b></span><span class="fs12">«Ma egli, voltatosi, disse a Pietro: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”».</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs16 cf1">Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Deuteronomio 6,13: </b></span><span class="fs12">«Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Esodo 34,14: </b></span><span class="fs12">«Tu non devi prostrarti ad altro dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Deuteronomio 32,39: </b></span><span class="fs12">«Ora vedete che io, io lo sono / e nessun altro è dio accanto a me. / Sono io che do la morte e faccio vivere; / io percuoto e io guarisco, / e nessuno può liberare dalla mia mano».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Isaia 43,10: </b></span><span class="fs12">«Voi siete i miei testimoni – oracolo del Signore – / e il mio servo, che io mi sono scelto, / perché mi conosciate e crediate in me / e comprendiate che sono io. / Prima di me non fu formato alcun dio / né dopo ce ne sarà».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">v. 11</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">lo servivano</span></div><div><span class="fs16">Il verbo «servire» significa, qui, servire a tavola, dar da mangiare (Matteo 8,15). Gesù riceve, qui, da angeli, cioè da Dio per mezzo dei suoi messaggeri, il cibo che si era rifiutato di procurarsi per conto proprio, come gli aveva suggerito satana. Egli insegnerà ai suoi discepoli a domandare e a ricevere il cibo ugualmente dal Padre (Matteo 6,11).</span></div><div><ul><li><span class="fs12"><b>Matteo 8,15: </b></span><span class="fs12">«Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella [la suocera di Pietro] si alzò e lo serviva».</span><br></li><li><span class="fs12"><b>Matteo 6,11: </b></span><span class="fs12">«Dacci oggi il nostro pane quotidiano».</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">MEDITAZIONE</b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">Interpretazione del testo</b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">vv. 1-4</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».</span></div><div><span class="fs16">Ricolmo di Spirito, Gesù è sulla riva del Giordano. E subito vediamo come quella grande forza agisca in lui, e lo spinga nel deserto, che diventa il luogo della decisione suprema: pro o contro Dio. E un’altra potenza appare accanto a Gesù: il diavolo, l’avversario, il portatore di divisione, che separa l’uomo da Dio. Fin dal primo istante dell’attività di Gesù, anche l’avversario è presente. Marco, come in una rappresentazione, ci presenta i due protagonisti, Dio e satana che si fronteggiano.</span></div><div><span class="fs16">Qui non si tratta di quelle tentazioni quotidiane di cui ci pentiamo nell’esame di coscienza in preparazione alla confessione, ma dell’unica vera tentazione, della tentazione per eccellenza: la tentazione di voltare le spalle a Dio per rivolgersi a satana, la tentazione di cedere all’apostasia, alla morte, al nulla.</span></div><div><span class="fs16">Gesù nel deserto digiuna quaranta giorni e quaranta notti, come prima di lui avevano fatto Mosè sul Sinai ed Elia sull’Oreb. Grazie alla debolezza della fame, il maligno suggerisce a Gesù di trasformare le pietre in pane. Sarebbe una cosa facilissima per il «Figlio di Dio» e nello stesso tempo piena di significato: potrebbe, in un attimo, eliminare la fame dal mondo.</span></div><div><span class="fs16">Gesù respinge la tentazione con la Parola di Dio, e citando un discorso di Mosè, che ricorda al popolo che Dio nel deserto, nonostante le tribolazioni e la fame, lo ha sostenuto e nutrito. Come Israele si era fidato di Dio, così anche il Messia non doveva forse confidare solo in Dio? Se Dio lo aveva condotto nel deserto, non avrebbe Dio stesso provveduto a saziare la sua fame? La parola onnipotente di Dio può certamente trasformare le pietre in pane, ma Dio premia la fiducia in maniera più provvida. Così avviene in forme diverse nella nostra vita e così avverrà sempre.</span></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">vv. 5-7</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».</span></div><div><span class="fs16">La seconda tentazione lo porta a Gerusalemme, sul pinnacolo del Tempio. Il diavolo lo invita a gettarsi giù, confidando nella parola del salmo, secondo cui Dio lo avrebbe salvato. Nella prima tentazione Gesù aveva affermato brillantemente la sua fiducia in Dio. Ebbene – sembra insinuargli adesso il tentatore – niente di più facile che dar prova un’altra volta di tale fiducia. Così, grazie ad un grande miracolo, Gesù dimostrerebbe a tutti chi è davvero, e tutti accetterebbero il suo messaggio.</span></div><div><span class="fs16">Al tentatore, esperto di Scrittura, Gesù risponde a sua volta con una parola della Scrittura che lacera la tela finemente e astutamente tramata dall’avversario: «Non tenterete il Signore vostro Dio». Gesù sa bene che Dio non si lascia costringere, non tollera che il suo aiuto gli sia estorto dagli uomini: il suo intervento è sempre una grazia liberamente donata.</span></div><div><b class="fs16"><i class="fs16"><br></i></b></div><div><b class="fs16"><i class="fs16">vv. 8-11</i></b></div><div><span class="fs16 cf1">Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.</span></div><div><span class="fs16">Il diavolo azzarda una terza tentazione. Conduce Gesù in alto e gli mostra tutti i regni del mondo con la loro gloria. Gliene offre il possesso, a patto che pieghi le ginocchia davanti a lui in adorazione. Qui finalmente il maligno parla un linguaggio aperto. Ora è manifesto ciò che prima era rimasto velato: è questione di potenza o di debolezza, di regno o di schiavitù, di essere o di non essere. Satana si sente padrone del mondo, «principe di questo mondo», e offre questo dominio a Gesù perché così possa togliere la libertà all’umanità, obbligare tutti a farsi salvare. Il prezzo è però alto, e il dominio solo apparenza: adorando il diavolo, Gesù sarebbe suo schiavo, e così tutta l’umanità da lui forzatamente salvata.</span></div><div><span class="fs16">A questa estrema impudenza Gesù risponde ancora con una parola della Scrittura, aggiungendo un personale «Vattene, satana!». Da ciò appare che egli possieda una potenza superiore, per la quale può comandare perfino a colui che si crede il padrone del mondo. Basta un’imposizione semplice e netta per mettere satana fuori combattimento. Gesù lo fa, sembra, a proprio nome, per la pienezza dei suoi poteri, e tuttavia aggiunge immediatamente: «Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Egli ha pieni poteri, ma non sono suoi. Scaccia il tentatore, ma non a proprio nome. Anche qui – e qui in modo particolare – si tratta soltanto di Dio, l’unico che possa esigere adorazione e servizio.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">Applicazione alla mia vita</b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Gesù è in tutto simile a noi, a me, eccetto il peccato. E la sua umanità, come la nostra, come la mia, deve passare attraverso la tentazione. Ma molto diverso è il modo in cui l’attraversa e la vince. Alle proposte di satana Gesù risponde sempre con la Scrittura… «Sta scritto». Perché la parola di Dio è inappellabile e chiude ogni discussione. La parola di Dio si accetta o non si accetta, ma non si discute.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Attraverso il suo combattimento nel deserto, Gesù ci insegna che dobbiamo fidarci di Dio, anche nei momenti più bui, di maggiore difficoltà anche fisica: lui provvede a noi, sempre. Ma l’aiuto del Signore non può essere estorto, perché Dio non si lascia comandare da noi, dalle nostre esigenze e dai nostri desideri. Egli sa di cosa abbiamo davvero bisogno, e noi solo lui dobbiamo adorare e servire.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">PREGHIERA</b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs16">Gesù, anch’io sono tentato di sfiducia, di fronte alla vita, alle necessità, ai fatti della vita: fa crescere la mia fiducia</span><br></li><li><span class="fs16">Gesù, anch’io sono tentato di chiedere a Dio un segno prodigioso, una prova che il suo amore è vero</span><br></li><li><span class="fs16">Gesù, anch’io sono tentato di cedere al male, al peccato, all’egoismo…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">CONTEMPLAZIONE</b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs16">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs16"><br></b></div><div><b class="fs20">Preghiera finale</b></div><div><br></div><div><span class="fs16">Padre, non lasciarci soccombere alle comuni tentazioni:</span></div><div><span class="fs16">quelle che un giorno il tuo popolo ha conosciuto nel deserto,</span></div><div><span class="fs16">quelle di Gesù, dopo i quaranta giorni di digiuno;</span></div><div><span class="fs16">quelle che noi conosciamo a nostra volta</span></div><div><span class="fs16">quando restiamo insidiati dal denaro, dal prestigio o dal potere.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Ma soprattutto preservaci</span></div><div><span class="fs16">dalla grande tentazione della nostra epoca:</span></div><div><span class="fs16">l’ateismo che non pone affatto la questione di Dio,</span></div><div><span class="fs16">il grande silenzio su Cristo, sul suo vangelo,</span></div><div><span class="fs16">sul suo mistero pasquale.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Allontana anche da noi</span></div><div><span class="fs16">la tentazione dell’ora tenebrosa</span></div><div><span class="fs16">in cui si chiama bene ciò che è male</span></div><div><span class="fs16">e male ciò che è bene,</span></div><div><span class="fs16">l’ora dell’assopimento</span></div><div><span class="fs16">in cui anche le sentinelle si sono addormentate.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">Preservaci, o Padre, dalla tentazione suprema:</span></div><div><span class="fs16">quella dell’uomo che si è talmente ingigantito</span></div><div><span class="fs16">da non lasciarti alcun spazio.</span></div><div><span class="fs16">Padre, liberaci dall’orgoglio. Amen.</span></div><div><br></div><div><span class="fs16">(Giovanni Paolo II)</span></div><div><span class="fs14"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 19:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 6,1-6.16-18: «Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mercoledì delle Ceneri)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_qza2w15k"><div><a href="files/Ceneri.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Ceneri.jpg', width: 427, height: 600, description: 'Heinrich Hofmann (1824-1911), Gesù prega nel Getsemani (1890), Riverside Church, New York (USA)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Heinrich Hofmann (1824-1911), Gesù prega nel Getsemani (1890), Riverside Church, New York (USA)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Ceneri---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs17"><br></b></div><div><b class="fs17"><br></b></div><div><b class="fs17">LETTURA</b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Testo (Matteo 6,1-6.16-18)</b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">1 </span><span class="fs14">State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. </span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">2</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. </span><span class="fs10 cf1">3</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, </span><span class="fs10 cf1">4</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">5</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. </span><span class="fs10 cf1">6</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">16 </span><span class="fs14">E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. </span><span class="fs10 cf1">17</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, </span><span class="fs10 cf1">18</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Comprensione del testo</b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 1</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">giustizia</span></div><div><span class="fs14">Questa giustizia è la fedeltà alla legge di Dio, e qui in particolare indica la fedeltà alle tre pratiche ebraiche essenziali: l’elemosina (6,2-4), la preghiera (6,5-6) e il digiuno (6,16-18).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 2</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">elemosina</span></div><div><span class="fs14">Da atteggiamento di bontà e misericordia di Dio e dell’uomo, l’elemosina è passata a significare alla fine dell’AT un aiuto materiale per i bisognosi. Essa ottiene il perdono dei peccati (Dn 4,24: «Sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti»; Sir 3,30: «L’elemosina espia i peccati»), è sacrificio gradito a Dio (Sir 35,2: «chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva»), è vantaggiosa (Pr 28,27: «Per chi dona al povero non c’è indigenza»), è come un prestito fatto al Signore (Pr 19,17: «Chi ha pietà del povero fa un prestito al Signore, che gli darà la sua ricompensa»). L’elemosina è gradita a Dio se disinteressata, senza ostentazione, commisurata sulle richieste e il bisogno del prossimo che si identifica con Gesù (Mt 25,31-46: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">tromba</span></div><div><span class="fs14">Si fa riferimento al corno ricurvo dell’ariete usato come strumento per emettere suoni di diversa lunghezza e intensità.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">ipocriti</span></div><div><span class="fs14">La parola «ipocrisia» non indica soltanto l’uomo le cui azioni non corrispondono al suo pensiero (Mt 15,7-9: «Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini»; 22,18: «Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?”»; 23,13: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare»), ma è carica di un significato proveniente probabilmente dal termine aramaico corrispondente «hanefa», che nell’AT significa «perverso, empio». L’ipocrita può diventare un empio (24,50-51: «Il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punità severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e strdore di denti») e, a volte, diventa cieco (7,5: «Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello»): il suo giudizio è alterato, degenerato (Lc 6,42: «Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello»; 12,56: «Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?»; 13,15: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">hanno già ricevuto</span></div><div><span class="fs14">Qualcuno traduce il verbo al presente «stanno ricevendo», per sottolineare che con quell’atto, in quel momento ricevono la ricompensa da parte degli uomini.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 5</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">visti dalla gente</span></div><div><span class="fs14">Siccome le preghiere dovevano essere fatte ad ore stabilite, gli ipocriti vi trovavano un’occasione favorevole per farsi notare.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 6</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">nella tua camera</span></div><div><span class="fs14">Il termine indica un luogo segreto, probabilmente la stanza delle provviste.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">il Padre tuo, che è nel segreto</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «Padre tuo nascosto». L’aggettivo nascosto/segreto si riferisce a Dio, che è presente anche nel luogo nascosto/segreto dove si prega. La traduzione della CEI invece lascia intendere il modo in cui si deve pregare Dio «nel segreto».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">digiunate</span></div><div><span class="fs14">Oltre ai digiuni cultuali (Lv 16,29: «Questa sarà per voi una legge perenne: nel settimo mese, nel decimo giorno del mese, vi umilierete, vi asterrete da qualsiasi lavoro, sia colui che è nativo del paese sia il forestiero che soggiorna in mezzo a voi»; 23,27: «Il decimo giorno di questo settimo mese sarà il giorno dell’espiazione; terrete una riunione sacra, vi umiliere e offrirete sacrifici consumati dal fuoco in onore del Signore») i pii Ebrei facevano digiuni facoltativi. Anche se non vi attribuisce grande importanza (Mt 9,14-17: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano…»), Gesù non se la prende con il digiuno per se stesso, ma come i profeti (Gl 2,12-13: «Or dunque - oracolo del Signore -, ritornare a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male»; Zc 7,5: «Quando avete fatto digiuni e lamenti nel quinto e nel settimo mese per questi settant’anni, lo facevate forse per me?»), con la sua perdita di significato: un’apertura completa verso Dio, da cui tutti si aspetta (Es 34,28 «Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane e senza bere acqua»; Dn 9,3: «Mi rivolsi al Signore Dio alla ricerca di un responso con preghiera e suppliche, con il digiuno, veste di sacco e cenere»; Mat 4,2: «[Gesù] Dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame»; At 13,2-3: «Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono»; 14,23: «[Barnaba e Paolo] Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo aver pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto»).</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">MEDITAZIONE</b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Interpretazione del testo</b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 1</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.</span></div><div><span class="fs14">I discepoli di Cristo vivono la giustizia in modo intenso: per loro è un bisogno vitale, come la fame e la sete. Domandandosi in cosa consista concretamente questa giustizia, si intuisce che essa è legata alle «opere» che al tempo di Gesù erano considerate i tre pilastri della vita del giusto: elemosina, preghiera e digiuno. Sono tre azioni di alto profilo spirituale e morale, sintesi di tutte le opere buone che un giusto più compiere. Gesù stesso ne riconosce l’importanza, ma riconosce che possono perdere le loro qualità positive e trasformarsi in comportamenti non graditi a Dio. L’elemento discriminante che decide del loro valore è l’atteggiamento interiore con cui sono compiute.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 2, 5 e 16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.</span></div><div><span class="fs14 cf1">E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.</span><br></div><div><span class="fs14 cf1">E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.</span></div><div><span class="fs14">Gesù comunica ai suoi discepoli di fare l’elemosina «in segreto», a pregare «in segreto» e a digiunare «in segreto». Tali affermazioni sembrano contraddire il tenore di quanto affermato, sempre nel Discorso della Montagna: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16). Perché nascondere ciò che potrebbe aiutare il prossimo a compiere il bene? Gesù afferma che l’uomo giusto è colui che non fa sapere a tutti il bene</span><span class="fs14"> &nbsp;</span><span class="fs14">che compie. Il motivo potrebbe essere quello di non cercare nel consenso da parte degli altri il motivo per fare il bene. A ispirare le opere buone deve essere il desiderio stesso del bene e non l’approvazione, il consenso, il plauso degli altri.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 3-4, 6 e 17-18</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, </span><span class="fs14 cf1">perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.</span></div><div><span class="fs14 cf1">Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.</span></div><div><span class="fs14 cf1">Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, </span><span class="fs14 cf1">perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.</span></div><div><span class="fs14">Per Gesù coloro che compiono la giustizia per essere ammirati dagli uomini «hanno già ricevuto la loro ricompensa». L’ammirazione, l’essere tenuti in considerazione o rispettati, ammirati, lodati è un forte motivo per sentirsi appagati. L’invito è di non fare il bene in vista di un prestigio personale. La ricompensa che proviene dagli uomini annulla la ricompensa che trae origine da Dio. Quest’ultima è da desiderare in ultima istanza. Pertanto compiere le buone opere nel «segreto» significa porle nelle mani di Dio e attendere da lui la ricompensa, senza la pretesa di averne subito l’attuazione. Non è automatico che le buone azioni ricevano istantaneamente il premio: i tempi della ricompensa da parte di Dio non sono quelli degli uomini.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Applicazione alla mia vita</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Guardo nella mia vita per cogliere ciò che non va nel mio rapporto con Dio, per capire quali atteggiamenti provocano incomprensione, indifferenza, chiusura, ingiustizia nei confronti degli altri.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Faccio emergere quelle decisioni ed atteggiamenti che non sono in sintonia con il vangelo di Gesù. Esperienze di egoismo e di avarizia, di gelosia e di aggressività, di pregiudizi e di sospetti che hanno compromesso le mie relazioni fraterne con gli altri.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dalla consapevolezza del mio peccato e del mio limite nasce il pentimento che è riconoscimento delle mie proprie responsabilità, sofferenza per il male commesso.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">PREGHIERA</b></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, la mia carità per gli altri è…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, la mia preghiera per Te è…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, il mio digiuno per me stesso è…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><br></div><div><b class="fs17">CONTEMPLAZIONE</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Salmo 51,3-6a.12-14.17</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;</span></div><div><span class="fs14">nella tua grande misericordia</span></div><div><span class="fs14">cancella la mia iniquità.</span></div><div><span class="fs14">Lavami tutto dalla mia colpa,</span></div><div><span class="fs14">dal mio peccato rendimi puro.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sì, le mie iniquità io le riconosco,</span></div><div><span class="fs14">il mio peccato mi sta sempre dinanzi.</span></div><div><span class="fs14">Contro di te, contro te solo ho peccato,</span></div><div><span class="fs14">quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Crea in me, o Dio, un cuore puro,</span></div><div><span class="fs14">rinnova in me uno spirito saldo.</span></div><div><span class="fs14">Non scacciarmi dalla tua presenza</span></div><div><span class="fs14">e non privarmi del tuo santo spirito.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Rendimi la gioia della tua salvezza,</span></div><div><span class="fs14">sostienimi con uno spirito generoso.</span></div><div><span class="fs14">Signore, apri le mia labbra</span></div><div><span class="fs14">e la mia bocca proclami la tua lode.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 15:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tempo di Quaresima: preghiera, digiuno e carità]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Tempi_liturgici"><![CDATA[Tempi liturgici]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_t5pdhzy4"><div><a href="files/graeb---interno.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/graeb---interno.jpg', width: 531, height: 600, description: 'Carl Georg Anton Graeb (1816-1884), Interno di una Chiesa (1868), Alte Nationalgalerie, Berlino (Germania)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Carl Georg Anton Graeb (1816-1884), Interno di una Chiesa (1868), Alte Nationalgalerie, Berlino (Germania)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/graeb---interno---part.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><br></div><div><b>Quaresima </b>è un termine che proviene dal latino «quadrigèsima (dies)» e significa «quarantesimo (giorno)». Indica infatti il tempo liturgico di quaranta giorni che precede la Pasqua, e che comincia con il Mercoledì delle Ceneri e si prolunga per 6 settimane.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs17"><b>Tempo battesimale e penitenziale</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Non si sa esattamente quando e dove sia nata la Quaresima, ma la ritroviamo, quasi identica ad oggi, già nel <b>IV secolo</b>, strutturata nel periodo di quaranta giorni, e caratterizzata dalla preparazione dei catecumeni che avrebbero ricevuto il <b>battesimo </b>la notte di pasqua e dalla <b>riconciliazione </b>dei peccatori la mattina del giovedì santo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Infatti battesimo e penitenza sono i «<b>misteri</b>» propri della Quaresima. Cristo ci ha radicalmente trasformati, cioè convertiti, riconciliati col Padre e tra noi, inserendoci nel suo mistero pasquale con il battesimo. La penitenza, il sacramento della riconciliazione, è fondata sulla stessa realtà battesimale e diventa per i battezzati peccatori il «secondo laborioso battesimo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">La <b>riforma liturgica post-conciliare </b>ha orientato il tempo quaresimale in senso battesimale. Quello che potrebbe sembrare un residuato arcaico di pratiche ascetiche d’altri tempi, è in realtà il tempo di una viva esperienza della partecipazione al mistero pasquale di Cristo. L’accento non è posto sulle pratiche ascetiche, ma sull’azione purificatrice e santificatrice del Signore.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs17"><b>Mercoledì delle Ceneri</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’inizio solenne della Quaresima è il Mercoledì delle Ceneri, caratterizzato da due elementi: il <b>digiuno </b>e l’imposizione delle <b>ceneri</b>. Questo, assieme al Venerdì Santo, sono gli unici giorni in cui è obbligatorio per ogni cristiano fare penitenza, osservando l’astinenza e il digiuno.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’imposizione delle ceneri risale all’epoca della <b>penitenza pubblica</b>: i peccatori, all’inizio della Quaresima, indossando un abito penitenziale, si presentavano al vescovo, venivano cosparsi di cenere e ricevevano l’opera penitenziale da compiere. Seguiva poi l’espulsione dalla Chiesa. I pubblici penitenti venivano riconciliati al mattino del giovedì santo per poter partecipare all’eucaristia pasquale.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Anche oggi attraverso il segno della cenere i fedeli sono invitati ad entrare nel tempo destinato alla <b>purificazione interiore</b>, riconoscendosi peccatori davanti a Dio e sperando che egli sia misericordioso.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs17">Le letture quaresimali</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nelle cinque domeniche precedenti la Settimana santa, vengono letti quindici brani biblici.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>I Domenica</b></span></div><div><ul><li><span class="fs14">Genesi 2,7-9; 3,1-7: </span><span class="fs14">La creazione dei progenitori e il loro peccato</span><br></li><li><span class="fs14">Romani 5,12-19: </span><span class="fs14">Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia</span><br></li><li><span class="fs14">Matteo 4,1-11: </span><span class="fs14">Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>II Domenica</b></span></div><div><ul><li><span class="fs14">Genesi 12,1-4a: </span><span class="fs14">Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio</span><br></li><li><span class="fs14">2 Timoteo 1,8b-10: </span><span class="fs14">Dio ci chiama e ci illumina</span><br></li><li><span class="fs14">Matteo 17,1-9: </span><span class="fs14">Il suo volto brillò come il sole (Trasfigurazione)</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>III Domenica</b></span></div><div><ul><li><span class="fs14">Esodo 17,3-7: </span><span class="fs14">Dacci acqua da bere</span><br></li><li><span class="fs14">Romani 5,1-2.5-8: </span><span class="fs14">L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato</span><br></li><li><span class="fs14">Giovanni 4,5-42: </span><span class="fs14">Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna (Samaritana)</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>IV Domenica</b></span></div><div><ul><li><span class="fs14">1 Samuele 16,1b.6-7.10-13a: </span><span class="fs14">Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele</span><br></li><li><span class="fs14">Efesini 5,8-14: </span><span class="fs14">Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà</span><br></li><li><span class="fs14">Giovanni 9,1-41: </span><span class="fs14">Andò, si lavò e tornò che ci vedeva (Cieco nato)</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>V Domenica</b></span></div><div><ul><li><span class="fs14">Ezechiele 37,12-14: </span><span class="fs14">Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete</span><br></li><li><span class="fs14">Romani 8,8-11: </span><span class="fs14">Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi</span><br></li><li><span class="fs14">Giovanni 11,1-45: </span><span class="fs14">Io sono la risurrezione e la vita (Risurrezione di Lazzaro)</span><br></li></ul></div><div><br></div><div><span class="fs14">Le letture dell’<b>Antico Testamento</b> presentano la storia della salvezza e l’appello profetico alla conversione e al pentimento. L’epistole del <b>Nuovo Testamento</b> sono scelte per prolungarne il messaggio, mostrandone la profondità e preparando all’ascolto del vangelo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">I <b>vangeli </b>delle due prime domeniche, in tutti e tre i cicli annuali (A, B e C), sono sempre concentrati su Gesù <b>tentato nel deserto </b>e <b>trasfigurato sul monte</b>. Le altre tre domeniche, in questo anno A, riprendono il tema battesimale dell’antico Lezionario romano: l’incontro di Gesù con la <b>samaritana</b>, la guarigione del <b>cieco nato </b>e la risurrezione di <b>Lazzaro</b>. Ciascuno di questi tre grandi temi caratterizza tutto il formulario della Messa del giorno.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il <b>lezionario feriale </b>è molto vario nella scelta delle pericopi. Nelle prime tre settimane, senza un particolare ordine sistematico, sono presentati i grandi temi quaresimali: la carità, la preghiera, il digiuno, il perdono, il servizio, l’umiltà ecc. I testi dell’AT sono sempre in relazione al vangelo. Nelle due ultime settimane, con la lettura discontinua del vangelo di Giovanni (capitoli da 4 a 11), la tematica s’incentra sulla persona di Cristo, sulle sue parole e sulle sue opere che ne manifestano la divinità. Le discussioni con i giudei e la loro crescente opposizione e incredulità conducono alla condanna di Gesù alla morte in croce. La scelta di questi testi di Giovanni, abbinati a quelli dell’AT che presentano la figura del giusto perseguitato, orientano i fedeli a celebrare la passione del Signore.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b class="fs17">La spiritualità quaresimale</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">La <b>vita spirituale</b>, in questo tempo, si nutre di elementi tipicamente pasquali, battesimali, penitenziali ed ecclesiali. Così diventa il «tempo favorevole» per la riscoperta e l’approfondimento dell’autentico <b>discepolato</b>, scuola di <b>purificazione </b>e di <b>illuminazione</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">I mezzi suggeriti per la pratica quaresimale sono semplici: <b>preghiera</b>, <b>digiuno </b>e <b>carità</b>. Per questo la pastorale deve essere creativa per aiutare i cristiani a vivere questi tre mezzi adattandoli alla sensibilità dell’uomo contemporaneo mediante iniziative che, senza distrarre dalla natura e dallo scopo proprio di questo tempo liturgico, aiutino i fedeli a vivere il battesimo in dimensione individuale e comunitaria e a celebrare con più autenticità la pasqua.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 16:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 5,38-48: «Siate perfetti» (VII Domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_n572m3xy"><div><a href="files/Salgado-Flagellazione.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Salgado-Flagellazione.jpg', width: 441, height: 600, description: 'José Maria Veloso Salgado (1864-1945), Flagellazione di Cristo (1886), Casa-Museo Anastácio Gonçalves, Lisbona (Portogallo)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'José Maria Veloso Salgado (1864-1945), Flagellazione di Cristo (1886), Casa-Museo Anastácio Gonçalves, Lisbona (Portogallo)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Salgado-Flagellazione---part.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><br></div><div><b class="fs17">LETTURA</b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Testo (Matteo 5,38-48)</b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">38 </span><span class="fs14">Avete inteso che fu detto: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Occhio per occhio e dente per dente</span></i><span class="fs14">. </span><span class="fs10 cf1">39</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, </span><span class="fs10 cf1">40</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. </span><span class="fs10 cf1">41</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. </span><span class="fs10 cf1">42</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.</span></div><div><span class="fs10 cf1">43</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Avete inteso che fu detto: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico</span></i><span class="fs14">. </span><span class="fs10 cf1">44</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, </span><span class="fs10 cf1">45</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. </span><span class="fs10 cf1">46</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? </span><span class="fs10 cf1">47</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? </span><span class="fs10 cf1">48</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Comprensione del testo</b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 38</span></i></b></div><div><i class="fs14"><span class="fs14 cf1">Occhio per occhio e dente per dente</span></i></div><div><span class="fs14">La legge del «taglione» è un principio giuridico secondo cui la pena deve essere proporzionata all’offesa.</span></div><div><span class="fs14">Es 21,23-25: «Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido».</span></div><div><span class="fs14">Lv 24,17-25: «Chi percuote a morte qualsiasi uomo, dovrà essere messo a morte. Chi percuote a morte un capo di bestiame, dovrà risarcirlo: vita per vita. se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all’altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatto all’altro».</span></div><div><span class="fs14">Dt 19,21: «Il tuo occhio non avrà compassione: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 39</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">non opporvi al malvagio</span></div><div><span class="fs14">Non si tratta qui della non-resistenza al male in genere. Questo verbo significa «opporsi» (resistere) nel senso di replicare, dare botta e risposta immediatamente e personalmente oppure con un contrattacco in tribunale.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 40</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">tunica e mantello</span></div><div><span class="fs14">La tunica è la sottoveste di lino o lana da portare sulla nuda pelle, quindi il vestito più indispensabile che si toglie soltanto a colui che sta per essere venduto come schiavo (Gen 37,23: «Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica con le maniche lunghe che egli indossava»).</span></div><div><span class="fs14">Si tratta perciò di una pretesa esagerata dell’avversario. Tuttavia, come afferma Gesù, è necessario compierla alla lettera e cedere anche il mantello, la sopravveste che serve per coprirsi di notte. Per questo motivo la legge permette di ritenerlo soltanto per una sola giornata (Es 22,25: «Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo?»; Dt 24,12: «Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno. Te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno. Se quell’uomo è povero, non andai a dormire con il suo pegno. Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti. Questo ti sarà contato come un atto di giustizia agli occhi del Signore, tuo Dio»).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 41</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">ti costringerà</span></div><div><span class="fs14">Anziché all’indicativo futuro della maggioranza dei testi antichi, nel Codice Sinaitico (un manoscritto in greco onciale, cioè maiuscolo, datato tra il 330-350 d.C., e che originariamente conteneva l’intero AT nella versione greca dei Settanta, l’intero NT, e la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma) e in altri manoscritti si usa il verbo al congiuntivo aoristo: «se ti costringesse». Gesù sta parlando di un’angheria, come a quella a cui è costretto il Cireneo (Mt 27,32: «Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce»): i soldati romani potevano chiedere che si portassero loro dei pesi per un certo tragitto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">un miglio</span></div><div><span class="fs14">Cioè «mille passi (doppi)», una misura romana corrispondente a circa 1500 m (1478,50 m).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 43</span></i></b></div><div><i class="fs14"><span class="fs14 cf1">Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico</span></i></div><div><span class="fs14">La questione della provenienza di questa citazione è alquanto discussa. L’AT non prescrive l’odio ai nemici.</span><i class="fs14"><span class="fs14 cf1"> </span></i><span class="fs14">Lv 19,17-18: «Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo prossimo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 45</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli</span></div><div><span class="fs14">Si può tradurre con «per essere veramente i figli». Si tratta del passaggio a una nuova condizione dell’uomo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 46</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">ricompensa</span></div><div><span class="fs14">Questo termine si trova spesso in Matteo. Ha un significato letterale di paga, di ciò che è dovuto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">pubblicani</span></div><div>I pubblicani, o esattori delle imposte, erano oggetto di disprezzo generale perché erano al servizio dei Romani ed esercitavano spesso la loro professione rapinando. Spesso venivano assimilati ai peccatori (Mt 9,10-11: «Mentre sedeva a tavola nella casa [di Matteo], sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”»; 11,19: «È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”»).</div><div><b class="fs14"><i class="fs14"><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i class="fs14">v. 48</i></b></div><div><span class="fs14 cf1">perfetti</span></div><div><span class="fs14">Dt 18,13: «Tu sarai irreprensibile verso il Signore, tuo Dio».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">come è perfetto il Padre vostro celeste</span></div><div><span class="fs14">La perfezione dei discepoli deve corrispondere a quella di Dio, la cui generosità si estende «ai buoni e ai malvagi». In Luca viene usato il termine «misericordioso» (Lc 6,36: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»).</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">MEDITAZIONE</b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Interpretazione del testo</b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 38-39a</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Avete inteso che fu detto: </span><i class="fs14"><span class="fs14 cf1">Occhio per occhio e dente per dente</span></i><span class="fs14 cf1">. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio;</span></div><div><span class="fs14">L’uomo tende a vendicarsi dell’ingiustizia che gli viene fatta e, spesso, per lui prende il sopravvento l’istinto selvaggio di rendere un danno maggiore di quello subito. Un argine a questo istinto fu messo dalla legge che determinava la proporzione della vendetta, presente nella legislazione di tutti i popoli antichi, e recepita anche nella Legge ebraica.</span></div><div><span class="fs14">Gesù sembra non voler eliminare questa norma giuridica. Lui va oltre: quello che vuole eliminare è la mentalità che sta dietro questa legge, e propone un’altra via, quella della «giustizia sovrabbondante». Il male non si vince ritorcendolo con egual durezza, ma soffrendolo. Il male mantiene la sua virulenza finché persiste. Perde invece la sua forza quando ricade su un cuore paziente. Allora il colpo va a vuoto e la violenza del male si esaurisce non trovando resistenza. Soltanto così si spezza la potenza del male: lasciando che essa ricada su di noi, come l’onda del mare si infrange sulla scogliera.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 39b-41</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.</span></div><div><span class="fs14">Gesù spiega il suo pensiero con tre esempi presi dalla vita quotidiana. Un tale riceve uno schiaffo su una guancia e ne è profondamente offeso nell’onore. Alza il braccio di scatto per restituire l’offesa. Gesù interviene e lo trattiene: No – gli dice, – offrigli anche l’altra guancia. Vedrai come egli desisterà confuso e come la sua ira sbollirà. Se, invece, egli percuoterà ancora, è meglio sopportare l’ingiustizia piuttosto che commetterne una nuova.</span></div><div><span class="fs14">Un altro è in lite con te e, prendendoti per il colletto, vuole trascinarti davanti al giudice per avere la tua tunica (forse come caparra o come risarcimento danni). Non litigare con lui e davanti al giudice non insistere sul tuo diritto, ma dagli, oltre la tunica, anche il mantello. Vedrai ripetersi la reazione di prima. Se questo non avverrà, tu hai agito da figlio del Padre celeste e hai riversato sull’altro l’amore che il Signore ha per te. E l’amore è più forte del male.</span></div><div><span class="fs14">Un terzo ti ha costretto a fare con lui un miglio, forse perché lo aiuti a spingere il suo carretto o gli porti i bagagli o anche solo per indicargli la strada. Non ribellarti alla sua richiesta, non serbare astio nel cuore, non perderti a pensare come potresti liberartene, ma da’ subito di buon animo con lui per due miglia. Previenilo con la tua bontà e spezza così in lui la voglia di prepotenza.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 42</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.</span></div><div><span class="fs14">È la conclusione sintetica e riassuntiva di questa serie di esempi, che però a sua volta considera due casi concreti: non rifiutare il tuo aiuto a chi te lo chiede, e non respingere chi desidera da te un prestito. Ma allora si deve dimenticare ogni prudenza e precauzione? Si deve essere lo zimbello altrui e lasciarsi stupidamente sfruttare? Certamente no. Non si tratta di rinunciare ai propri diritti e al proprio onore, ma Gesù propone una nuova mentalità, lo spirito dell’amore che tu devi opporre al malvagio. «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 43</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Avete inteso che fu detto: </span><i class="fs14"><span class="fs14 cf1">Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico</span></i><span class="fs14 cf1">.</span></div><div><span class="fs14">Il dovere di amare il prossimo è uno dei massimi comandamenti dell’AT. Ed era considerato prossimo in senso pieno soltanto chi apparteneva al popolo eletto. Anche lo straniero, abitanti in Palestina, pur non avendo lo stesso sangue, era incluso, sotto certi aspetti, in questo comandamento.</span></div><div><span class="fs14">Ma un limite non fu mai varcato, quello nei confronti del nemico, del nemico della patria, dell’avversario armato contro la propria terra. Veramente in nessun passo dell’AT si legge il comando di odiare il nemico in quanto tale.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 44</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,</span></div><div><span class="fs14">Gesù non abolisce il precetto dell’AT, ma lo libera da quello spirito che stava dietro la pratica tradizionale. Nella mentalità del discepolo di Gesù non deve semplicemente esserci spazio per un nemico. L’amore del discepolo deve estendersi a tutti gli uomini: ciascuno deve poter essere il suo prossimo. Amare i nemici significa pregare per i persecutori: amarli tanto da pregare il Signore per il loro bene.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 45</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.</span></div><div><span class="fs14">Essere figli del Padre: questo è il fine. Assomigliare sempre più a lui: il nostro spirito deve modellarsi sul suo e le nostre opere devono fiorire dallo stesso amore misericordioso. Dobbiamo imitare lui, diventare simili a lui, affinché ci riconosca e ci accolga come veri figli.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 46-47</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?</span></div><div><span class="fs14">L’amore deve oltrepassare di gran lunga quanto dicono e fanno gli scribi e i farisei (Mt 5,20) e quello che possiamo notare presso i pubblicani e o i pagani. Pure i pubblicani amano i loro simili. Essere cortesi e gentili è cosa abituale ovunque, anche per i pagani. L’amore sincero deve essere per tutti, e non solo i membri della propria cerchia, ai membri della stessa parrocchia o della stessa associazione.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 48</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.</span></div><div><span class="fs14">Come Gesù ha dato compimento alla legge nell’amore, così deve essere per noi.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Applicazione alla mia vita</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il Signore mi chiama a vivere l’amore. Ad amare sempre e comunque. Non solo quando è facile, ma anche quando e difficile. Anche quando è impossibile. Il risentimento, l’odio, l’ira e la vendetta prendono a volte il sopravvento, ma mi rendo conto che questi sentimenti nutrono il male, e lo fanno crescere, sempre di più. Per fermare il male bisogna sopportarne il peso.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ma anche questo, a volte, per Gesù non è abbastanza. Non si può restare immobili davanti al male ricevuto, ma rispondere con il bene. Sopportare di più, dare di più, fare di più, di quello a cui siamo obbligati, perché solo così possiamo vincere il male con il bene.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Amare tutti, significa anche amare chi ci fa del male. E questo amore è autentico solo quando riusciamo a pregare per il nostro aguzzino, chiedere autenticamente a Dio il bene per quella persona. Solo così saremo figli nel Figlio: figli perché assomiglieremo al Figlio. La croce come dono d’amore, e Gesù che anche in punto di morte prega per i suoi crocifissori.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">PREGHIERA</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, non so se riesco davvero a prendere sul serio queste parole del Vangelo…</span></div><div><span class="fs14">Come mi comporto in momenti di difficoltà?</span></div><div><span class="fs14">E come reagisco alla mancanza di amore da parte degli altri?</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">CONTEMPLAZIONE</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Salmo 103,1-4.8.10.12-13</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Benedici il Signore, anima mia,</span></div><div><span class="fs14">quanto è in me benedica il suo santo nome.</span></div><div><span class="fs14">Benedici il Signore, anima mia,</span></div><div><span class="fs14">non dimenticare tutti i suoi benefici.</span></div><div><span class="fs14">Egli perdona tutte le tue colpe,</span></div><div><span class="fs14">guarisce tutte le tue infermità,</span></div><div><span class="fs14">salva dalla fossa la tua vita,</span></div><div><span class="fs14">ti circonda di bontà e misericordia.</span></div><div><span class="fs14">Misericordioso e pietoso è il Signore,</span></div><div><span class="fs14">lento all’ira e grande nell’amore.</span></div><div><span class="fs14">Non ci tratta secondo i nostri peccati</span></div><div><span class="fs14">e non ci ripaga secondo le nostre colpe.</span></div><div><span class="fs14">Quanto dista l’oriente dall’occidente,</span></div><div><span class="fs14">così egli allontana da noi le nostre colpe.</span></div><div><span class="fs14">Come è tenero un padre verso i figli,</span></div><div><span class="fs14">così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs14"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 13:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 5,17-37: «Ma io vi dico» (VI Domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_p010zzky"><div><a href="files/Ferenczy,_Karoly_-_Sermon_on_the_Mountain_-1896-.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Ferenczy,_Karoly_-_Sermon_on_the_Mountain_-1896-.jpg', width: 800, height: 540, description: 'Károly Ferenczy (1862-1917), Il Discorso della Montagna (1896), Galleria nazionale ungherese, Budapest (Ungheria)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Károly Ferenczy (1862-1917), Il Discorso della Montagna (1896), Galleria nazionale ungherese, Budapest (Ungheria)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Ferenczy,_Karoly_-_Sermon_on_the_Mountain_-1896--01---part.jpeg"  title="" alt=""/></a><b class="fs17"><br></b></div><div><b class="fs17"><br></b></div><div><b class="fs17">LETTURA</b></div><div><b class="fs17"><br></b></div><div><b class="fs17">Testo (Matteo 5,17-37)</b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">17 </span><span class="fs14">Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. </span><span class="fs10 cf1">18</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. </span><span class="fs10 cf1">19</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">20 </span><span class="fs14">Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">21 </span><span class="fs14">Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. </span><span class="fs10 cf1">22</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">23 </span><span class="fs14">Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, </span><span class="fs10 cf1">24</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">25 </span><span class="fs14">Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. </span><span class="fs10 cf1">26</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">27 </span><span class="fs14">Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. </span><span class="fs10 cf1">28</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">29 </span><span class="fs14">Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. </span><span class="fs10 cf1">30</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">31</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio». </span><span class="fs10 cf1">32</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">33</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». </span><span class="fs10 cf1">34</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, </span><span class="fs10 cf1">35</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. </span><span class="fs10 cf1">36</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. </span><span class="fs10 cf1">37</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Comprensione del testo</b></div><div><b><i class="fs17"><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 17</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">a dare pieno compimento</span></div><div><span class="fs14">Il verbo greco «plerun» può significare «realizzare» (per es. una profezia, 1,22: «Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta») o «riempire» (una rete, 13,48: «Quando è piena, i pescatori la tirano a riva»; una misura, 23,32: «Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri»). Questo secondo significato sembra essere richiesto dal contesto del Discorso della montagna. Gesù non intende qui semplicemente realizzare una profezia, ma la vuole condurre alla sua perfezione, quando in questo modo il vero significato al codice di vita religiosa che era allora diventata legge. In questo modo essa deve raggiungere la sua perfezione totale e riscoprire la sua semplicità originaria.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 18</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">un solo iota o un solo trattino</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «non un iota, non il più piccolo tratto». Nell’alfabeto ebraico il «iod» è la lettera più piccola. Il «tratto» indica forse il punto o il trattino che distingueva due lettere (un po’ come la G e C). Comunque il significato è che nessun particolare della legge deve essere trascurato.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">senza che tutto sia avvenuto</span></div><div><span class="fs14">Espressione difficile. Probabilmente non significa «fino a che avrò compiuto tutto sulla croce», e nemmeno «fino a che tutti i miei ordini saranno stati compiuti dai miei discepoli». Forse significa «fino alla fine del mondo», perché la Legge, rivalutata da Gesù, conserva tutta la sua autorità.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 19</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">sarà considerato minimo … grande</span></div><div><span class="fs14">Le parole «minimo» e «grande» non esprimono il concetto di una gerarchia nel Regno. Con questa espressione i rabbini approvavano o disapprovavano i diversi comportamenti degli uomini.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 20</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">giustizia</span></div><div><span class="fs14">Come in 5,6.10 («Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» e «Beati i perseguitati per la giustizia»), questa giustizia è la fedeltà dei discepoli alla legge di Dio, una nuova fedeltà, resa possibile e urgente dalla interpretazione autorevole (7,29: «Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e con come i loro scribi») che Gesù dà di questa legge.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 21</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">antichi</span></div><div><span class="fs14">Il termine usato qui da Matteo al plurale («archaioi») indica «coloro che ci hanno preceduti», gli avi che sono alla sorgente della tradizione. Non si devono confondere con i «presbyteroi» che sono gli anziani, col significato di «notabili».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Non ucciderai</span></div><div><span class="fs14">Si tratta dell’omicidio intenzionale, per es. una vendetta personale, proibito dal Decalogo (Es 20,13: «Non ucciderai»; Dt 5,17 «Non ucciderai»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">giudizio</span></div><div><span class="fs14">Gesù riassume le punizioni elencate dalla legge senza fermarsi alla loro formulazione letterale (Es 21,12: «Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte»; Lv 24,17: «Chi percuote a morte qualsiasi uomo, dovrà essere messo a morte»; Nm 35,16-18: «Ma se uno colpisce un altro con uno strumento di ferro e quello muore, quel tale è omicida; l’omicida dovrà essere messo a morte. Se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, atta a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l’omicida dovrà essere messo a morte. O se lo colpisce con uno strumento di legno che aveva in mano, atto a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l’omicida dovrà essere messo a morte»; Dt 17,12: «L’uomo che si comporterà con presunzione e non obbedirà al sacerdote che sta là per servire il Signore, tuo Dio, o al giudice, quell’uomo dovrà morire»). Per essere più precisi, Gesù afferma che tale uomo merita la morte, ma proclama che egli è soggetto a un giudizio di condanna, che è il giudizio di Dio (Rm 1,32: «E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tale cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa»).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 22</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Stupido</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «raka», probabilmente una trascrizione della ingiuria talmudica «reiqah», cioè imbecille, insensato, testa vuota, senza cervello.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">sinedrio</span></div><div><span class="fs14">Il Sinedrio è composto da 71 membri con sede a Gerusalemme, è da distinguere rispetto ai tribunali semplici composti da 23 membri e sparsi per tutto nel paese.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Pazzo</span></div><div><span class="fs14">Ingiuria abbastanza comune in sé, ma che presso gli ebrei poteva avere, come sembra, un significato molto più grave e indicare la ribellione contro Dio (Dt 32,6: «Così tu ripaghi il Signore, popolo stolto e privo di saggezza? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito?»; 1Cor 4,10: «Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Geènna</span></div><div><span class="fs14">Un burrone di Gerusalemme dove si fecero in onore di Maloc olocausti di bambini (2Cr 28,3: «Egli [il re Acaz] bruciò incenso nella valle di Ben-Innòm; fece passare i suoi figli per il fuoco, secondo gli abomini delle nazioni che il Signore aveva cacciato davanti agli Israeliti»; 33,6: «[il re Manasse] fece passare i suoi figli per il fuoco nella valle di Ben-Innòm, si affidò a vaticini, presagi e magie, istituì negromanti e indovini. Compì in molte maniere ciò che è male agli occhi del Signore, provocando il suo sdegno»). Fu poi cambiato in luogo di scarico pubblico. Divenne comunque un simbolo di maledizione (Ger 7,31: «Hanno costruito le alture di Tofet nella valle di Ben-Innòm, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che io non avevo mai comandato e che non avevo mai pensato»; 19,6: «Perciò, ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali questo luogo non si chiamerà più Tofet e valle di Ben-Innòm, ma valle della Strage») e nella letteratura apocalittica perfino di maledizione eterna. Con quest’ultimo significato viene usato nel NT.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 25</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario</span></div><div><span class="fs14">Applicazione catechetica da parte di Matteo di una parabola escatologica (Lc 12,57-59: «E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo»). Questa indicava la necessità di convertirsi prima che fosse troppo tardi. Matteo vuole far comprendere che non si deve essere in collera con un uomo quando si comparirà davanti a Dio giudice, sotto pena di dannazione eterna.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 26</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">spicciolo</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «quadrante», cioè la quarta parte di un asse, piccola moneta romana con cui si potevano comprare due passeri.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 27</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Non commetterai adulterio</span></div><div><span class="fs14">Es 20,14: «Non commetterai adulterio»; Dt 5,18: «Non commetterai adulterio».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 28</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">guarda una donna</span></div><div><span class="fs14">Lo sguardo posato su una donna, sposata o fidanzata, intende rapirla a un altro. Gesù non condanna ogni desiderio per la donna da parte dell’uomo, ma la cupidigia attiva che già s’impossessa della donna altrui.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 29</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">ti è motivo di scandalo</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «ti scandalizza». Per la Bibbia, lo scandalo non è un cattivo esempio o un fatto disgustoso, ma, secondo l’etimologia, un «ostacolo», un laccio (Sal 124,7: «Siamo stati liberati come un passero dal laccio dei cacciatori: il laccio si è spezzato e noi siamo scampati»), una pietra di inciampo che fa cadere (Is 8,14-15: «Egli sarà insidia e pietra di ostacolo e scoglio d’inciampo per le due case d’Israele, laccio e trabocchetto per gli abitanti di Gerusalemme. Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno, saranno presi e catturati»; Rm 9,33: «Come sta scritto: Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e un sasso che fa cadere; ma chi crede in lui non sarà deluso»; 1Pt 2,7-8: «Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo»). Le cause o le occasioni di caduta sono numerose: dapprima Gesù (Mt 11,6: «E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!»; 13,57: «Ed era per loro motivo di scandalo»; 15,12: «Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?»; 17,27: «Ma, per evitare di scandalizzarli…»; 26,31-33: «Questa notte per tutti voi sarà motivo di scandalo … Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai»), ma in senso diverso anche gli uomini (16,23: «Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»; 18,6-9: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli…»), il mondo (13,41: «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità»; 18,7: «Guai al mondo per scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!»), la persecuzione (13,21: «appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno»; 24,10: «Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">cavalo e gettalo via da te</span></div><div><span class="fs14">Il bene e il male risiedono senza dubbio nel cuore (Mt 12,34: «Razza di vipere, come potete dire cose buone, coi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda»), cioè nella parte più intima dell’uomo, e non negli strumenti che sono le sue membra visibili. Ma Gesù considera qui il caso limite, in cui esse non sono altro che strumenti di peccato.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 31</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">atto del ripudio</span></div><div><span class="fs14">Qui non si tratta del divorzio nel senso moderno della parola, ma del diritto che aveva lo sposo di «ripudiare» sua moglie (Dt 24,1: «Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa»).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 32</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">unione illegittima</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «eccetto per impudicizia». Il termine greco tradotto con unione illegittima viene interpretato in modi diversi. Comunque il testo richiama l’indissolubilità naturale dell’unione coniugale. La tradizione ortodossa vede in questo inciso una base per costatare, in caso di adulterio, che c’è un divorzio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 37</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">«Sì, sì», «No, no »</span></div><div><span class="fs14">L’espressione vorrebbe dire che la bocca deve proferire ciò che vi è nel cuore, il linguaggio deve essere sincero da non aver bisogno di giuramento.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">MEDITAZIONE</b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Interpretazione del testo</b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 17-20</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.</span></div><div><span class="fs14">Gesù è venuto a confermare la Legge, nel senso che ne rivela il significato pieno che corrisponde all’intenzione del legislatore, Dio stesso, conformemente a quanto ci si aspettava dal Messia. Ma questo non esclude che Gesù confermi la Legge in quanto la osserva pienamente, rinnovandola e trasfigurandola. La Legge viene riportata da Gesù alla sua finalità originaria. Per esempio Gesù non vede in senso restrittivo l’omicidio, ma lo vede in ogni male fatto al fratello, e così via.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 21-22</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna.</span></div><div><span class="fs14">L’omicidio è proibito dalla Legge, che prevede per esso la pena capitale. L’omicidio, per Gesù, non è però solo quello che porta allo spargimento del sangue, perché viene commesso anche con la collera e le parole offensive rivolte contro un fratello. La formula «Ma io vi dico» non cancella quanto è stato detto, ma introduce la spiegazione di Gesù.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 23-26</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.</span></div><div><span class="fs14 cf1">Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!</span></div><div><span class="fs14">Il peccato compiuto contro il fratello, secondo la tradizione giudaica, non può essere rimesso da Dio, ma solo da chi è stato offeso: per questo, prima di andare all’altare per presentare l’offerta, è necessario recarsi dal fratello.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 27-30</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.</span></div><div><span class="fs14 cf1">Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.</span></div><div><span class="fs14">Per Gesù l’adulterio non riguarda solo l’agire, ma anche il guardare una donna con desiderio. L’insegnamento sul guardare porta Matteo a un’associazione con un detto sull’occhio che è d’inciampo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 31-32</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio». Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.</span></div><div><span class="fs14">La questione del divorzio verrà ripresa da Matteo in 19,3-12. Il ripudio della moglie, anche se ammesso dalla Legge, per Gesù comporta che la divorziata debba essere considerata un’adultera. Il libello di divorzio però aveva proprio come scopo la limitazione dell’arbitrio maschile e la concessione alla donna, dopo la separazione, della possibilità di risposarsi senza essere accusata di adulterio. È la famosa «clausola matteana» a destare, ancora oggi, dubbi sulla corretta interpretazione. Comunque Gesù, d’accordo con una tradizione minoritaria per l’Israele del suo tempo, sembra opporsi per principio al divorzio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 33-37</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.</span></div><div><span class="fs14">La questione della verità nel parlare viene affrontata da Gesù dal punto di vista del giuramento.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Applicazione alla mia vita</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, quanti insegnamenti. Così tanti e così importanti che mi sento stordito, e incapace di comprenderli e di accoglierli a sufficienza. Tu hai dato la Legge perché fosse faro e guida lungo il cammino, ma ne abbiamo perso il senso e non siamo più capaci di comprenderla. Così tu ce la fai scoprire di nuovo, ce ne mostri il senso profondo, perché noi possiamo riscoprirla. In te, Gesù, troviamo il compimento della Legge.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tu ci chiedi di cambiare prospettiva: non è sufficiente «non uccidere» fisicamente qualcuno, ma bisogna «non uccidere» il fratello con l’odio, l’inganno, la parola, e con tutti quello che può ferirlo. Perché il male che resta tra noi non ci permette di poterci presentare davanti a te. Se non siamo in comunione con i fratelli non siamo in comunione neanche con te. Se odiare il fratello è come ucciderlo, allora amarlo e riconciliarsi, è come donargli e ricevere vita.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dovremmo essere disgustati dal peccato, pronti a qualsiasi rinuncia per non commetterlo. Tu ci chiedi di fare di tutto per estirparlo da noi stessi, perché quello che alberga nel nostro cuore, e quello che da esso trabocchi fuori di noi, sia solo amore.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">PREGHIERA</b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, spesso sono attaccato alla lettera dei comandamenti…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, spesso uccido il mio fratello…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, spesso il mio cuore è pieno solo di tenebra…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">CONTEMPLAZIONE</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Salmo 119,1-2.4-5.17-18.33-34</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Beato chi è integro nella sua via</span></div><div><span class="fs14">e cammina nella legge del Signore.</span></div><div><span class="fs14">Beato chi custodisce i suoi insegnamenti</span></div><div><span class="fs14">e lo cerca con tutto il cuore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tu hai promulgato i tuoi precetti</span></div><div><span class="fs14">perché siano osservati interamente.</span></div><div><span class="fs14">Siano stabili le mie vie</span></div><div><span class="fs14">nel custodire i tuoi decreti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,</span></div><div><span class="fs14">osserverò la tua parola.</span></div><div><span class="fs14">Aprimi gli occhi perché io consideri</span></div><div><span class="fs14">le meraviglie della tua legge.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti</span></div><div><span class="fs14">e la custodirò sino alla fine.</span></div><div><span class="fs14">Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge</span></div><div><span class="fs14">e la osservi con tutto il cuore.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Feb 2020 15:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sulle tracce degli Apostoli: Giacomo il Maggiore]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Santi"><![CDATA[Santi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_g08kbc8f"><div><a href="files/Il-Cammino-di-Santiago.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Il-Cammino-di-Santiago.jpg', width: 800, height: 533, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-9" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Il-Cammino-di-Santiago---part.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dopo la lectio divina sulla <a href="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?id=nsfmtk41" class="imCssLink">chiamata dei primi discepoli</a> </span><span class="fs14">e l’approfondimento sull’<a href="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?id=eds8isfo" class="imCssLink">apostolo Andrea</a></span><span class="fs14">, oggi scopriremo la storia di un altro dei fratelli meno conosciuti dei quattro primi chiamati: <b>Giacomo </b>fratello del più famoso Giovanni.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Da subito però mi sento in dovere di chiarire che per poter comprendere tutto quello che seguirà, bisogna tener presente che tratteremo tre nuclei principali:</span></div><div><ul class="fs14"><li><span class="fs14">1. Il primo nucleo racchiude tutte le notizie che dell’apostolo ci da il <b>Nuovo Testamento</b>, e che si conclude con la sua morte per decapitazione.</span></li><li><span class="fs14">3. (e non mi sono sbagliato a mettere i numeri) Il terzo nucleo prende avvio dalla scoperta della <b>tomba di Giacomo in Spagna</b>, e include tutta la storia della devozione scaturita da questo evento, e che arriva fino a noi oggi.</span></li><li><span class="fs14">2. Il secondo nucleo, il più affascinante ma anche il più fumoso, contiene tutte quelle teorie, tradizioni, leggende, storie e riferimenti che lungo i secoli hanno tentato di <b>collegare questi due eventi</b>. Tutto questo per scoprire la storia del corpo di Giacomo, sparito nella Gerusalemme del 44 e riscoperto nella Compostela dell’812. In particolare due «<b>leggende</b>» attireranno la nostra attenzione:</span></li><ul><li><span class="fs14">A. La prima, ambientata prima della morte dell’apostolo, fa riferimento all’impossibile <b>viaggio missionario</b> di Giacomo in Spagna.</span></li><li><span class="fs14">B. La seconda, ambientata subito dopo la sua morte, racconta di come il suo sepolcro sia stato portato a <b>Campostella</b>.</span></li></ul></ul><b><div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><span class="fs20">1. Quello che sappiamo dal Nuovo Testamento</span></div></b></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Giacomo, figlio di Zebedeo, fratello di Giovanni, viene chiamato comunemente «<b>il Maggiore</b>» per distinguerlo da un altro Giacomo tra gli apostoli, figlio di Alfeo e</span><span class="fs14"> &nbsp;</span><span class="fs14">detto invece «il Minore». Insieme a suo fratello Giovanni, a Pietro e Andrea era pescatore a Betsaida, e qui, sulla riva del lago, viene chiamato da Gesù (Mt 4,21; Mc 1,19; Lc 5,10), accogliendolo poi nella casa di Pietro (Mc 1,29).</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Sempre presente nella lista degli apostoli (Mt 10,2; Mt 3,17; Lc 6,14), insieme a Giovanni vengono chiamati da Gesù «<b>Boanèrghes</b>» cioè «figli del tuono» (Mc 3,17). Il loro temperamento li porta a chiedere a Gesù un trattamento di favore (Mc 10,35), e davanti al rifiuto di un villaggio di samaritani vorrebbero distruggerli con un fuoco dal cielo (Lc 9,54). Faceva parte, insieme a Pietro e Giovanni, del gruppo dei prediletti, invitati ad essere testimoni di fatti straordinari, come la resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37; Lc 8,51), la trasfigurazione di Gesù sul monte (Mt 17,1; Mc 9,2; Lc 9,28), e la preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi prima della passione (Mc 14,33). Il vangelo ricorda una sua domanda a Gesù sulla fine dei tempi (Mc 13,3).</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Gli Atti degli Apostoli ci dicono la sua presenza nel cenacolo, insieme con gli altri apostoli, il giorno della Pentecoste (At 1,13), ma soprattutto ci racconta della sua <b>uccisione</b>, per decapitazione, ordinata da Erode Agrippa (At 12,2). Era il 44 d.C. ca, e da quel momento non ci sono più notizie certe fino all’812.</span></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs20">2.A. La leggenda del viaggio in Spagna prima della morte</b></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Che Giacomo sia una figura centrale nella fede della penisola iberica è abbastanza evidente, per motivi che spiegheremo dopo. Nel frattempo dobbiamo accennare ad alcune «<b>leggende</b>» del <b>VII secolo </b>che raccontano dell’<b>opera missionaria dell’apostolo in Spagna</b>. Come tutti comprenderemo, visto che Giacomo viene martirizzato a Gerusalemme prima ancora della dispersione dei discepoli, è praticamente impossibile che queste tradizioni abbiano un qualche valore storico.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Il vangelo è arrivato all’estremo occidente dell’impero romano abbastanza presto, per alcuni ad opera di Paolo, e i primi a parlare di <b>chiese </b>in quella regione sono Ireneo di Lione (130-202; in </span><i class="fs14"><span class="fs14">Adversus haereses</span></i><i class="fs14"><span class="fs14 cf1 ff1"> </span></i><span class="fs14">I, 10, 2), e Tertulliano (155-230 ca; in </span><i class="fs14"><span class="fs14">Adversus Iudaeos</span></i><span class="fs14"> 7), seguiti poi da Cipriano di Cartagine (210-258), che in una </span><i class="fs14"><span class="fs14">Epistola</span></i><span class="fs14">, la numero 67, scrive alle chiese di </span><span class="fs14">Leon, Astorga e Merida, e accenna a quella di Saragoza. Nel sinodo di Elvira (oggi Granada) nel IV secolo, erano presenti 19 vescovi e 24 presbiteri.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">La leggenda che vede Giacomo in Spagna viene fatta risalire a Isidoro di Siviglia (560 ca-636) e ad una versione latina del VII secolo del suo </span><i class="fs14"><span class="fs14"><b>Breviarum Apostolorum</b></span></i><span class="fs14">. È stato però dimostrato come la frase sulla predicazione di Giacomo in Spagna, sia una un’aggiunta del traduttore latino che non compare nel testo originale greco. Comunque, anche se fosse originale, Isidoro muore nel 636 e quindi non può essere annoverato tra i testimoni della prima ora del culto di Giacomo in Spagna.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Altri testi, anche di ambito spagnolo, dal X secolo al XIII <b>rigettano la tradizione </b>della predicazione di Giacomo in Spagna, che invece prenderà piede nel secolo successivo, fino ad essere inserita nel </span><i class="fs14"><span class="fs14">Martirologio Romano</span></i><span class="fs14"> (1586) dal cardinale Baronio (1538-1607), ma per essere poi successivamente da lui stesso respinta.</span></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs20">2.B. La leggenda dell’arrivo delle reliquie a Compostela</b></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Il primo testo che cita il sepolcro in Galizia è il </span><i class="fs14"><span class="fs14">Martirologio </span></i><span class="fs14">di Floro (808-838), al giorno 25 luglio, ripreso alla lettera da quello di Adone (850-860). Al X secolo risalgono i primi testi che raccontano la <b>traslazione del corpo di Giacomo</b>, subito dopo il martirio, da Gerusalemme alla Spagna, mentre la descrizione della <b>scoperta del sepolcro </b>e la sua precisa collocazione cronologica al tempo del vescovo Teodomiro di Iria Flavia e del re Alfonso II il Cattolico o il Casto (tra l’812 e l’814) la si trova ancora più tardi, in un atto del 1077 e poi in testi di fine XI e inizio XII secolo.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">La leggenda è contenuta nella </span><i class="fs14"><span class="fs14"><b>Leggenda Aurea</b></span></i><span class="fs14"><b> </b>di Jacopo da Varagine (1228-1298), che si ispirò ad altri agiografi anteriori, come i domenicani Giovanni da Mailly (XIII sec.) e Bartolomeo da Trento (1190-1251 ca), ma che non citano mai esplicitamente le loro fonti, perdendosi così nella foschia della storia.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">La </span><i class="fs14"><span class="fs14">Leggenda Aurea </span></i><span class="fs14">dopo</span><i class="fs14"><span class="fs14"> </span></i><span class="fs14">aver ricordato il fantasioso ministero missionario di Giacomo in Spagna, racconta di come, dopo la morte dell’apostolo, i suoi discepoli, con una barca guidata da un angelo, ne trasportarono il corpo in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino a Iria Flavia. Nei secoli le persecuzioni e le proibizioni di visitare il luogo fanno sì che della tomba <b>si perdano memoria </b>e tracce.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Aggiungendo fantasiosi dettagli alla storia, reale, della scoperta del sepolcro di Giacomo, il testo racconta di come l’eremita Pelagio, preavvertito da un angelo, vide strane luci simili a stelle sul monte Liberon, dove esistevano antiche fortificazioni probabilmente di un antico villaggio celtico.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: «Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé».</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Anche se sono innumerevoli, e spesso discordanti tra di loro, le tradizioni che riguardano l’arrivo delle reliquie di Giacomo in Spagna, non chiariscono affatto come e chi in realtà abbia portato il corpo dell’apostolo in Galizia.</span></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs20">3. La storia del culto di Giacomo</b></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Presso il sepolcro di Giacomo, quasi subito inizia la consuetudine del pellegrinaggio. Il «<b>Cammino</b>» divenne in epoca medievale popolarissimo, donando a Compostela la stessa importanza di Roma e Gerusalemme. </span><span class="fs14">Il </span><i class="fs14"><span class="fs14">Codex calixtinus </span></i><span class="fs14">(1139-1173), un insieme di testi per il culto compostelano a Giacomo, descrive le principali rotte da Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Paesi Bassi, senza dimenticare Spagna e Portogallo. Comunque per tutti al termine del cammino si arrivava a Santiago, magari spingendosi fino a Finisterre, per ammirare l’Atlantico dal bordo del mondo allora conosciuto, bruciare le vesti da pellegrino e prepararsi al viaggio di ritorno.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">La nascita, lo sviluppo ed il ruolo della città che sorse intorno alla tomba dell’apostolo sono strettamente legati alla crescita del culto ed ai pellegrinaggi. Sul sepolcro di Giacomo viene costruita una prima <b>chiesetta </b>da Alfonso II (791-842), affidata ad una comunità di monaci. Ingrandita e abbellita nell’899 da Alfonso III il Grande (866-910), la chiesetta viene distrutta nel 997 (ma senza che il sepolcro sia toccato) e riedificata. Sopra di questa, nel 1075 si inizia la costruzione della grandiosa <b>basilica romanica </b>dedicata a Giacomo, portata a termine nel 1128 e tuttora esistente, con aggiunte fino al secolo XIX.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Se la tradizione del rinvenimento delle reliquie di Giacomo, e in particolare il più tardo racconto della loro traslazione da Gerusalemme, sono stati oggetto di notevoli critiche relativamente al loro valore storico, gli <b>scavi archeologici </b>presso la tomba (1878-1879 e 1946-1959) hanno invece confermato quanto le pur tardi fonti affermano relativamente alla descrizione del sepolcro. Il papa Leone XIII (1810-1903), con la bolla </span><i class="fs14"><span class="fs14">Deus omnipotens</span></i><span class="fs14"> del 1° novembre 1884, ha dichiarato solennemente l’<b>autenticità delle reliquie </b>conservate a Santiago di Compostela.</span></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div class="fs14"><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs20">L’iconografia di Giacomo</b></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Su vari livelli scorrono le rappresentazione iconografiche di Giacomo che venne considerato, di volta in volta e spesso contemporaneamente, apostolo, protettore dei pellegrini, celeste cavaliere patrono della </span><i class="fs14"><span class="fs14">Reconquista</span></i><span class="fs14">, e protagonista di numerose leggende e tradizioni diffuse di pellegrini in tutta Europa.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><a href="files/1.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/1.jpg', width: 491, height: 600, description: 'Jusepe de Ribera, detto Spagnoletto (1591-1652), S. Giacomo il Maggiore (1634 ca), Museo di belle arti di Siviglia, Siviglia (Spagna)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Jusepe de Ribera, detto Spagnoletto (1591-1652), S. Giacomo il Maggiore (1634 ca), Museo di belle arti di Siviglia, Siviglia (Spagna)', width: 180});" class="imCssLink fleft inline-block"><img class="image-1 fleft" src="https://www.teofiloincammino.it/images/P1_7acetsqi.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs14">Le rappresentazioni più antiche lo raffigurano come apostolo e, quindi, con la tunica, i piedi scalzi e con in mano il libro della missione apostolica. Con l’affermarsi del pellegrinaggio a Compostela, vicino a questa immagine comincia ad apparirne una nuova che fa riferimento soprattutto che fa riferimento alla sua funzione di protettore di pellegrini. </span></div><div class="fs14"><br></div><div><a href="files/2.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/2.jpg', width: 456, height: 600, description: 'S. Giacomo Maggiore Apostolo (XVII sec.), Diocesi di Bergamo, Bergamo (Italia)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'S. Giacomo Maggiore Apostolo (XVII sec.), Diocesi di Bergamo, Bergamo (Italia)', width: 180});" class="imCssLink fleft inline-block"><img class="image-6 fleft" src="https://www.teofiloincammino.it/images/P2_sntnfjwb.jpg"  title="" alt=""/></a></div><div class="fs14"><span class="fs14">Sulle sue vesti </span><a href="files/2.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/2.jpg', width: 456, height: 600, description: 'S. Giacomo Maggiore Apostolo (XVII sec.), Diocesi di Bergamo, Bergamo (Italia)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'S. Giacomo Maggiore Apostolo (XVII sec.), Diocesi di Bergamo, Bergamo (Italia)', width: 180});" class="imCssLink"><br></a><span class="fs14">inizia ad affacciarsi una conchiglia che, spesso, coesiste con gli attributi apostolici creando un tipo più diffuso. Con lo sviluppo incontenibile del pellegrinaggio il santo, secondo un processo di identificazione con i propri devoti, ne assume tutti gli elementi che li caratterizzano e che servono al lungo viaggio: un lungo bordone, un cappello ad ampie falde per proteggersi dal sole, una mantellina che copre le spalle ed una bisaccia.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">La figura dell’apostolo-pellegrino ha il suo momento di auge nel XVI sec., mentre la controriforma ed il barocco imporranno di nuovo il tipo apostolico, riducendo al minimo i segni del pellegrinaggio che si manterranno invece nell’iconografia popolare. </span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><a href="files/4.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/4.jpg', width: 389, height: 600, description: 'Maestro Matteo, Santiago seduto, Portico della Gloria (1188), Cattedrale, Santiago di Compostela'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Maestro Matteo, Santiago seduto, Portico della Gloria (1188), Cattedrale, Santiago di Compostela', width: 180});" class="imCssLink fleft inline-block"><img class="image-7 fleft" src="https://www.teofiloincammino.it/images/P4_ivx4tnvs.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs14">Nella cattedrale di Santiago troviamo, rappresentati nel XII e XIII sec., i prototipi di due nuovi modelli iconografici. Innanzitutto quello di Giacomo sedente, che accoglie in trono all’ingresso della cattedrale i propri devoti. Una statua romanica, egualmente sedente, si trova sopra il suo sepolcro. </span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><a href="files/3.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/3.jpg', width: 302, height: 600, description: 'Giambattista Tiepolo (1696-1770), S. Giacomo Matamoros (1749), Museo di belle arti di Budapest, Budapest (Ungheria)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Giambattista Tiepolo (1696-1770), S. Giacomo Matamoros (1749), Museo di belle arti di Budapest, Budapest (Ungheria)', width: 180});" class="imCssLink fleft inline-block"><img class="image-0 fleft" src="https://www.teofiloincammino.it/images/P3_jja64xgb.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs14">L’altro tipo iconografico che troviamo nella cattedrale di Santiago è quello di Giacomo cavaliere, del «soldato di Cristo», del «difensore della fede», del «</span><i class="fs14"><span class="fs14">matamoros</span></i><span class="fs14">» patrono della Reconquista e santo militare degli spagnoli. Discende dai cieli con una spada fiammeggiante, con una bandiera rosso-crociata, in difesa delle truppe cristiane. In tale attitudine costituisce anche il tipo più diffuso nel mondo latino-americano.</span></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><br></div><div class="fs14"><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 21:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 5,13-16: Sale e Luce (V Domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_2mne6ld9"><div><a href="files/paris.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/paris.jpg', width: 490, height: 600, description: 'Paris Bordon (1500-1570), Il Redentore – Cristo come “La Luce del Mondo” (1550 ca), National Gallery, Londra (Regno Unito)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/paris---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">LETTURA</span></b><br></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Introduzione</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il cosiddetto «Discorso della montagna», il primo lungo discorso di Gesù in Matteo, è probabilmente la parte dei vangeli che ha avuto più interpretazioni. Le parole di Gesù sono state comprese durante i secoli nei modi più svariati. La ragione sta nel fatto che tra i cinque di Matteo, quello della montagna «non è un qualsiasi discorso: sul piano ermeneutico, ha una rilevanza unica, perché offre al lettore una visuale programmatica dell’opera del Messia» (M. Grilli).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Un modo semplice di dividere il Discorso è:</span></div><div><ul><li><span class="fs14">5,1-2: Introduzione;</span><br></li><li><span class="fs14">5,3-12: le Beatitudini;</span><br></li><li><span class="fs14">5,13-16: due detti centrati sull’identità dei discepoli;</span><br></li><li><span class="fs14">5,17-48: diversi insegnamenti sul rapporto tra Gesù e la Legge e il modo di metterla in pratica;</span><br></li><li><span class="fs14">6,1-18: sulle pratiche giudaiche di elemosina, preghiera e digiuno;</span><br></li><li><span class="fs14">6,19-34: sulla provvidenza;</span><br></li><li><span class="fs14">7,1-12: i rapporti con i fratelli, coi pagani e con Dio;</span><br></li><li><span class="fs14">7,13-14: il confronto tra le due vie;</span><br></li><li><span class="fs14">7,15-20: due generi di profeti;</span><br></li><li><span class="fs14">7,21-23: due specie di discepoli;</span><br></li><li><span class="fs14">7,24-27: parabola delle due case.</span></li></ul><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>Testo (Matteo 5,13-16)</div></b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">13 </span><span class="fs14">Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.</span></div><div><span class="fs10 cf1">14 </span><span class="fs14">Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, </span><span class="fs10 cf1">15</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. </span><span class="fs10 cf1">16</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli</span><span class="fs14">.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Voi siete</span></div><div><span class="fs14">Dopo le Beatitudini, alcune parole di Gesù definiscono il ruolo dei discepoli, che sono «sale» e «luce». Due detti e insegnamenti centrati sull’identità dei discepoli, mostrano non quello che essi devono diventare, ma quello che essi sono già.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">sale</span></div><div><span class="fs14">Il «sale» rende i cibi saporosi (Gb 6,6: «Si mangia forse un cibo insipido, senza sale?»). Data la sua capacità di conservarli (Bar 6,27: «le mogli di costoro ne pongono sotto sale una parte»), esso serve a indicare il valore duraturo di un contratto: un’alleanza di sale (Nm 18,19: «Io do a te, ai tuoi figli e alle tue figlie con te, per legge perenne, tutte le offerte di cose sante che gli Israeliti preleveranno per il Signore. È un’alleanza inviolabile [lett.: “di sale”], perenne, davanti al Signore, per te e per la tua discendenza con te»), un patto perpetuo (2Cr 13,5: «Non sapete forse che il Signore, Dio d’Israele, ha concesso il regno a Davide su Israele per sempre, a lui e ai suoi figli, con un’alleanza inviolabile [lett.: “di sale”]?»).</span></div><div><span class="fs14">Matteo interpreta la parola di Gesù (Lc 14,34: «Buona cosa è il sale, ma se anche il sale perde il sapore, con che cosa verrà salato?»; Mc 9,50: «Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri») affermando che il credente deve conservare e rendere gustoso il mondo degli uomini nella sua alleanza con Dio. Altrimenti no serve più a niente e merita di essere gettato fuori (cf Lc 14,35: «Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">della terra</span></div><div><span class="fs14">Quando (come in Mt 5,5: «Beati i miti, perché avranno in eredità la terra») ricorre il sostantivo «terra», il lettore doveva intendere quella «di Israele» (a cui fa esplicito riferimento Mt 2,20-21: «“Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. Egli [Giuseppe] si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele»). In altri contesti (Mt 10,15: «In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sodoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città»; 11,24: «Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te [Cafarnao]!»), il riferimento è a un altro territorio, oppure si intende il «terreno» (Mt 13,5.8.23: «Un’altra parte cadde sul terreno sassoso…» o 25,18: «Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">se il sale perde il sapore</span></div><div><span class="fs14">Il rischio è quello di perdere la forza che viene dalle opere buone e dalla testimonianza originata dalla persecuzione.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">e calpestato dalla gente</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «così da essere calpestato dalla gente».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">luce</span></div><div><span class="fs14">Nell’AT la luce simboleggia Dio, salvatore del suo popolo (cf Is 9,1: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»; Sal 27,1: «Il Signore è mia luce e mia salvezza»), e la sua Legge (cf Sal 119,105: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino»); in modo particolare il Servo di YHWH è chiamato «luce del mondo» (cf Is 42,6: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni»; 49,6: «Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra»). Nel NT la luce indica la salvezza portata da Cristo (cf Lc 2,32: «luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele»; Gv 8,12: «Io sono la luce del mondo»; Ef 5,8. «Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della lice»), luce del mondo (Gv 9,5: «Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo»; 12,46: «Io sono venuto nel mondo come luce»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">mondo</span></div><div><span class="fs14">Il termine usato è </span><i class="fs14"><span class="fs14">kosmos</span></i><span class="fs14">, che originariamente significava «ordine», «ornamento» (da cui la «cosmetica»), ma che viene usato per intendere «universo», o, come in questo caso «mondo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">città che sta sopra un monte</span></div><div><span class="fs14">Si fa riferimento, probabilmente, a Gerusalemme, che sorge sul monte Sion.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">moggio</span></div><div><span class="fs14">Recipiente per misurare il grano, usato anche come mensola. Al tempo di Gesù la fiamma si otteneva dai grassi, e spegnere una lampada significata riempire la stanza d’un puzzo insopportabile. Per questo si usava mettere un moggio o un altro recipiente sulla fiamma, ottenendo che si spegnesse per mancanza di ossigeno senza mandare cattivo odore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">casa</span></div><div><span class="fs14">In Oriente, la «casa» della gente semplice comprende soltanto una stanza.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">le vostre opere buone</span></div><div><span class="fs14">Quelle di cui il Discorso della Montagna presenta qualche esempio.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Voi siete il sale della terra;</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs14">La comunità cristiana è «sale» quando ha il sapore delle Beatitudini. Ed è «sale della terra», poiché il Vangelo dà senso non solo all’esistenza personale, ma anche a quella di ogni persona e di tutta la comunità umana. Sorprende a prima vista la messa in guardia circa la possibilità di perdere sapore, ma resta vero che il sale si può adulterare e quindi avere meno forza. Il credente perde autorevolezza e significato quando il suo vivere non ha più il sapore del Vangelo: il discepolo che non ha il sapore di Cristo non serve a nessuno.</span></div><div><span class="fs14">Matteo, identificando i discepoli con il sale e mettendo questo in rapporto con la terra, trasforma il detto in una direttiva riguardante i loro rapporti con quelli che si trovano all’esterno della comunità: verso di essi i discepoli devono svolgere un ruolo di testimonianza, basato però su una piena e personale assimilazione del messaggio di Gesù. Il potere del sale è semplice: condisce, depura, protegge dalla putrefazione. Similmente i discepoli di Gesù devono preservare il mondo dalla corruzione. Senza la loro presenza e la loro condotta, il mondo si presenterebbe agli occhi di Dio come corrotto, in fase di decomposizione.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?</span></div><div><span class="fs14">Agendo secondo le Beatitudini, i discepoli danno sapore alla vita, che diventa gradita a Dio. Gesù ammonisce i discepoli a tenere sapore, a non essere scadenti o già scaduti, perché rischierebbero di essere nel mondo insignificanti per tutti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.</span></div><div><span class="fs14">Il significato dei discepoli per il mondo corrisponde a quello del sale per il cibo: sono insostituibili. Ma l’accento non è posto su questo punto, ma sulla possibilità di fallire. Il sale può diventare senza gusto, e allora non c’è più nulla con cui si possa salare.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Voi siete la luce del mondo;</span></div><div><span class="fs14">La seconda immagine è quella della «luce», che indica la testimonianza che i credenti devono dare a tutta l’umanità mediante la loro esistenza modellata sull’insegnamento di Gesù.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">non può restare nascosta una città che sta sopra un monte,</span></div><div><span class="fs14">Questa affermazione, a prima vista fuori tema, si collega con la precedente, in quando la luce divina risplende soprattutto nella città santa, la quale, elevata su u alto monte, deve a sua volta illuminare tutte le nazioni le quali saliranno un giorno in pellegrinaggio fino ad essa per dare lode a Dio (cf Is 2,5: «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore»; 60,1.3: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce… Cammineranno le genti alla tua luce»; 62,1: «Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada»).</span></div><div><span class="fs14">La città sopra il monte simboleggia la forza di attrazione della comunità cristiana. Ai discepoli è affidata la luce perché la facciano risplendere.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.</span></div><div><span class="fs14">L’immagine della luce viene presentata in una prospettiva diversa: il credente non è più detto luce, ma lampada poiché riceve da Cristo la sua luce. Naturalmente la lampada svolge il suo compito solo se è messa sul lucerniere e non viene nascosta.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli</span><span class="fs14 cf1">.</span></div><div><span class="fs14">«Non dunque “perché siate visti dagli uomini”, con l’intenzione di convertirli a voi, perché se siete qualcosa non lo siete da voi, ma “perché glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”, convertendosi al quale diventino quello che voi siete» (S. Agostino, </span><i class="fs14"><span class="fs14">La città di Dio</span></i><span class="fs14">, 5,13-16). Il cristiano deve sfolgorare davanti agli uomini come esempio efficace. Il cristiano che è luce e sale, che, cioè, testimonia nella vita le beatitudini, spronerà altre persone ad amarlo, procurando la gloria di Dio Padre.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">La mia vita è saporita? Questo accade solo quando riesco a dare senso alla mia esistenza grazie al Vangelo. Spesso però la vita è insipida e scialba, così come la mia testimonianza. Anche la mia luce si è affievolita…</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, fammi riscoprire il sapore della vita…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, fammi tornare a splendere della tua luce…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, aiutami a vivere le Beatitudini…</span></li></ul><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>CONTEMPLAZIONE</div></b><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Salmo 27</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il Signore è mia luce e mia salvezza:</span></div><div><span class="fs14">di chi avrò timore?</span></div><div><span class="fs14">Il Signore è difesa della mia vita:</span></div><div><span class="fs14">di chi avrò paura?</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Quando mi assalgono i malvagi</span></div><div><span class="fs14">per divorarmi la carne,</span></div><div><span class="fs14">sono essi, avversari e nemici,</span></div><div><span class="fs14">a inciampare e cadere.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Se contro di me si accampa un esercito,</span></div><div><span class="fs14">il mio cuore non teme;</span></div><div><span class="fs14">se contro di me si scatena una guerra,</span></div><div><span class="fs14">anche allora ho fiducia.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Una cosa ho chiesto al Signore,</span></div><div><span class="fs14">questa sola io cerco:</span></div><div><span class="fs14">abitare nella casa del Signore</span></div><div><span class="fs14">tutti i giorni della mia vita,</span></div><div><span class="fs14">per contemplare la bellezza del Signore</span></div><div><span class="fs14">e ammirare il suo santuario.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nella sua dimora mi offre riparo</span></div><div><span class="fs14">nel giorno della sventura.</span></div><div><span class="fs14">Mi nasconde nel segreto della sua tenda,</span></div><div><span class="fs14">sopra una roccia mi innalza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">E ora rialzo la testa</span></div><div><span class="fs14">sui nemici che mi circondano.</span></div><div><span class="fs14">Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,</span></div><div><span class="fs14">inni di gioia canterò al Signore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ascolta, Signore, la mia voce.</span></div><div><span class="fs14">Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il mio cuore ripete il tuo invito:</span></div><div><span class="fs14">«Cercate il mio volto!».</span></div><div><span class="fs14">Il tuo volto, Signore, io cerco.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Non nascondermi il tuo volto,</span></div><div><span class="fs14">non respingere con ira il tuo servo.</span></div><div><span class="fs14">Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,</span></div><div><span class="fs14">non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,</span></div><div><span class="fs14">ma il Signore mi ha raccolto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Mostrami, Signore, la tua via,</span></div><div><span class="fs14">guidami sul retto cammino,</span></div><div><span class="fs14">perché mi tendono insidie.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Non gettarmi in preda ai miei avversari.</span></div><div><span class="fs14">Contro di me si sono alzàti falsi testimoni</span></div><div><span class="fs14">che soffiano violenza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sono certo di contemplare la bontà del Signore</span></div><div><span class="fs14">nella terra dei viventi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Spera nel Signore, sii forte,</span></div><div><span class="fs14">si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.</span></div><div><span class="fs14"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Feb 2020 14:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Luca 2,22-40: Luce per rivelarti alle genti (Presentazione del Signore)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_h0sc4ds7"><div><script> showboxlinkd1fac73f4e5cb1b1482276d531834181 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/presentazione.jpg', width: 800, height: 561, description: ''}]};</script>
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Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, </span><span class="fs10 cf1">37</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. </span><span class="fs10 cf1">38</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">39 </span><span class="fs14">Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. </span><span class="fs10 cf1">40</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 22</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale</span></div><div><span class="fs14">Alcuni testimoni antichi, come il Codice di Beza (D), leggono: «la sua purificazione». In effetti la legge del Levitico (12,1-8) prevedeva che la purificazione riguardasse solo la madre, ritenuta ritualmente impura per quaranta giorni a motivo del sangue del parto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">presentarlo al Signore</span></div><div><span class="fs14">Il primogenito di ogni famiglia era consacrato a Dio (Es 13,11-16) e doveva essere riscattato, ma questa presentazione del bambino al tempio non era comandata dalla legge. Luca probabilmente evoca l’episodio di Samuele condotto al tempio e lasciato dalla madre alle cure di Eli (1Sam 1,24-28; 2,20-22). Dandone notizia Luca vuol mostrare lo zelo con cui i genitori di Gesù adempio il compito che Dio ha loro affidato. Difatti l’evangelista non racconta una presentazione di Giovanni Battista al tempio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 23</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «Ogni maschio che apre il grembo materno sarà chiamato santo per il Signore». Questa legge (Es 13,2.12.15) implica il riscatto del primogenito (Es 13,13; 34,20), cui soddisfaceva versando cinque sicli durante il mese che seguiva la nascita (Nm 18,15-16). Luca non dice niente di questo riscatto di Gesù, ma il suo testo ne conserva un’eco al v. 39.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 24</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">una coppia di tortore o due giovani colombi</span></div><div><span class="fs14">È l’offerta dei poveri per la purificazione della madre (Lv 12,8), che sostituisce quella di un agnello, più onerosa.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 25</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Simeone</span></div><div><span class="fs14">Il nome significa «Dio ha esaudito». È il nome di una delle tribù di Israele, in seguito assorbita dalla tribù di Giuda. Essa vien fatta discendere da un figlio di Giacobbe (Gen 29,33). Nella «benedizione di Giacobbe» si parla della sua dispersione in tutto Israele (Gen 49,7), nella «benedizione di Mosè» (Dt 33) non viene più menzionata.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">uomo giusto</span></div><div><span class="fs14">Luca caratterizza Simeone come Zaccaria ed Elisabetta (Lc 1,6).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">pio</span></div><div><span class="fs14">Termine esclusivo di Luca, che indica la piena osservanza della Legge.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">aspettava</span></div><div><span class="fs14">Questa attesa viene qui usata da Luca per caratterizzare Anna e Simeone, ma sarà anche quella di Giuseppe di Arimatea (23,51: «Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri… e aspettava il regno di Dio»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">la consolazione d’Israele</span></div><div><span class="fs14">A partire da Isaia (40,1; 51,12; 61,2) queste parole designano la salvezza di Israele.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">lo Spirito Santo era su di lui</span></div><div><span class="fs14">Sulla scorta dell’AT (Nm 11,17.25.29; 2Re 2,15; Is 11,2; 42,1; 61,1; Ez 11,5) questa espressione significa che Simeone è profeta.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 26</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Cristo del Signore</span></div><div><span class="fs14">Titolo messianico tradizionale nell’AT greco (1Sam 24,7.11; 26,9.11.16.23; 2Sam 1,14-16…), a differenza di «Cristo Signore».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 27</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">genitori</span></div><div><span class="fs14">Luca, che ha fortemente sottolineato la concezione verginale di Gesù, non esita a parlare dei «suoi genitori» (cf vv. 41 e 43) e perfino di «suo padre» (vv. 33 e 48). I copisti hanno abbastanza spesso sostituito questi termini con «Maria e Giuseppe», per far notare che Gesù ha solo un padre, che è nei cieli.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 28</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">benedisse Dio</span></div><div><span class="fs14">Verbo con una forte impronta anticotestamentaria che indica la recita di una «benedizione», cioè una dichiarazione che riconosce in Dio l’autore di ogni bene. Quella di Simeone si ispira alla seconda parte del libro di Isaia, e proclama la salvezza accordata in Gesù.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 29</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">il tuo servo</span></div><div><span class="fs14">Termine che definisce l’uomo fedele e giusto e i grandi personaggi dell’AT.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">vada in pace</span></div><div><span class="fs14">Simeone constata che la promessa di Dio si è adempiuta e accoglie la morte con gioia.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 31</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">davanti a tutti i popoli</span></div><div><span class="fs14">Allusione a Isaia (52,10: «Il Signore ha snudato il suo santo braccio / davanti a tutte le nazioni; / tutti i confini della terra vedranno / la salvezza del nostro Dio») nel contesto della rivelazione di Dio a tutte le nazioni.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 32</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">luce per rivelarti alle genti</span></div><div><span class="fs14">La salvezza dei pagani è annunziata qui per la prima volta in Luca. Non sarà chiaramente proclamata che a partire dalla rivelazione pasquale (Lc 24,47).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">e gloria del tuo popolo, Israele»</span></div><div><span class="fs14">La luce che rivela la salvezza a tutti i popoli, fa anche risaltare ancor di più il ruolo del popolo di Israele.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 33</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">si stupivano</span></div><div><span class="fs14">Oppure: «si meravigliavano». Luca sottolinea che dopo la rivelazioni iniziali di 1,31-35 e 2,11.14 i genitori di Gesù non hanno ancora penetrato tutto il suo mistero.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 34</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">a Maria, sua madre, disse</span></div><div><span class="fs14">L’oracolo è riservato a Maria, sia perché Giuseppe sarà scomparso prima del suo compimento, sia perché Luca conosce la tradizione di Giovanni (19,25: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre…»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">la caduta e la risurrezione di molti in Israele</span></div><div><span class="fs14">«Egli sarà insidia e pietra di ostacolo / e scoglio d’inciampo / per le due case d’Israele, laccio e trabocchetto per gli abitanti di Gerusalemme» (Is 8,14).</span></div><div><span class="fs14">«Ecco, io pongo una pietra in Sion, / una pietra scelta, / angolare, preziosa, saldamente fondata: / chi crede non si turberà» (Is 28,16).</span></div><div><span class="fs14">«La pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata la pietra d’angolo? / Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e / colui sul quale essa cadrà verrà stritolato» (Lc 20,17-18).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">segno di contraddizione</span></div><div><span class="fs14">Gesù è un «segno». Egli non si impone, ma deve essere accolto liberamente dalla fede.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 35</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">una spada trafiggerà l’anima</span></div><div><span class="fs14">Qui, come in Lc 1,46 («L’anima mia magnifica il Signore») e molte altre volte l’anima rappresenta la persona. Come tra parentesi, questa minaccia oscura, la cui formulazione si ispira probabilmente a Ezechiele (14,17: «Oppure, se io mandassi la spada contro quella terra e dicessi: “Spada, percorri quella terra”, e così sterminassi uomini e bestie»), si deve capire in base al contesto in cui si trova: Israele si dividerà davanti a Gesù, e Maria sarà straziata da questo dramma. Altri vedono qui un annunzio della passione (Gv 19,25: Maria sotto la croce).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">siano svelati i pensieri di molti cuori</span></div><div><span class="fs14">Gesù denunzierà spesso l’incredulità profonda dei suoi ascoltatori più devoti, i loro «ragionamenti». La sua missione avrà come effetto di «manifestare i segreti dei cuori».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 36</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">una profetessa</span></div><div><span class="fs14">Come Maria (Es 15,20: «Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un tamburello…»), Debora (Gdc 4,4-5: «In quel tempo era giudice d’Israele una donna, una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. Ella sedeva sotto la palma di Debora, tra Rama e Betel, sulle montagne di Efraim, e gli Israeliti salivano da lei per ottenere giustizia»), Culda (2Re 22,14: «Il sacerdote Chelkia… si recò dalla profetessa Culda»; 2Cr 34,22) e la moglie di Isaia (Is 8,3: «Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Anna</span></div><div><span class="fs14">Il nome significa «Jahvé ha avuto misericordia».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 37</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">ottantaquattro</span></div><div><span class="fs14">Il numero se considerato come «dodici volte sette» rappresenta l’abbondanza e la perfezione, e se considerato come «sette volte dodici» rappresenta la perfezione di Israele.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Non si allontanava mai dal tempio</span></div><div><span class="fs14">È l’ideale del perfetto israelita (Sal 23,6: «Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne / tutti i giorni della mia vita, / abiterò ancora nella casa del Signore / per lunghi giorni»; 26,8: «Signore, amo la casa dove tu dimori / e il luogo dove abita la tua gloria»; 84,5: «Beato chi abita nella tua casa: / senza fine canta le tue lodi» e 11: «Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri / che mille nella mia casa; / stare sulla soglia della casa del mio Dio / è meglio che abitare nelle tende dei malvagi»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">servendo Dio notte e giorno</span></div><div><span class="fs14">Luca ama sottolineare questa costanza nel servizio e nella preghiera e qui l’attribuisce ad Anna malgrado l’usanza ebraica secondo cui le donne non era probabilmente ammesse di notte nel recinto del tempio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 38</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">la redenzione</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «il riscatto». Questo termine è precisamente lo stesso della legge del riscatto del primogenito. Luca non instaura qui un paragone con il riscatto di Gesù appena versato, ma può essersi ispirato a una tradizione palestinese che faceva tale rapporto. Per lui questa parola indica la salvezza del popolo di Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Gerusalemme</span></div><div><span class="fs14">Rappresenta tutto il popolo di Israele.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 39</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Sapienza</span></div><div><span class="fs14">La «sapienza», nel senso forte che la scrittura dà al termine, è in Luca la dote propria di Gesù. Descrive la crescita di Gesù e prepara la presenza dello Spirito che animerà la sua missione.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">la grazia di Dio era su di lui</span></div><div><span class="fs14">Se su Giovanni Battista era la mano del Signore (Lc 1,66), come sui profeti, su Gesù è «la grazia» per eccellenza.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 22-24</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.</span></div><div><span class="fs14">Dio visita il suo popolo con la debolezza di un bambino, e si sottopone, come uomo, all’obbedienza alla Legge. Non solo ogni primogenito, ma ogni uomo appartiene a Dio, ma non nel senso che lui lo voglia per sé, ma che lui lo dona. Dio non è una sorgente che ingoia acqua! È datore di vita. Presentarsi a lui significa, anche per noi, riconoscere da lui il dono della vita e in lui la vita stessa come dono, per potervi attingere con abbondanza. Gesù, ancora bambino, ci insegna che appartenere a Dio, ci rende figli del suo stesso Padre.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 25-28</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:</span></div><div><span class="fs14">Simeone, che significa «Dio ha ascoltato», è l’uomo che «ascolta la parola di Dio» ed è giusto e pio. A lui lo Spirito promette di vedere il messia del Signore, la consolazione di Israele, l’adempimento della parola di Dio. Come profeta, può finalmente abbracciare il Signore: le sue braccia sono le braccia di Israele che ricevono il fiore della vita.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 29-32</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo</span></div><div><span class="fs14 cf1">vada in pace, secondo la tua parola,</span></div><div><span class="fs14 cf1">perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,</span></div><div><span class="fs14 cf1">preparata da te davanti a tutti i popoli:</span></div><div><span class="fs14 cf1">luce per rivelarti alle genti</span></div><div><span class="fs14 cf1">e gloria del tuo popolo, Israele».</span></div><div><span class="fs14">È il canto che si prega a Compieta, punto di arrivo della liturgia del giorno. Nella notte che cala si innalza l’inno di vittoria sulla notte. La paura della morte si dissolve come nebbia al sole, grazie al nostro incontro con Dio. Gli occhi di Simeone non vedono più le tenebre davanti a sé, ma l’aurora della salvezza di Dio. E questa è per tutti quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 33-35</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».</span></div><div><span class="fs14">Con stupore Maria e Giuseppe, come ogni lettore del Vangelo, ascoltano il canto di Simeone. Soprattutto perché Gesù porta una salvezza inaccettabile per tutti. È adombrato il mistero della morte e resurrezione di Cristo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 36-38</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.</span></div><div><span class="fs14 cf1">Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. </span><span class="fs10 cf1">40 </span><span class="fs14 cf1">Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.</span></div><div><span class="fs14">E nell’ora in cui viene predetta la croce di Gesù, fa il suo ingresso Anna, vedova che raffigura Israele e tutta l’umanità che ha perso lo sposo. Come Anna, i discepoli dovranno attraversare il dolore di perdere lo Sposo, e attendere di poterlo rivedere risorto.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Di fronte a questo Vangelo rimaniamo affascinati e sorpresi, come Maria e Giuseppe, sentendo le cose che vengono dette. Ma dall’altra siamo invitati a metterci al posto di Simeone e Anna, e accogliere la grazia del Signore nella nostra vita.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dio mi fa visita, mi viene accanto, e mi chiede di donarmi a Dio così come fa lui. Il Signore è il mio «padrone», ma non vuole schiacciarmi e opprimermi. Vuole donarmi la sua vita, perché io gli appartengo. Io, che vivo nelle tenebre, posso vedere la luce, e come Simeone posso abbracciare il Signore, perché la sua presenza da senso alla mia esistenza. Con lui non ho più paura.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, come Maria e Giuseppe sono meravigliato da te che…</span></div><div><span class="fs14">Signore, come Simeone, voglio accoglierti…</span></div><div><span class="fs14">Signore, come Anna, sto qui a pregarti…</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 16:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sulle tracce degli Apostoli: Andrea]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Santi"><![CDATA[Santi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_eds8isfo"><div><script> showboxlink9583e5e3a5e641b7eb9168742e48b2be = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/santandrea-amalfi-giugno.jpg', width: 798, height: 600, description: ''}]};</script>
<a href="#" onclick="return x5engine.imShowBox(showboxlink9583e5e3a5e641b7eb9168742e48b2be, 0, this)" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/santandrea-amalfi-giugno---Copia.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dopo aver pubblicato la lectio divina sulla chiamata dei primi discepoli, <a href="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?id=nsfmtk41" class="imCssLink">che potete trovare qui</a>, </span><span class="fs14">mi è venuta voglia, per mia curiosità personale, di conoscere meglio la storia di questi uomini, testimoni oculari della vita di Gesù. Questo perché, lo devo ammettere, la mia conoscenza si ferma alle notizie fornite dal Nuovo Testamento, e scoprendo che le reliquie di Andrea sono conservate ad Amalfi, mi sono domandato: ma come accidenti ci sono arrivate? E più cercavo, più la questione si faceva interessante. E allora perché non condividere questa ricerca? Ed eccoci qui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Quello che sappiamo dal Nuovo Testamento</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Partiamo dalle basi: Andrea, insieme al fratello Simone, abitava a Betsaida e faceva il pescatore. Il Vangelo di Giovanni (1,40) ci racconta che insieme a Giovanni, era dapprima discepolo del Battista, ma dopo averlo sentito chiamare «l’agnello di Dio», decide di seguire Gesù. Successivamente conduce a Gesù il fratello Simone, che verrà rinominato Pietro (Gv 1,40-42).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">La vocazione dei due fratelli lungo il lago ci viene raccontata da Matteo (4,18) e Marco (1,16), e quest’ultimo aggiunge anche che usciti dalla sinagoga vanno a casa insieme a Gesù, Giacomo e Giovanni (Mc 1,29). Il nome di Andrea compare sempre nelle liste degli Apostoli (Mt 10,2; Mc 3,18 e Lc 6,14). È lui che prima del segno della moltiplicazione dei pani dice a Gesù che c’è un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci (Gv 6,8-9), e a Gerusalemme si fa intermediario di alcuni greci che volevano vedere Gesù (Gv 12,22).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’ultima volta che vediamo Andrea è all’inizio degli Atti degli Apostoli: dopo l’Ascensione di Gesù, è insieme agli altri apostoli (At 1,13), e «ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (At 1,14).</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Dopo la Pentecoste</b></div><div><div> &nbsp;</div><div><b><span class="fs14"> </span></b></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs14">Dopo la Pentecoste, come per quasi tutti gli apostoli, si perdono completamente le tracce di Andrea. Ipotizziamo che siamo morto, come tutti gli altri, prima del 70.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Unica pista possibile è quella di Eusebio di Cesarea (265-340), allievo di Panfilo (III secolo – 309), nella scuola teologica fondata da Origene (185-254). Nella sua </span><i class="fs14"><span class="fs14">Storia ecclesiastica</span></i><span class="fs14"> (III, 1), Eusebio, ricordando forse (perché non è chiaro) un insegnamento di Origene, dice che Andrea operò in Scizia, ossia, a quanto pare, sulle coste romane del Mar Nero al sud del Danubio, popolate da antiche colonie greche.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Esistono anche degli </span><i class="fs14"><span class="fs14">Atti</span></i><span class="fs14"> </span><i class="fs14"><span class="fs14">apocrifi di Andrea</span></i><span class="fs14">, testo conosciuti da Eusebio, ma andato perduto nella sua integrità: se ne sono conservati solo alcuni frammenti in greco e un riassunto di Gregorio di Tours (538-594) in latino del VI secolo. Questi Atti raccontano le vicende dell’apostolo in Tracia e del suo martirio in Acaia, ma non possono essere datati prima della fine del III secolo e hanno un aspetto nettamente leggendario. Il </span><i class="fs14"><span class="fs14">Decreum Gelasianum, </span></i><span class="fs14">attribuito a papa Gelasio (492-496) ma in realtà originario della Gallia meridionale del VI secolo, inserisce gli Atti di Andrea nell’elenco delle opere da rigettare, ma questo non toglie che possano contenere qualche eco di ricordi più antichi, anche se oggi non rilevabili.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">Quando ci si mette la politica</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Più tardi, volendo la Chiesa di Bisanzio, la vecchia Costantinopoli, fondare «storicamente» la stua pretesa di preminenza ed egemonia sull’Oriente, rispolverò il leggendario ministero apostolico di Andrea, guarda caso, proprio in quelle zone. Quindi si attribuì la fondazione della comunità di Bisanzio ad Andrea, che cominciò ad essere indicato come il “Primo Chiamato”. Naturalmente era tutta una questione squisitamente politica, nella contrapposizione a Roma, che poteva vantarsi di apostoli come Pietro e Paolo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sull’esempio di Bisanzio, altre Chiese hanno approfittato di Andrea. Una tradizione del XII secolo lo vuole predicare sul Volga e sul Dnepr (due fiumi che ricordo: attraversano tutta la Russia europea e sfociano nel Mar Caspio): per questo Andrea è oggi patrono della Russia.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Volendo strappare un sorriso, ricordo un altro genio (sic!): George Alexandrou, volendo svelare perché Andrea è anche il patrono della Romania, nel 2010 ha scritto un libro in cui spiega che l’apostolo avrebbe passato 20 anni nei territorio dei Daco-Romani (popolazione mista formata dall’unione di Daci e Romani, da cui, guarda caso, discende il popolo romeno), vivendo in una caverna nei pressi del villaggio di Ion Corvin, oggi proprio in Romania. Uno dei tanti problemi di questa teoria, ma la prima che mi viene in mente, è che la Dacia fu conquistata dai romani solo tra il 101 e il 106. Forse un po’ troppo tardi.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">La morte, la sepoltura e le reliquie «viaggianti»</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Secondo la tradizione, Andrea viene martirizzato a Patrasso in Acaia (Grecia) sotto il regno dell’imperatore Nerone (37-68), forse nel 60, per crocifissione. Qui le spoglie dell’apostolo riposano, ma non per troppo tempo. Il corpo viene traslato a Costantinopoli, secondo San Girolamo (347-419/420) nel 357, per ordine dell’imperatore Costanzo II (317-361).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nel VI secolo due reliquie (una mano e un braccio) furono portate da Costantinopoli a Roma da un certo Andrea, maggiordomo di palazzo dell’imperatore bizantino Maurizio (539-602). Successivamente furono donate a Venanzio (…-603 ca) vescovo di Luni (Liguria) dal papa Gregorio Magno (540 ca-604) suo grande amico. Per custodire le reliquie fu costruita nel X secolo la chiesa di S. Andrea a Sarzana (Liguria), ad oggi l’edificio più antico in città, e da allora l’apostolo è il Patrono della città. Le sue reliquie vengono oggi conservate nella Cattedrale.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Alla metà del X secolo, Andrea divenne Santo Patrono della Scozia. La storia è naturalmente leggendaria: delle reliquie sarebbero state portate miracolosamente a Oengus I Mac Fergusa (729-761), re dei Pitti. Vi sono buone ragioni per credere che queste reliquie facessero parte della collezione del vescovo Acca (668-740), abate di S. Andrea e vescovo di Hexham, e successivamente entrate in possesso dei Pitti. La devozione scozzese ad Andrea è testimoniata anche dalla bandiera, che presenta appunto una croce decussata, cioè a X, bianca su fondo blu.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">A Città di Castello (Umbria), nella chiesa di S. Francesco, si conserva una reliquia dell’osso di un braccio di Andrea, che una tradizione locale vuole donata da papa Celestino II (1100-1144), nativo della città e già canonico della Cattedrale, a un monastero locale dove viveva una sua sorella. Oggi nella Pinacoteca Comunale le si può ammirare in uno splendido reliquiario in argento del XV secolo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">La maggior parte del corpo di Andrea rimasero a Bisanzio fino al 1208, quando il cardinale Pietro Capuano (…-1214) le portò nella sua città natale: Amalfi. Non c’è bisogno di spiegare come mai fu possibile una cosa del genere: Amalfi era ancora una delle super-potenze del Mediterraneo, una delle repubbliche marinare insieme a Pisa, Venezia e Genova. Ma non se la passava bene: nel 1131 era stata conquistata dai Normanni di Ruggero II d’Altavilla re di Sicilia; nel 1135 e poi nel 1137 era stata saccheggiata dai pisani; nel 1343 una tempesta, e il conseguente maremoto, avevano distrutto gran parte della città.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Secondo una leggenda, san Francesco d’Assisi si recò nel 1218 nella Cattedrale di Amalfi per venerare le reliquie dell’apostolo e rimase in città per due anni, fondando il convento di Santa Maria degli Angeli, poi dedicato a Sant’Antonio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nel 1461, Tommaso Paleologo (1409-1465), despota di Morea (Grecia), deposto dagli Ottomani l’anno prima, donò a papa Pio II (1405-1464) la testa di Andrea, insieme a un mignolo e alcune piccole parti della croce. In cambio voleva l’impegno per una crociata che avrebbe dovuto riconquistare Costantinopoli. Il papa accettò il dono promettendo «solennemente» di restituire le reliquie quando la Grecia fosse stata liberata. Ma, naturalmente, la crociata non ci fu mai, e le reliquie restarono a Roma</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sempre nel XV secolo, la testa di Andrea venne posta in una teca in uno dei quattro pilastri principali della Basilica di San Pietro. Il resto delle reliquie arrivarono a Pienza (Toscana) conservate in un antico reliquiario. Nel settembre del 1964, come gesto di apertura verso la Chiesa ortodossa greca, Paolo VI (1897-1978) consegnò il reliquiario pietino alla chiesa di Patrasso, ancora oggi nella chiesa di S. Andrea. In cambio il papa donò alla cattedrale di Pienza il busto-reliquiario con la testa di Andrea conservato in Vaticano.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nel 2007 una reliquia dell’apostolo fu consegnata dal vescovo di Amalfi a Bartolomeo (1940-…), patriarca ecumenico di Costantinopoli, perché fosse conservata nella cattedrale di S. Giorgio a Istanbul.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs17">L’iconografia di Andrea</b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Andrea, come pure Pietro e Paolo, ha caratteristiche iconografiche ben precise fin dalle rappresentazioni più antiche. È sempre descritto con volto severo, barba e capelli grigi o bianchi arruffati; come gli altri apostoli indossa sandali e tunica e regge talvolta un rotolo o un libro.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Le più antiche raffigurazioni sono del V secolo, mentre in Italia giungono tra il VI e l’VIII secolo. Ne sono esempi i mosaici ravennati in </span><span class="fs14"><span class="fs14">S. Vitale</span></span><span class="fs14"> (Immagine 1) e in </span><span class="fs14"><span class="fs14">S. Apollinare Nuovo</span></span><span class="fs14"> (Immagine 2).</span></div><div><script> showboxlink9a1b14804b8f60630ff514af70a2cbba = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/G1.jpg', width: 665, height: 600, description: ''}]};</script>
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			<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 23:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 4,12-23: Venite dietro a me (III domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_nsfmtk41"><div><script> showboxlink67ee981a38dbe476dfd87f43f3f17ea7 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/2280579809_cfca897a16_b-01.jpg', width: 800, height: 600, description: ''}]};</script>
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Glossario</a></div><div><br></div><div><span class="fs14"><span class="fs14 cf1">Giovanni</span></span></div><div><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Giovanni_Battista" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Giovanni_Battista', null, false)">v. Glossario</a></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">era stato arrestato</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «Giovanni era stato consegnato». Matteo userà lo stesso verbo in 10,4, raccontando dell’arresto di Gesù, consegnato alle autorità dal tradimento di Giuda. La scelta del termine e la sua forma passiva fa comprendere che è Dio che dirige la vita degli uomini secondo il suo progetto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">si ritirò</span></div><div><span class="fs14">Questo verbo viene normalmente utilizzato da Matteo per indicare il ritirarsi di fronte a un pericolo. Lo schema è: apprendere di un pericolo e reagire ad esso.</span></div><div><u class="fs14"><br></u></div><div><span class="fs14"><span class="fs14 cf1">Galilea</span></span></div><div><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Galilea" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Galilea', null, false)">v. Glossario</a></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs14"><span class="fs14 cf1">Nàzaret</span></span></div><div><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Nazaret" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Nazaret', null, false)">v. Glossario</a></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Cafàrnao</span></div><div><span class="fs14">Città sulla riva nord-occidentale del lago di Gennezaret, sede per la riscossione delle tasse, segnava il confine tra il territorio dipendente da Erode Antipa e quello dipendente da Erode Filippo. Vi risiedeva un presidio romano. Centro di grande attività di Gesù.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Zàbulon</span></div><div><span class="fs14">È il nome di uno dei figli di Giacobbe, della tribù da lui discendente e quindi del territorio da essa abitata, nei pressi di quella che fu poi Nazaret, tra il lago di Gennezaret ed il Mediterraneo. Era un territorio piccolo ma fertile. La strada commerciale dal Mediterraneo alla Transgiordania portava ricchezza e contatti con i popoli stranieri.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Nèftali</span></div><div><span class="fs14">È il nome di uno dei figli di Giacobbe, della tribù da lui discendente e quindi del territorio da essa abitata, che si trovava nella costa orientale della montagna della Galilea, ad ovest del lago di Gennezaret e della valle superiore del Giordano.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Isaia</span></div><div><span class="fs14">Si chiama così il primo dei libri profetici. Esso si distingue in tre parti: cc. 1-39; 40-55; 55-66. Dalla fine del sec. XVIII a poco a poco si affermò l’idea che solo i cc. 1-39 provengano dal profeta Isaia, mentre le altre due parti derivano da differenti profeti posteriori, chiamati Deuteroisaia e Tritoisaia. Comunque il libro di Isaia aveva la sua forma attuale (cc. 1-66) già nel II secolo a.C.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Terra di Zàbulon e terra di Nèftali…</span></div><div><span class="fs14">Is 8,23 – 9,1</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 17</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Da allora</span></div><div><span class="fs14">La formula, che si ritrova solo in 16,21, intende sottolineare non solo genericamente che Gesù incominciò predicare, ma che inizia solennemente il ministero della sua predicazione. Gesù sta per presentarsi in parole (5,1 – 7,29) ed in opere (8,1 – 9,34).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">il regno dei cieli è vicino</span></div><div><span class="fs14">L’espressione può intendere sia «è vicino» sia «è presente». Qualcuno legge l’idea che il regno è già pienamente realizzato, mentre altri interpretano questa frase con l’idea che il regno ha già avuto inizio segretamente nella persona e nell’attività di Gesù, ma presto sarà manifestato a tutti.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 19</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">pescatori di uomini</span></div><div><span class="fs14">Nell’AT l’immagine della rete per la pesca o la caccia richiama il castigo. Essa viene applicata alla futura missione dei Dodici: predicando il vangelo essi raccoglieranno gli uomini in vista del giudizio e dell’entrata nel regno di Dio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 20</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">lo seguirono</span></div><div><span class="fs14">Nel giudaismo del I secolo il verbo «seguire» indicava comunemente il rispetto, l’obbedienza e i numerosi servizi che spettavano ai discepoli dei rabbini verso i loro maestri. Applicandolo al rapporto tra Gesù e i suoi discepoli, Matteo ne cambia il significato. Non è il discepolo a scegliere il maestro, ma Gesù che chiama i discepoli. I discepoli seguono Gesù non solo come ascoltatori, ma come collaboratori, testimoni del regno, operai nella sua messe. I discepoli non solo aderiscono all’insegnamento del maestro, ma alla stessa persona di Gesù. Matteo sottolinea spesso che le folle seguono Gesù indicando in questo modo che esse cercavano oscuramente in lui il maestro che non avevano trovato presso i rabbini autorizzati della sinagoga. Ma in un secondo tempo Gesù stesso critica questo tipo di sequela, facendo vedere che essa implica molto di più di quello che i discepoli o le folle avevano inizialmente immaginato: seguire Gesù significa caricarsi della sua croce.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 12-13</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, </span><span class="fs14 cf1">lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,</span></div><div><span class="fs14">Il destino di Giovanni Battista si va compiendo: viene arrestato e messo in carcere. I fatti che portano a questa conclusione saranno narrati in seguito (14,3-12). Secondo Matteo questo evento sembra che sia stato, per Gesù, il segno per dare inizio alla sua missione. Giovanni è davvero il precursore, non solo in termini cronologici, ma anche nella morte. Entrambi sono «consegnati», vittime innocenti. E anche in questo il Battista precederà il Cristo.</span></div><div><span class="fs14">Gesù si ritira in Galilea, forse per evitare di subire la stessa sorte di Giovanni, ma soprattutto perché la Galilea doveva essere l’ambiente scelto da Dio per la sua missione. Per Matteo, Cafarnao è il prototipo della città benedetta da Dio, ma che si rifiuta ostinatamente di convertirsi. Come Nazaret che non aveva accolto l’annuncio del Vangelo, così Cafarnao si auto-condanna per la durezza del suo cuore.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 14-16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:</span></div><div><span class="fs14 cf1">«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,</span></div><div><span class="fs14 cf1">sulla via del mare, oltre il Giordano,</span></div><div><span class="fs14 cf1">Galilea delle genti!</span></div><div><span class="fs14 cf1">Il popolo che abitava nelle tenebre</span></div><div><span class="fs14 cf1">vide una grande luce,</span></div><div><span class="fs14 cf1">per quelli che abitavano in regione e ombra di morte</span></div><div><span class="fs14 cf1">una luce è sorta.</span></div><div><span class="fs14">Matteo vede con meraviglia il compiersi di una parola profetica. Un tempo (nel 722 a.C.), quando gli assiri conquistarono il regno del Nord, di cui la Galilea faceva parte, Dio aveva umiliato la terra di Zabulon e di Neftali, ma nei giorni della salvezza le «renderà gloriose» (Is 8,23). Veramente, in Isaia, la citazione della luce che squarcia le tenebre si riferisce a tutto il popolo, non soltanto a quello che abitava in Galilea. Matteo però la indente così: proprio nella regione chiaramente indicata dal profeta, è sorta la luce.</span></div><div><span class="fs14">È la «Galilea delle genti» (in ebraico </span><i class="fs14"><span class="fs14">gelil-ha-gojim</span></i><span class="fs14"> = provincia dei pagani), abitata da una popolazione mista, con numerosi pagani, emancipata dalla Giudea, anche in termini di costumi e tradizioni religiose e culturali. I «gentili», i pagani, sono indicati esplicitamente come quelli che vedono la luce. Gesù è la luce, la nostra luce. Egli ci insegna la verità e apre gli occhi ai ciechi.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 17</span></i></b></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs10 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».</span></div><div><span class="fs14">Gesù, Parola del Padre, inizia il suo ministero con la predicazione: il suo primo dono è la Parola. Non si tratta soltanto di un insegnamento: è un appello, un annuncio che scuote e risveglia i cuori, un messaggio che viene da Dio e che deve essere predicato perché l’ora è giunta.</span></div><div><span class="fs14">Già il Battista aveva usato la stessa espressione di Gesù. È prima di tutto un annuncio di gioia, perché annuncia la venuta del regno nel presente. Non siamo costretti ad accoglierlo: Dio viene, ma solo dove è atteso e accolto. All’appello di Gesù deve corrispondere la nostra risposta, perché la nostra vita deve «convertirsi», deve cambiare. Solo allora il regno sarà veramente presente, in un’esistenza «convertita». Questa è la legge del piano della salvezza: Dio agisce per primo e ci previene, ma l’uomo deve dare la sua risposta. Se l’uomo non si converte, Dio non arriva.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 18-20</span></i></b></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs14 cf1">Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. </span><span class="fs14 cf1">E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». </span><span class="fs14 cf1">Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.</span></div><div><span class="fs14">Il primo gesto di Gesù che Matteo riferisce, non è un grande miracolo né un intervento spettacolare, ma qualcosa di semplice, fatto con discrezione. Ci racconta, quasi di sfuggita, la chiamata dei primi discepoli. Due coppie di fratelli: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni.</span></div><div><span class="fs14">Cosa accade in questo incontro? Non è un salutarsi, un intrattenersi o un fare conoscenza: c’è solo una chiamata. Gesù dice loro che resteranno quel che già sono, pescatori, ma non più di pesci, ma di uomini. Tutti i problemi, teorici e pratici, che queste parole farebbero nascere nelle nostre menti, vengono per il momento accantonati. Vengono annunciate solo le due linee essenziali del loro discepolato: adesione incondizionata a Gesù e apostolato missionario nel mondo.</span></div><div><span class="fs14">La risposta dei discepoli è immediata: lo seguirono. Gesù è la guida, loro seguono.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 21-22</span></i></b></div><div><span class="fs10 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. </span><span class="fs14 cf1">Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.</span></div><div><span class="fs14">Quello che è successo con Pietro e Andrea, si ripete con Giacomo e Giovanni. Chiaramente il regno di Dio inizia in maniera molto modesta. I chiamati sono uomini semplici, la loro origine è oscura, la loro condizione umile. Essi sono l’inizio del regno, ma chiaramente non hanno fatto penitenza e non si sono convertiti. Per loro, e anche per noi, l’inizio della conversione è la vicinanza con il Signore. Il regno non è una realtà acquisita per gli uomini, ma il punto di arrivo di un cammino fatto con Gesù.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 23</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.</span></div><div><span class="fs14">Gesù ha fissato la sua residenza a Cafarnao, ma non si ferma. È in continuo movimento perché il seme della parola deve essere sparso ovunque. Il Messia però non porta soltanto la parola della salvezza, ma anche l’opera della salvezza, che salva, guarisce e risana.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gesù viene ad abitare in Galilea, la Galilea delle genti, il mondo in cui tutto è confuso e multiforme, così simile al mondo in cui anche noi viviamo. Ma Gesù ama questo mondo, non vuole restarne fuori, ma desidera donarsi per esso, e per questo chiama alla conversione. Chiama tutti, ma solo alcuni sapranno ascoltare, e rispondere.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gesù viene nella nostra vita quasi di sfuggita, nei momenti che non ci aspettiamo, e se non stiamo attenti potremmo anche non accorgercene. Ma quando lo riconosciamo, ci chiama a seguirlo, ad essere discepoli, a metterci dietro di lui. A cosa andiamo incontro, forse ancora non ce ne rendiamo conto, ma questo è decisamente poco importante.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Cosa vuole fare il Signore con noi? E soprattutto perché proprio noi? Certamente non abbiamo grandi ricchezze o doti personali. Anzi siamo abbastanza banali e «normali». Ma l’unica possibilità che abbiamo è continuare a seguirlo.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, ti presento il mio mondo: è…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, tu mi chiami ad essere discepolo, a seguirti…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, io sono una persona come tante altre. Perché chiami proprio me?</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 21:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Domenica della Parola di Dio (26 gennaio 2020)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Attualità"><![CDATA[Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_rg0mk1wf"><div><script> showboxlink52241af4dda8c1481eb3d7f1458afc40 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Caravaggio_-_Cena_in_Emmaus.jpg', width: 720, height: 600, description: ''}]};</script>
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Forse la sua citazione più conosciuta è quella tratta dal </span><i class="fs14">Prologo al commento del Profeta Isaia</i><span class="fs14">: «Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: “Scrutate le Scritture” (Gv 5,39), e: “Cercare e troverete” (Mt 7,7), per non sentirmi dire come ai Giudei: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio” (Mt 22,29). Se, infatti, &nbsp;al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. </span><b class="fs14">Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo</b><span class="fs14">».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Proprio in quell’occasione, papa </span><b class="fs14">Francesco</b><span class="fs14"> ha firmato la Lettera apostolica in forma di Motu proprio «</span><b class="fs14">Aperuit illis</b><span class="fs14">», e citando proprio Girolamo, afferma che «la relazione tra il Risorto, la comunità dei credenti e la Sacra Scrittura è estremamente vitale per la nostra identità. Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è altrettanto vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Già nella Lettera Apostolica «</span><b class="fs14">Misericordia et misera</b><span class="fs14">» a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, Bergoglio affermava che «adesso, concluso questo Giubileo, è tempo di guardare avanti e di comprendere come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza della misericordia divina» (n. 5), e come i singoli cristiani e le comunità siano chiamati a vivere e celebrare la misericordia prima di tutto nella vita sacramentale (eucaristia, riconciliazione e unzione dei malati).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">«In tale contesto, assume un significato particolare anche l’ascolto della </span><b class="fs14">Parola di Dio</b><span class="fs14">. Ogni domenica, la Parola di Dio viene proclamata nella comunità cristiana perché il giorno del Signore sia illuminato dalla luce che promana dal mistero pasquale» (n. 6). «La Bibbia è il grande racconto che narra le meraviglie dell’amore del Padre», e «attraverso la Sacra Scrittura, mantenuta viva dalla fede della Chiesa, il Signore continua a parlare alla sua Sposa e le indica i sentieri da percorrere, perché il Vangelo della salvezza giunga a tutti» (n. 7).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’</span><b class="fs14">idea</b><span class="fs14"> che il papa lanciava era piuttosto semplice: «Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Non mancherà la creatività per arricchire questo momento con iniziative che stimolino i credenti ad essere strumenti vivi di trasmissione della Parola. Certamente, tra queste iniziative vi è la diffusione più ampia della </span><i class="fs14">lectio divina</i><span class="fs14">, affinché, attraverso la lettura orante del testo sacro, la vita spirituale trovi sostegno e crescita».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ed è proprio questa idea che Francesco definisce in «Aperuit illis»: «intendo rispondere a tante richieste che mi sono giunte da parte del popolo di Dio, perché in tutta la Chiesa si possa celebrare in unità di intenti la </span><b class="fs14"><i>Domenica della Parola di Dio</i></b><span class="fs14">» (n. 2). «Stabilisco, pertanto, che la </span><b class="fs14">III Domenica del Tempo Ordinario</b><span class="fs14"> sia dedicata alla </span><b class="fs14">celebrazione</b><span class="fs14">, </span><b class="fs14">riflessione</b><span class="fs14"> e </span><b class="fs14">divulgazione</b><span class="fs14"> della Parola di Dio» (n. 3).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">La grande preoccupazione del papa è che «la Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola. Spesso, si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così. La Bibbia è il libro del popolo del Signore, che nel suo ascolto passa dalla disperazione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo» (n. 4).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">E allora ci chiediamo: cosa fare per cominciare a scoprire personalmente la Scrittura? Prima di tutto bisogna </span><b class="fs14">procurarsi una Bibbia</b><span class="fs14">, prendendo familiarità con questo libro così strano, magari </span><b class="fs14">sfogliandola</b><span class="fs14"> e cominciando a </span><b class="fs14">leggere qualche pagina</b><span class="fs14"> ogni giorno. Di alcuni santi si racconta che, aprendo a caso il Vangelo, hanno cercato nel primo versetto che capitava sotto i loro occhi una parola personale che il Signore – così pensavano – aveva riservato a ciascuno di loro. Può succedere anche a te. Un’altra idea è informarsi nella propria parrocchia se ci siano momenti di </span><b class="fs14">lectio divina</b><span class="fs14">, o catechesi biblica: potrebbe essere l’occasione per fare un primo passo nel conoscere meglio il Signore.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12"><b>Per approfondire:</b></span></div><div><ul><li><span class="fs12">CEI, </span><i class="fs12">Sussidio per la celebrazione della I Domenica della Parola di Dio (</i><span class="fs12">26 gennaio2020), in </span><span class="fs12"><a href="https://catechistico.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/11/2019/12/19/Sussidio-UCN-ULN-UNEDI.pdf" target="_blank" class="imCssLink">chiesacattolica.it</a></span><br></li><li><span class="fs12">Papa Francesco, </span><i class="fs12">Lettera Apostolica «Misericordia et misera»</i><span class="fs12"> (20 novembre 2016), in <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco-lettera-ap_20161120_misericordia-et-misera.html" target="_blank" class="imCssLink">vatican.va</a></span><br></li><li><span class="fs12">Papa Francesco, </span><i class="fs12">Motu proprio «Aperuit illis» </i><span class="fs12">(30 settembre 2019), in <a href="http://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio-20190930_aperuit-illis.html" target="_blank" class="imCssLink">vatican.va</a></span><br></li></ul></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 21:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Settimana di Preghiera per l'Unita dei Cristiani (18-25 gennaio 2020)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Ecumenismo"><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_fr16itn4"><div><script> showboxlink6498a98909563e7d4d6fd95ce0a9b01a = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/SPUC2020_CentroProUnione_Locandina-30x42-HR---Copia.jpg', width: 609, height: 600, description: ''}]};</script>
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Dall’anno successivo si decisero gli otto giorni tra il 18 (festa protestante della Confessione di Pietro e festa cattolica della Cattedra di san Pietro) e il 25 gennaio (Conversione di san Paolo)..</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Per i <b>cattolici </b>le cose però erano un po’ più complicate. Benché approvata da papa Pio X, ufficialmente non doveva essere una preghiera comune con gli altri cristiani, ma una preghiera «per il ritorno a Roma dei dissidenti».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ma il vero inventore e il primo ad usare ufficialmente la denominazione «Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani» fu l’abate francese <b>Paul-Irénée Couturier (</b>1881-1953), padre dell’«<b>ecumenismo spirituale</b>». Egli orientò la preghiera alla richiesta, anche da parte cattolica, alla <b>riconciliazione reciproca </b>per camminare verso l’unità, nella convinzione che «non si prega per la conversione di una chiesa, ma per la conversione a Cristo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Questa nuova direzione convinse altre chiese ad unirsi all’iniziativa, a partire da quelle <b>protestanti</b>, che fino a quel momento avevano organizzato una settimana simile ma separata. Nel 1948, con la fondazione del <b>Consiglio ecumenico delle Chiese</b>, la Settimana si diffuse sempre di più in sempre più chiese nel mondo. Nel 1960 <b>Giovanni XXIII </b>istituisce come una delle commissioni preparatorie al Vaticano II (1962-1965) il Segretariato per l’unione dei cristiani.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b style="line-height: 25px;"><span class="fs17">La svolta del Concilio</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Al Concilio furono invitati come «<b>delegati fraterni</b>» membri autorevoli delle Chiese separate, e vennero annullate le reciproche scomuniche pronunciate nel Grande Scisma del 1054 tra Roma e Costantinopoli. Inoltre si approvò il decreto «<b>Unitatis Redintegratio</b>» (= Il ristabilimento dell’unità), che definisce il movimento ecumenico come «l’insieme di attività e iniziative che, a seconda delle varie necessità della Chiesa e opportunità dei tempi, sono suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei Cristiani» (n. 4).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nel decreto viene chiarito che sono necessari «in primo luogo, tutti gli sforzi per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con <b>equità e verità </b>la condizione dei fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi; poi, in congressi che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese o comunità, il dialogo avviato tra esponenti debitamente preparati, nel quale ognuno espone più a fondo la dottrina della propria comunità e ne presenta con chiarezza le caratteristiche».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Questo per ricercare «l’equità e la verità, la concordia e la collaborazione, la carità fraterna e l’unione, cosicché per questa via a poco a poco, superati gli ostacoli frapposti alla perfetta comunioni ecclesiastica, tutti i cristiani, nell’unica celebrazione dell’eucaristia, si riuniscano in quella <b>unità dell’unica Chiesa</b>, che Cristo fin dall’inizio donò alla sua Chiesa».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Perché tutti i cristiani percepiscano di <b>condividere gli stessi valori</b>, è indispensabile che «i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani, promananti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli separati».</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b style="line-height: 25px;"><span class="fs17">Il Magistero papale dopo il Concilio</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dopo il Concilio l’ecumenismo è da allora costantemente sostenuto dalla Chiesa cattolica. <b>Paolo VI </b>confermò il Segretariato per l’unione dei cristiani come un dicastero permanente della Curia romana, e continuò gli <b>incontri ufficiali </b>con i leader religiosi di chiese separate, iniziati già nel 1964 con quello con il patriarca di Costantinopoli Atenagora. Poi con l’arcivescovo i Canterbury (1966), con il patriarca siro ortodosso d’Antiochia (1971) e con il patriarca della Chiesa ortodossa copta (1973).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tutti i pontefici successivi continuarono a consolidare questi legami, e a crearne di nuovi, spesso arrivando a dichiarazioni comuni. Nel 1988, <b>Giovanni Paolo II</b>, con la costituzione apostolica «<b>Pastor Bonus</b>», cambia il nome del Segretariato in Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Sotto il suo pontificato, nel 1993, avvenne la firma della <b>Dichiarazione di Balamand</b> (Libano), in cui i Patriarcati ortodossi e la Chiesa cattolica hanno riconosciuto la validità del battesimo, celebrato dalle rispettive confessioni.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>Benedetto XVI </b>dichiarò il dialogo ecumenico tra i fini principali del suo pontificato, che lo portarono alla pubblicazione in russo del suo libro «Introduzione al cristianesimo» con un’introduzione del metropolita ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, Cirillo, e poi la presentazione della traduzione russa dell’enciclica «Spe salvi» da parte del protettore dell’Accademia teologica russa, Vladimir Shmalij.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sono storia recente le nuove aperture di papa <b>Francesco</b>: l’incontro con il patriarca di Mosca Cirillo, e con il presidente della Federazione Luterana Mondiale in occasione della cerimonia congiunta nel 500° anniversario della Riforma, entrambe nel 2016.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Oggi il Consiglio ecumenico delle chiese include <b>349 Chiese</b>: la maggior parte delle Chiese ortodosse, la Comunione anglicana, numerose Chiese protestanti, alcune battiste, molte luterane, medotiste e riformate, alcune Chiese pentecostali, alcune Vetero cattoliche e un vasto campione di Chiese indipendenti. La <b>Chiesa cattolica </b>non ne fa parte come membro, ma i cattolici sono membri effettivi della commissione teologica.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b style="line-height: 25px;"><span class="fs17">Preghiera ecumenica</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">O Dio del perdono,</span></div><div><span class="fs14">liberaci dalle dolorose memorie del passato,</span></div><div><span class="fs14">che feriscono la nostra comune identità cristiana.</span></div><div><span class="fs14">Guidaci verso la riconciliazione cosicché,</span></div><div><span class="fs14">per la potenza dello Spirito Santo,</span></div><div><span class="fs14">possiamo vincere l’odo con l’amore,</span></div><div><span class="fs14">la rabbia con la gentilezza, e il sospetto con la fiducia.</span></div><div><span class="fs14">Te lo chiediamo nel nome</span></div><div><span class="fs14">del tuo amato Figlio, nostro Fratello, Gesù.</span></div><div><span class="fs14">Amen.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs12">Per approfondire:</b></div><div><ul><li><i class="fs12">Che cosa è l’ecumenismo spirituale</i><span class="fs12">, in </span><span class="fs12"><a href="https://www.trappistevitorchiano.it/pdf/conferenza-centenario/Ecumenismo-Spirituale.pdf" target="_blank" class="imCssLink">trappistevitorchiano.it</a></span><br></li><li><span class="fs12">Enzo Bianchi, </span><i class="fs12">Ecumenismo: l’unità plurale dei cristiani</i><span class="fs12">, in </span><span class="fs12"><a href="https://www.monasterodibose.it/fondatore/articoli/articoli-su-quotidiani/8824-ecumenismo-l-unita-plurale-dei-cristiani" target="_blank" class="imCssLink">monasterodibose.it</a></span><br></li><li><i class="fs12">Materiale per la Settimana 2020</i><span class="fs12">, in <a href="https://www.prounione.it/it/ecumenismo/spuc/2020-settimana-preghiera-unita-cristiani/" target="_blank" class="imCssLink">prounione.it</a></span><br></li><li><span class="fs12">Paolo Rappellino, </span><i class="fs12">Quali e quante sono le chiese cristiane? Una grande famiglia</i><span class="fs12">, in </span><span class="fs12"><a href="https://www.famigliacristiana.it/articolo/il-viaggio-di-francesco2---la-grande-famiglia-delle-chiese-cristiane.aspx" target="_blank" class="imCssLink">famigliacristiana.it</a></span><br></li></ul></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 23:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il celibato dei preti: non facciamoci prendere dal panico]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Attualità"><![CDATA[Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_qs15llin"><div><script> showboxlink88c10b591dd7f3454f2a3447bfd6bc12 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/426399_3086872581495_1554330059_2883878_1746842819_n.jpg', width: 800, height: 576, description: ''}]};</script>
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Povero me, il 14 gennaio mattina, do un rapido sguardo alla prima pagina di <b>Avvenire</b>, e scorgo a metà, sotto la foto di un papa Francesco letteralmente soffocato da un una truppa di (probabilmente) seminaristi compressi uno sull’altro per il selfie di rito, il titolo: «<b>“Il celibato dei preti un dono”. E la Chiesa non è divisa</b>», firmato da Riccardo Maccioni. Subito ho immaginato che qualche detrattore del papa avesse detto qualche sciocchezza, ed ero pronto ad andare oltre, ma poi leggo che riguarda <b>Benedetto XVI</b> e il <b>cardinale Sarah</b>. E se la cosa coinvolge il papa emerito e il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e c’è un libro in uscita scritto a quattro mani, mi preoccupa un po’ di più. E se l’occhiello dice «Il Papa emerito in un libro chiede di non cambiare la dottrina» allora mi preoccupo molto. Ma il testo finisce con «nel primo piano a pagina 7».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">E allora corro a pagina 7, e la trovo tutta dedicata al tema. Nel suo articolo, Maccioni continua a parlare di questo famoso libro in uscita. Alcuni parti di esso sono state anticipate al quotidiano francese </span><span class="fs14"><span class="fs14"><b>Le Figaro</b></span></span><span class="fs14">: sono l’introduzione e la conclusione, entrambe firmate sia dal cardinale Sarah che da Benedetto XVI. In queste anticipazioni si può leggere la «<b>supplica</b>» a papa Francesco perché ponga «il veto a qualsiasi indebolimento della legge sul celibato sacerdotale», e viene precisato che naturalmente il riferimento è al <b>Sinodo sul’Amazzonia </b>che nel documento finale propone di poter ordinare sacerdoti uomini sposati, diaconi permanenti riconosciuti e apprezzati dalle comunità, </span><span class="fs14"> </span><span class="fs14">per le chiese più remote di quella regione a causa della mancanza di preti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il pezzo «<b>Le parole di Bergoglio: non cambio la dottrina</b>» inizia con un </span><i class="fs14"><span class="fs14">disclaimer</span></i><span class="fs14"> non da poco: «Sbaglia chi considera il libro di Benedetto XVI e del cardinale Sarah sul celibato sacerdotale un attacco alle posizioni di papa Francesco», citando a sua volta (in una ridondanza quasi fastidiosa) il commento di Andrea Tornielli pubblicato il giorno prima dall’<b>Osservatore Romano</b>. Viene ricordato che <b>papa Francesco </b>ha ribadito, anche recentemente, che non ha la minima intenzione di cambiare la dottrina sul celibato.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Allora mi tranquillizzo. Ma lo vedo arrivare come un treno in corsa: lo <b>scandalo mediatico</b>. Come spiega benissimo Giuseppe Lorizio nel suo editoriale, sempre su Avvenire, il giorno dopo, 15 gennaio: «Per quanto suggestivo possa apparire nelle serie televisive e in un film di un certo successo, quello dei “due Papi” è un <b>falso mito</b>, che è necessario smascherare, anche perché viene sempre più spesso rappresentato in certe cronache che fanno specchio a vere o presunte polemiche e manovre, innescate da interventi intorno a temi scottanti per l’oggi della Chiesa e l’avvenire del Cristianesimo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">In 24 ore è successo di tutto, e la faccenda viene etichettata come un «<b>colossale malinteso</b>». Appena il giorno prima si era diffusa la notizia, è intervenuto l’arcivescovo <b>Georg Gänswein</b>, segretario particolare di Ratzinger. Mimmo Muovo, in «<b>Celibato sacerdotale, Benedetto XVI toglie la firma dal libro</b>», racconta che «il Papa merito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l’uso che voleva. Ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina. Si è trattato di un malinteso senza mettere in dubbio la buona fede del cardinale Sarah. Il testo che Benedetto ha mandato al cardinale è un testo suo che rimane: è lui l’autore. Ma non degli altri testi».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dal canto suo il cardinale Sarah va dritto per la sua strada e proprio non vuole passare da falso e ipocrita, precisando in un <b>comunicato </b>tutte le fasi preparatorie, i dialoghi e gli scambi avuti con Benedetto, che a volume pronto avrebbe detto: «Da parte mia, sono d’accordo che il testo sarà pubblicato nella forma che hai previsto». Una ricostruzione che non coincide affatto con la versione fornita dal segretario di Ratzinger.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Forse non sapremo mai come sono andate realmente le cose. Ognuno è libero di farsi le sue ricostruzioni, ma io mi sono convinto che da una parte si debba tener presente la «<b>vanità</b>» di un cardinale, di cui è risaputo un certo atteggiamento tradizionalista, che fa in modo di pubblicare un libro sulla cui copertina il suo bel faccino sia accanto a quello di Benedetto XVI, e dall’altra, forse, un papa emerito che da bravo teologo e professore scrive le sue riflessioni, certamente non contrarie al magistero di papa Francesco, che non avrebbero scandalizzato nessuno se scritte da altri, ma che proprio perché farina del suo sacco, sono state <b>strumentalizzate</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tutto allora si risolve in una bolla di sapone. Ma almeno per qualche giorno si è parlato del celibato dei preti. Anch’io volevo farlo, ma poi mi sono fatto prendere dal mistero e dall’indagine giornalistica (sic!). Se volete leggere una <b>riflessione seria</b> sull’argomento, vi rimando alla bella intervista di Luciano Moia a Don Basilio Petrà: «<a href="https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/per-il-concilio-un-grande-dono-ma-non-dogma-o-unica-strada" target="_blank" class="imCssLink">Per il Concilio il celibato è un grande dono, ma non dogma</a>».</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div><span class="fs14">(a celibi e non)</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 05:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Giovanni 1,29-34: Io non lo conoscevo (II domenica del Tempo Ordinario)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_a5zvsxbp"><div><script> showboxlink93a2fe4ea39bb876aa76415c3eb46db8 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Grnewald_Crocifissione.jpg', width: 736, height: 600, description: ''}]};</script>
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Glossario</a></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">agnello di Dio</span></div><div><span class="fs14">Titolo che evoca la morte espiatoria di Gesù unendo due immagini tradizionali: da una parte quella del Servo sofferente (Is 52,13 – 53,12) che prende su di sé i peccati della moltitudine e che, benché innocente, si offre come agnello; dall’altra quella dell’agnello pasquale, simbolo della redenzione d’Israele (Es 12,1-28).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">toglie</span></div><div><span class="fs14">Il verbo greco significa «sollevare» e, di qui, sia «portare, prendere su di sé», sia «portar via, togliere, far sparire». È un questo ultimo senso che Giovanni lo utilizza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">peccato del mondo</span></div><div><span class="fs14">Questa formula al singolare riguarda l’insieme dei peccati del mondo in tutta la loro estensione e le loro implicanze.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 30</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">“Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”</span></div><div><span class="fs14">Gv 1,15: «Giovanni gli dà testimonianza e proclama: / “Era di lui che io dissi: / Colui che viene dopo di me / è avanti a me, / perché era prima di me”».</span></div><div><span class="fs14">Gv 1,27: «colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 31</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Io non lo conoscevo</span></div><div><span class="fs14">Viene usato il tema del «Messia nascosto», usato già nel v. 26, e poi al v. 33. Pure il Battista non lo conosceva, benché sapesse che era presente.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">perché egli fosse manifestato a Israele</span></div><div><span class="fs14">L’unica ragione della missione e del battesimo di Giovanni era permettere la manifestazione del Messia a Israele.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 32</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Giovanni testimoniò</span></div><div><span class="fs14">Il verbo greco (da cui deriva il nostro «martirio») è accostato frequentemente nel vangelo di Giovanni alla visione, alla percezione diretta, evidenziando come non possa esistere valida e credibile testimonianza di qualcosa che non si sia visto e sperimentato personalmente.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui</span></div><div><span class="fs14">Mt 3,16: «Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 33</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Spirito Santo</span><br></div><div><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Spirito_Santo" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Spirito_Santo', null, false)">v. Glossario</a></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 34</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Figlio di Dio</span></div><div><span class="fs14">Titolo che può essere immediatamente associato a Gesù, anche se lui non la usa mai applicandola a sé stesso. Usato già dalla chiesa primitiva, questo titolo ne riassume la professione di fede.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 29</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!</span></div><div><span class="fs14">Dopo la sua testimonianza, Giovanni vede Gesù e finalmente lo riconosce. C’è voluto del tempo, anche perché è difficile riconoscere la Parola che si fa carne nella vita, perché è essa a decidere quando farsi riconoscere. È Dio che ci viene incontro, che si rende presente, che si fa riconoscere.</span></div><div><span class="fs14">E quel Dio che Giovanni ha annunciato porta la salvezza, il perdono. E Giovanni realizza che questa salvezza non è solo per Israele, ma per tutto il mondo. Il Cristo non toglierà «i peccati», le azioni puntuali da noi compiute, ma «il peccato» cioè la sua totalità, possiamo dire la «peccaminosità» dell’umanità.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 30</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”.</span></div><div><span class="fs14">Per la terza volta Giovanni sottolinea la distanza tra se stesso e colui che viene.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 31</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».</span></div><div><span class="fs14">Giovanni dice di non conoscere Gesù. Giovanni lo attende ma non lo conosce. Ora però lo vede e capisce il senso di ciò che ha fatto e sta facendo: il battesimo serve a manifestarlo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 32</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.</span></div><div><span class="fs14">Il battesimo di Gesù ci viene presentato come già avvenuto in un tempo imprecisato. Da quel momento, Giovanni ha cominciato a comprendere, a conoscere Gesù, ed ora questa conoscenza è finalmente piena.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 33</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.</span></div><div><span class="fs14">Direttamente da Dio per ispirazione interiore, o indirettamente per mezzo della Parola a lungo masticata, Giovanni conosce il segno per riconoscere «colui che viene»: è lo Spirito Santo. Tuttavia per lui, come per noi, c’è sempre una distanza tra il conoscere e il riconoscere, tra il vedere e il comprendere.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 34</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».</span></div><div><span class="fs14">Per Giovanni questa espressione può essere un’allusione al Sal 2,7, un canto messianico. Per il lettore, per noi, dopo il prologo, si tratta di una testimonianza sulla Parola fatta carne.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Anche io vivo la difficoltà di Giovanni, vedo Gesù ma non lo riconosco. Forse penso di conoscerlo, ma non è così. Anche Giovanni pensava di conoscere Gesù, e pensava di conoscerlo da tutta la vita. Sapeva chi era, come si chiamava, dove abitava, quale era la sua vita… Ma questo non era abbastanza. Anche io mi fermo alla prima impressione che ho di Gesù. Forse anch’io penso di conoscerlo già, già abbastanza. Magari semplicemente perché qualcun altro me ne ha parlato. O magari perché già lo frequento in qualche maniera. E questo mi sembra abbastanza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ma ora il Signore si presenta davanti a me, con la sua Parola, e mi chiede di riconoscerlo davvero. Si fa conoscere come il Verbo incarnato, come colui che toglie il peccato, il salvatore del mondo, e chiede ch io lo accolga come il Verbo che per me si è incarnato, che toglie il mio peccato, che mi salva. Il Signore si è accostato alle mie infermità, al mio peccato, all’egoismo che porto nel cuore, e le ha inondate del suo amore misericordioso. Non ha avuto paura, disgusto, scoraggiamento, per quello che sono e vuole starmi vicino.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">In questo, io non lo conoscevo. Pensavo di non esserne degno, di dover essere perfetto per essere degno del suo amore. Ogni volta che penso di conoscere il Signore, lui mi sorprende, facendomi conoscere qualcosa di lui che ancora non conoscevo. Con il dono dello Spirito, mi aiuta a riconoscerlo sempre di più in me stesso, negli altri, nel mondo.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">- Signore Gesù, io penso di conoscerti abbastanza…</span></div><div><span class="fs14">- Ma mi sono reso conto che…</span></div><div><span class="fs14">- Donami il tuo Spirito…</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 06:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Tempo Ordinario (Seconda parte)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Tempi_liturgici"><![CDATA[Tempi liturgici]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_n7txunci"><div> &nbsp;</div><div><script> showboxlink1d2f78bbf34ee362f99dda51380e890f = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/tempo-dali.png', width: 751, height: 600, description: ''}]};</script>
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			<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 06:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Tempo Ordinario (Prima parte… per adesso)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Tempi_liturgici"><![CDATA[Tempi liturgici]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_p5r4cpg5"><div> &nbsp;</div><div><script> showboxlinkef741d2cd72fdf23b94c100c4e00894d = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/a559f3253fdde61db7c43e6a342aa1a8.jpg', width: 446, height: 600, description: ''}]};</script>
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Questo senso di vuoto porta a volte le comunità a riempire le domeniche del tempo ordinario con tante iniziative diverse. Accade perché non ci si è resi conto appieno del significato di questo tempo liturgico.</div><div><br></div><div><span class="fs14">Tornando un passo indietro, alla definizione di ordinario e straordinario, facciamo un paragone. La <b>nostra vita </b>è fatta di momenti belli e brutti, gioiosi e tristi, luminosi e tenebrosi. Ma anche di giorni festivi e feriali. I <b>giorni festivi </b>sono quelli segnati in rosso sul calendario, ma anche quelli che noi stessi aggiungiamo, per motivazioni diverse, e che ci spingono a celebrare occasioni straordinarie della nostra vita. Per chiarire: il nostro compleanno è un giorno di festa per noi, per la nostra famiglia, per i nostri amici, e magari per la nostra comunità. Lo stesso vale per il giorno del matrimonio, oppure per il 50mo anniversario, e per altre mille motivazioni. Queste sono tutte occasioni belle, ma la straordinarietà si addice anche alle occasioni tristi: la morte di una persona amata, ci porta a celebrarla in maniera particolare, magari prendendosi un giorno di ferie dal lavoro. E coinvolge noi, la nostra famiglia, i nostri amici, e la nostra comunità.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tutti gli altri giorni sono «<b>feriali</b>», perché non succede nulla di particolare, non celebriamo occasioni speciali. Ma questo non significa che siano giorni tristi, oppure inutili. Non sono per forza tristi perché, come visto, le occasioni tristi quando accadono, rendono una giornata memorabile. Se in una giornata che doveva essere normale, feriale, ordinaria, accade qualcosa di triste, questo trasforma quella giornata: ce la ricorderemo, perché è accaduto qualcosa che normalmente non doveva accadere, e che rende quel giorno straordinario. E poi, un giorno feriale <b>non può essere inutile</b>, perché significherebbe che la stragrande maggioranza della nostra vita è inutile. I giorni feriali ci servono, perché senza di essi non ci sarebbero quelli straordinari. <b>Senza i giorni ordinari, non ci sarebbero quelli straordinari. </b>Se tutti i nostri giorni fossero straordinari, allora nessuno di essi lo sarebbe davvero: la straordinarietà si trasformerebbe in (una nuova) ordinarietà. Per rendere l’idea: se tutti vivessimo tranquillamente fino a 100 anni, non ci sarebbe più motivo di festeggiare chi ci arriva. Non sarebbe più straordinario, ma qualcosa che accade a tutti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Applicando questa riflessione ai giorni dell’anno liturgico, ci dovrebbe essere evidente che se ogni giorno dell’anno fosse Natale, quale sarebbe la straordinarietà del 25 dicembre? Se in ogni celebrazione cantassimo il Gloria, recitassimo il Credo, e proclamassimo il Te Deum di ringraziamento, queste cose non renderebbero per niente tutte le celebrazioni festive e più solenni, ma sarebbero degradate a elementi ordinari di ogni celebrazione feriale. La celebrazione della Veglia Pasquale, solennissima e che può arrivare a durare anche diverse ore, è importante perché esiste la celebrazione della messa del 12 marzo, giorno normale di una settimana qualsiasi che generalmente dura meno di mezzora. Tutto questo per arrivare a dire che <b>i «tempi forti» esistono perché esiste il «tempo ordinario»</b>. Se il tempo ordinario non ci fosse, anche tutto il resto dell’anno liturgico non avrebbe senso.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">In più rendiamocene conto: nella nostra vita i giorni davvero importanti, non sono quelli straordinari. Si vivono bene le feste solo se si vive bene tutto il resto dei giorni. Guardandolo da un altro punto di vista, è per questo che chi vive periodi di difficoltà, stanchezza, angoscia e disperazione, sperimenta durante le feste i momenti peggiori di tutto l’anno. Magari sentendosi in colpa, perché sente il «dovere» di essere felice, ma proprio non ci riesce. Così se nella chiesa, in parrocchia, in comunità, non si riesce a vivere bene i giorni feriali, o le domeniche del tempo ordinario, come potremmo vivere bene anche i giorni e le domeniche degli altri tempi?</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Per me, la <b>domenica del tempo ordinario </b>è la cartina di tornasole che fa davvero comprendere come vive una comunità cristiana. Non ha importanza se la domenica delle palme si fanno lunghe processioni con tantissime persone che portano palme giganti, acclamando all’unisono al Signore Gesù che entra a Gerusalemme… se poi la domenica di luglio in chiesa ci sono pochissime persone, non si canta, nessuno è disposto a leggere le letture, e tutti non vedono l’ora che finisca la messa per andare al mare, o a pranzo. Come personalmente non conta molto come viviamo le feste ma i giorni normali, così nella chiesa non conta molto come viviamo i giorni forti ma quelli ordinari.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Se dovessimo trovare un’immagine biblica del tempo ordinario, si potrebbe parlare del <b>tempo del discepolato</b>. È il tempo che i discepoli hanno passato con Gesù dal suo battesimo all’Ultima Cena. Il tempo in cui sono stati in sua compagnia, hanno ascoltato i suoi insegnamenti e visto le sue opere. È il tempo in cui hanno imparato ad essere seguaci di Gesù. Il tempo in cui hanno ricevuto il vangelo. Così la chiesa è chiamata durante il tempo ordinario a vivere la quotidianità del suo rapporto con il Cristo, a sedersi ai suoi piedi per ascoltare i suoi insegnamenti, a crescere nella fede, nella speranza e nella carità, per poter essere quel lievito che fa fermentare tutta la pasta.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino</span></div><div><span class="fs14">(e a presto per la seconda parte)</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 06:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 3,13-17: Il Figlio mio, l’amato (Battesimo del Signore)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_pmnt9jcv"><div><a href="files/Le_Tintoret_-_Le_Bapteme_du_Christ.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Le_Tintoret_-_Le_Bapteme_du_Christ.jpg', width: 366, height: 600, description: 'Tintoretto (1518-1594), Battesimo di Cristo (1580 ca), Chiesa di San Silvestro, Venezia (Italia)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Le_Tintoret_-_Le_Bapteme_du_Christ---Part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">LETTURA</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Testo (Matteo 3,13-17)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">13 </span><span class="fs14">Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. </span><span class="fs10 cf1">14 </span><span class="fs14">Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». </span><span class="fs10 cf1">15 </span><span class="fs14">Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. </span><span class="fs10 cf1">16 </span><span class="fs14">Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. </span><span class="fs10 cf1">17 </span><span class="fs14">Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs14"><span class="fs14 cf1">Gesù</span></span></div><div><span class="fs14"><span class="fs14"><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Gesù" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Gesù', null, false)">v. Glossario</a></span></span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Galilea</span></div><div><span class="fs14"><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Galilea" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Galilea', null, false)">v. Glossario</a></span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Giordano</span></div><div><span class="fs14">È il fiume lungo circa 320 km che divide la Cisgordania dalla Transgiordania, rendendo fertile la terra lungo il suo corso. Nasce dal Monte Hermon, raggiunge il Lago di Tiberiade e sfocia nel Mar Morto. Lungo il corso di questo fiume vengono commemorati alcuni fatti biblici: il passaggio del Giordano da parte degli israeliti per entrare nella terra promessa (Gs 3-4); il passaggio di Elia e il suo rapimento in cielo su un carro di fuoco (2Re 2,1-18); la predicazione di Giovanni Battista (Gv 1,19-42); il battesimo di Gesù (Mc 1,1-11; Lc 3,1-21; Mt 3).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Giovanni</span></div><div><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Giovanni_Battista" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Giovanni_Battista', null, false)">v. Glossario</a></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">giustizia</span></div><div><span class="fs14">In Matteo il termine «giustizia» indica la nuova e radicale fedeltà alla volontà di Dio. Giovanni e Gesù si sottomettono tutti e due a un piano di Dio il cui significato verrà rivelato da tutto il vangelo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Spirito di Dio</span></div><div><span class="fs14"><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Spirito_Santo" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Spirito_Santo', null, false)">v. Glossario</a></span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">discendere come</span></div><div><span class="fs14">Lett: «a modo di» una colomba. Diversamente da Luca (3,22), che per descrivere lo Spirito utilizza l’idea della forma corporea della colomba, Matteo usa un’espressione che sottolinea come lo Spirito scenda non con la forma di colomba, ma con un movimento simile a quello della colomba.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">colomba</span></div><div><span class="fs14">Il significato di questo simbolo non si è ancora potuto stabilire con certezza. Probabilmente non si tratta di un’allusione alla colomba che ritornò all’arca di Noè. Alcuni, in base ad alcune tradizione ebraiche che vedevano una colomba nello Spirito di Dio che aleggiava sulle acque (Gen 1,2), ritengono che essa richiami la nuova creazione che ebbe luogo al battesimo di Gesù.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 17</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">il Figlio mio, l’amato</span></div><div><span class="fs14">Espressione che mette insieme la terminologia del Sal 2,7, che riprende l’antica terminologia di Natan di 2Sam 7,14 («egli mi sarà figlio…»), e quella di Is 42,1 («il mio eletto in cui mi compiaccio»). Unendo questi testi biblici Matteo riunisce in Gesù le due figure profetiche del figlio regale e del Servo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">compiacimento</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «in cui ho messo la mia compiacenza». Non si tratta di una compiacenza arbitraria, ma di una elezione in vista di una missione.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.</span></div><div><span class="fs14">Dopo i racconti della nascita di Gesù (cap. 1), della visita dei Magi, della fuga in Egitto e il ritorno a Nazaret (cap. 2), il cap. 3 si apre con la predicazione di Giovanni Battista (vv. 1-12), che arriva a dire: «Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Dopo questo annuncio, Gesù si presenta sulle rive del Giordano, perché ha deciso di ricevere il battesimo con acqua. Gesù non ha bisogno di essere perdonato dai peccati, ma vuole unirsi e condividere pianamente le attese e le speranze di tutti gli uomini e le donne. È l’ultimo passo del mistero dell’incarnazione: il Verbo si è fatto uomo, e vuole unirsi all’umanità anche nelle conseguenze del male e del peccato.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 14-15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.</span></div><div><span class="fs14">Giovanni riconosce la diversità tra loro due ed è consapevole della novità portata da Gesù, la Nuova Alleanza. L’atteggiamento di Gesù è ancora quello di sottomettersi al piano di Dio, adempiendo «ogni giustizia».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 16-17</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».</span></div><div><span class="fs14">In tutti i vangeli è evocata la proclamazione dell’identità divina di Gesù da parte del Padre e dello Spirito Santo presente «come» colomba. Matteo dice «questi è» e non «tu sei», come Marco e Luca: le parole del Padre non sono dirette a Gesù, ma a Giovanni e attraverso di lui a tutti noi.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il Battesimo di Gesù è l’ultimo atto, l’ultima scena della grande opera dell’incarnazione. Cristo si è fatto uomo. Ma il suo essere uomo perfetto, non è abbastanza. Perché nessun’altro è come lui. Tutti gli altri sono schiacciati e segnati dal peccato, sentono la pesantezza delle conseguenze del male fatto e ricevuto che grava nella sulle loro vite. E allora capisce che il piano di Dio è che lui si faccia compagno dell’uomo peccatore, accolga questa sofferenza nel suo cuore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gesù non ha bisogno del battesimo di Giovanni. Non ha bisogno di convertirsi. Non ha bisogno di essere perdonato. Ma tutti i suoi fratelli ne hanno bisogno. E così li accompagna, si fa loro compagno di cammino. Sperimenta le conseguenze del peccato perché i suoi fratelli ricevano le conseguenze della sua salvezza. In fondo il piano è proprio questo: Dio si fa uomo, per fare l’uomo come Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Anche noi ascoltiamo le parole del Padre: </span><span class="fs14">«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Gesù è il Figlio del Padre, l’amato di cui anche noi ci compiaceremo. Lui ci dona quel battesimo nello Spirito Santo che ci rende figli del Padre, suoi fratelli e sorelle.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore Gesù, tu vieni a cercarmi nella mia sofferenza e nella mia tenebra…</span></div><div><span class="fs14">Padre, tu mi presenti il tuo Figlio amato, perché io lo riconosca…</span></div><div><span class="fs14">Spirito Santo, vieni nel mio cuore…</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 07:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 2,1-12: Abbiamo visto spuntare la sua stella (Epifania del Signore)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_xzec2ero"><div><script> showboxlink31bd85e7539b0a016d5b387c09c3db46 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Adorazione_dei_magi,_filippino_lippi.jpg', width: 586, height: 600, description: ''}]};</script>
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Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». </span><span class="fs10 cf1">3 </span><span class="fs14">All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. </span><span class="fs10 cf1">4 </span><span class="fs14">Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. </span><span class="fs10 cf1">5 </span><span class="fs14">Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: </span><span class="fs10 cf1">6 </span><span class="fs14">“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">7 </span><span class="fs14">Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella </span><span class="fs10 cf1">8 </span><span class="fs14">e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">9 </span><span class="fs14">Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. </span><span class="fs10 cf1">10 </span><span class="fs14">Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. </span><span class="fs10 cf1">11 </span><span class="fs14">Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. </span><span class="fs10 cf1">12 </span><span class="fs14">Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14">Comprensione del testo</b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i>v. 1</i></b></div><div><span class="cf1"><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Gesù" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Gesù', null, false)">Gesù</a></span></div><div><br></div><div><span class="cf1"><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Betlemme" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Betlemme', null, false)">Betlemme</a></span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Giudea</span></div><div><span class="fs14">Storicamente i territori a sud in cui si insediò la tribù di Giuda dopo la conquista della Terra Promessa. Così viene chiamata anche dai greci e poi dai romani.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">re Erode</span></span></div><div><span class="fs14">Erode il Grande nacque verso il 73 a.C. Figlio di Antiparto, maggiordomo di Giovanni Ircano II (63-40), fu nominato nel 47 stratega della Galilea e poi della Celesiria, nel 41 tetrarca della Giudea e nel 40 re della stessa Giudea da parte del senato romano. Nel 37 s’impadronì di Gerusalemme, sterminò gli Asmodei e ricevette d Augusto la Traconitide, la Batanea e l’Auranitide. Abile politico e grande costruttore di città ellenistiche, s’appoggiò al partito dei farisei. Morì nel 4 a.C., per cui la nascita di Gesù può essere fissata due anni prima. Collegando Gesù con Erode, Matteo annunzia il conflitto che opporrà alle autorità ufficiali il vero re e salvatore del suo popolo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">Magi</span></span></div><div><span class="fs14">Il termine greco </span><span class="fs14">magos</span><span class="fs14"> ha varie accezioni: sacerdoti persiani, maghi, propagandisti religiosi, ciarlatani… Qui potrebbe indicare degli astronomi/astrologi della Mesopotamia, e non c’è nessun indizio che fossero re.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">Gerusalemme</span></span></div><div><span class="fs14">Città che sorge su un piano calcareo delle montagne di Giuda, a ca. 800 m sul livello del mare. Già conosciuta dagli egizi nel 100 a.C., viene conquistata dai mercenari di David, perciò diviene proprietà privata del re («città di David). Viene scelta come capitale, e acquista una notevole importanza religiosa, perché David vi trasporta l’Arca dell’Alleanza e suo figlio Salomone vi erige il Tempio. Per i credenti essa è la città scelta da Dio (Is 40-55), e l’attività di profeti come Isaia, Geremia, Ezechiele vi sono strettamente legate. Secondo il vangelo di Giovanni, Gesù viene a Gerusalemme in occasione delle grandi feste di pellegrinaggio. Qui vivrà la passione e avverrà la resurrezione. Qui si formerà la prima comunità cristiana. Nel 70 d.C. viene distrutto il Tempio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 4</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo</span></span></div><div><span class="fs14">Erode riunisce i responsabili ufficiali della vita religiosa del popolo. I capi dei sacerdoti sono i membri delle grandi famiglie sacerdotali di Gerusalemme. Gli scribi sono gli interpreti accreditati della legge.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 5</i></b></span></div><div><span class="fs14"><a href="https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Betlemme" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.teofiloincammino.it/glossario.php#Betlemme', null, false)"><span class="cf1">Betlemme</span></a></span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 9</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">la stella</span></span></div><div><span class="fs14">Questo astro non corrisponde alle stelle che secondo gli antichi determinavano spesso la sorte degli eroi. Si tratta piuttosto di una stella che da parte di Dio presenta all’adorazione dei Magi Gesù quale re messianico.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 11</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">oro, incenso e mirra</span></span></div><div><span class="fs14">Sono le ricchezze e i profumi tradizionali dell’Arabia. L’attesa messianica ebraica sperava per il re atteso l’omaggio e le offerte di tutte le nazioni.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>MEDITAZIONE</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>Interpretazione del testo</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 1</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme</span></span></div><div><span class="fs14">I Magi non sono ciarlatani, ma dei sapienti, che seguono le indicazioni della stella. Scrutano il cielo, il creato, e ne ricercano la bellezza e la verità. Potremmo definirli degli «scienziati», che studiano le stelle, il loro ritmo e armonia, il succedersi degli anni, delle stagioni, dei giorni. Per loro non basta osservare, ma voglio capirne il significato.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 2</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».</span></span></div><div><span class="fs14">La ricerca della verità, porta i Magi a mettersi in cammino. La sapienza li porta a Gerusalemme perché visto che è nato un «re» pensano di trovarlo a corte, nella capitale. «Se la scienza misura ciò che è visibile, la sapienza ne ricerca la verità invisibile, e non si appaga fino a quando giunge ad aprirsi al senso ultimo… La stella, la luce nella notte, è la ragione umana, che, mai soddisfatta di ciò che sa e aperta a ciò che ignora, guida l’uomo verso una verità sempre più grande. La Sapienza conduce anche i pagani nel loro esodo, come luce di stella nella notte» (S. Fausti).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>vv. 3-6</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».</span></span></div><div><span class="fs14">Il re e tutte la corte vengono sconvolti da questo annuncio, e viene chiesta spiegazione alle guide religiose. Essi hanno la risposta esatta, Betlemme, sanno la verità, ma questa non li tocca minimamente. Anche se conoscono la scrittura, questa non li porta a mettersi in viaggio come i Magi. Conoscono, ma preferiscono non agire. «La ragione fa cercare il Salvatore, la rivelazione dice dove trovarlo» (S. Fausti). I Magi seguendo il loro intelletto arrivano a Gerusalemme, ma devono scoprire la Scrittura per sapere come proseguire.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>vv. 7-8</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».</span></span></div><div><span class="fs14">Erode, spaventato da quello che potrebbe essere una minaccia al suo potere, cerca di coinvolgere i Magi nelle sue trame. Inconsapevolmente vuole trasformarli in spie.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>vv. 9-10</i></b></span></div><div><span class="fs14 cf1">Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.</span></div><div><span class="fs14">Ora che la ragione è illuminata dalla scrittura, questa identifica perfettamente il suo obiettivo. L’intelligenza, illuminata dalla parola di Dio, ci porta a incontrarlo e riconoscerlo. Questo fa nascere la gioia nel cuore dell’uomo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 11</i></b></span></div><div><span class="fs14"><span class="cf1">Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.</span></span></div><div><span class="fs14">Quello dei Magi è un incontro di sguardi, che trasforma il loro pellegrinaggio terreno in adorazione. «L’oro, ricchezza visibile, rappresenta ciò che uno ha; l’incenso, invisibile come Dio, rappresenta ciò che uno desidera; la mirra, unguento che cura le ferite e preserva dalla corruzione, rappresenta che uno è. La regalità, la divinità, la mortalità propria della creatura, tutto ciò che l’uomo ha, ma soprattutto ciò che desidera e ciò che gli manca, è il suo tesoro».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>v. 12</i></b></span></div><div><span class="cf1"><span class="fs14">Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese</span></span><span class="cf1"><span class="fs14">.</span></span></div><div><span class="fs14">Dopo aver visto il bambino, incontrato Dio, i Magi sono ormai capaci di ricevere il messaggio di Dio, che come Giuseppe, si rende visibile in sogno. L’incontro con Gesù ha cambiato la loro vita, e anche la strada che prenderanno nella loro vita non può più essere la stessa.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>Applicazione alla mia vita</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Oggi siamo chiamati a metterci nei panni dei Magi, ha fare «esperimenti» anche noi. La nostra intelligenza spesso ci porta a porci domande. Magari riguardanti le grandi questioni dell’intelligenza: chi sono io? Da dove vengo? Dove sto andando? Oppure questioni che riguardano la vita concreta, certamente più piccole, ma altrettanto importanti per l’esistenza quotidiana di ciascuno di noi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Le risposte però che troviamo non sono definitive. Ci portano solo ad altre domande, e il vero senso di tutto, sembra sfuggirci dalle mani. Incomprensibile e inafferrabile. Il nostro desiderio di conoscenza ci ha spinto a ricercare, ma sembra che la sapienza non sia in grado di darci le risposte che cerchiamo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’unica soluzione è aprirci alla rivelazione, al dono di Dio. La Bibbia ci offre strumenti diversi. Non migliori, ma diversi. Forse più adatti non a capire come «funziona» il mondo, ma a cercarne il significato ultimo. La Parola, che magari per tanto tempo abbiamo ignorato, ora illumina la nostra tenebra, e ci guida su strade sconosciute.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">E la Parola è Gesù stesso. Lui è la risposta definitiva, il senso ultimo. Attraverso la scrittura noi possiamo incontrare il Signore, sapere «dove trovarlo», e fermarci in adorazione, con il cuore pieno di gioia.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Davanti al Signore poniamo tutto noi stessi: quello che siamo e quello che vorremmo essere, quello che abbiamo e quello che dovremmo avere. Nella consapevolezza che dopo aver incontrato il Salvatore, la nostra vita non potrà più essere la stessa.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>PREGHIERA</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14">- Signore, mi domando sempre il perché…</span></div><div><span class="fs14">- Qual è il mio rapporto con la Parola di Dio?</span></div><div><span class="fs14">- Io so «dove» incontrare il Signore?</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>CONTEMPLAZIONE</b></span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Jan 2020 13:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Giovanni 1,1-18: E il Verbo si fece carne (II Domenica dopo Natale)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0qk23xjp"><div><script> showboxlinkb7610ea364a2cc927e526962d265f5fe = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Salvator-Dali-Nativita.jpg', width: 800, height: 569, description: ''}]};</script>
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Il Figlio è espressione perfetta del Padre (Col 1,15; Fil 2,6; Eb 1,3).</div><div><br></div><div><span class="cf1">presso Dio</span></div><div>L’originale greco non indica soltanto una vicinanza, ma un orientamento: il Verbo è orientato, rivolto, verso il Padre. Essere vicini e rivolti ciascuno verso l’altro, quasi faccia a faccia, indica visivamente la loro relazione di perfetta comunione.</div><div><br></div><div><b><i>v. 3</i></b></div><div><span class="cf1">fatto per mezzo di lui</span></div><div>Già nell’AT Dio crea per mezzo della sua Parola (Gen 1,3; Sal 33,6.9; 147,15-18; Is 40,26; 48,3; Sap 9,1-9) o alla sua Sapienza (Prv 8,27-30; Sap 7,12; 8,4; 9,9). Il Verbo non è un semplice strumento nelle mani di Dio, ma la creazione è sempre opera della Trinità intera.</div><div><br></div><div><span class="cf1">ciò che esiste</span></div><div>Tutto è creazione di Dio: Giovanni esclude ogni dualismo o gnosticismo. Secondo il primo esisterebbero due principi fondametali, il bene e il male, in relazione reciproca di complementarietà e di opposizione: Dio e Satana sarebbero pari, complementari e opposti. Secondo lo gnosticismo il mondo non sarebbe una creazione di Dio, ma del Demiurgo, ultima e inferiore «emanazione» di Dio, perché Dio nella sua perfezione non può venire a contatto con la «sporca» materia. Il Vangelo invece ci tiene a definire con forza l’infondatezza di queste credenze, assolutamente «non cristiane».</div><div><br></div><div><b><i>v. 4</i></b></div><div><span class="cf1">vita</span></div><div>Il Verbo è la fonte di tutto ciò che può portare gli uomini a vivere pienamente la loro esistenza, sia fisica che spirituale.</div><div><br></div><div><span class="cf1">luce</span></div><div>Il Verbo è la luce che illumina gli uomini, e li conduce sul cammino dell’incontro con Dio.</div><div><br></div><div><b><i>v. 5</i></b></div><div><span class="cf1">vinta</span></div><div>Termine particolare, che può indicare sia la «comprensione», cioè gli uomini nelle tenebre «non l’anno compresa», sia il dominio, cioè «non sono riusciti a dominarla» (Origene).</div><div><br></div><div><b><i>v. 6</i></b></div><div><span class="cf1">Giovanni</span></div><div>È il Battista, considerato come profeta, inviato da Dio, e testimone del Verbo.</div><div><br></div><div><b><i>v. 9</i></b></div><div><span class="cf1">ogni uomo</span></div><div>Chiunque, indipendentemente dalla sua origine o dalla sua condizione, può e deve ricevere dal Verbo le indicazioni che orientano e realizzano la sua vita.</div><div><br></div><div><b><i>v. 10</i></b></div><div><span class="cf1">nel mondo</span></div><div>Il mondo, che per i Greci indicava l’universo, nel vangelo di Giovanni indica per la maggior parte delle volte l’umanità. Anche se fatta a immagine e somiglianza del Verbo, l’umanità non è riuscita a riconoscerlo quando si è incarnato.</div><div><br></div><div><b><i>v. 11</i></b></div><div><span class="cf1">i suoi</span></div><div>In senso stretto si intende il popolo di Israele, proprietà di Dio, ma in senso ampio può intendere, ancora, tutta l’umanità.</div><div><br></div><div><b><i>v. 12</i></b></div><div><span class="cf1">diventare figli di Dio</span></div><div>Possibile solo grazia all’azione di Dio.</div><div><br></div><div><span class="cf1">credono nel suo nome</span></div><div>La fede nel «nome» del Figlio consiste nel riconoscere e nell’invocare con fiducia la potenza della persona di Cristo, riconosciuto cime Figlio di Dio e Salvatore.</div><div><br></div><div><b><i>v. 14</i></b></div><div><span class="cf1">il Verbo si fece carne</span></div><div>Il Verbo ha cominciato ad esistere nella condizione umana. Questo è l’avvenimento fondamentale di cui i cristiani sono testimoni. La parola «carne»indica in Giovanni l’insieme dell’uomo debole destinato a morire.</div><div><br></div><div><span class="cf1">abitare</span></div><div>Lett.: «ha posto la sua tenda», alludendo alla tenda del convegno dell’Esodo e al tempio di Gerusalemme. È la dimora e la presenza di Dio in mezzo al suo popolo.</div><div><br></div><div><span class="cf1">gloria</span></div><div>Nell’AT la parola «gloria» indica quello che manifesta Dio agli uomini. Per Giovanni le azioni che Gesù compie manifestano la sua gloria (2,11), soprattutto il mistero pasquale di morte-risurrezione.</div><div><br></div><div><b><i>v. 16</i></b></div><div><span class="cf1">Dalla sua pienezza</span></div><div>La conoscenza del Verbo incarnato conduce i cristiani a partecipare alla pienezza dei beni spirituali che è in lui, e in lui solo.</div><div><br></div><div><span class="cf1">grazia su grazia</span></div><div>Quest’espressione non indica la successione di un favore dietro l’altro, ma la capacità costantemente elargita di accogliere il dono di Dio.</div><div><br></div><div><b><i>v. 18</i></b></div><div><span class="cf1">Dio, nessuno lo ha mai visto</span></div><div>L’uomo è radicalmente incapace di raggiungere la conoscenza diretta di Dio.</div><div><br></div><div><span class="cf1">lo ha rivelato</span></div><div>Solo il Figlio può condurre alla conoscenza del Padre.</div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><br></div><div><b><i>v. 1</i></b></div><div><span class="cf1">In principio era il Verbo,</span></div><div><span class="cf1">e il Verbo era presso Dio</span></div><div><span class="cf1">e il Verbo era Dio.</span></div><div>L’inizio del Prologo richiama esplicitamente quello della Genesi, non solo per le prime parole, ma anche per i temi della creazione, della luce e delle tenebre, della vita. Questo «In principio» non segna però l’inizio della creazione, ma ad una dimensione atemporale, prima del tempo stesso: è l’eternità di Dio.</div><div>Il concetto di «Logos» (Verbo, Parola) più che derivare dalla filosofia greca, entra nel vangelo provenendo dalla tradizione biblica ebraica, e soprattutto dal concetto di «Sapienza» dell’AT, che in Sap 9,1 viene intimamente associato a quella di «parola di Dio».</div><div>«Volendo azzardare una traduzione, si potrebbe optare per “progetto” di Dio, o forse meglio “sogno” di Dio per il mondo: il Logos è il «sogno» eterno di Dio di avere dei figli in un mondo di pace e di giustizia, che vivano non solo in comunione tra loro e con il creato, ma partecipino alla stessa vita e comunione con Dio. Nella pienezza dei tempi, questo sogno è diventato progetto, si è fatto carne in Gesù di Nazaret, il Figlio stesso di Dio, per mezzo del quale era stato creato il mondo per mezzo del quale lo stesso mondo verrà redento» (Renzo Infante, cur., Giovanni. Introduzione, traduzione e commento, San Paolo, Cinisello Balsamo 2015, p. 41).</div><div><br></div><div><b><i>v. 2</i></b></div><div><span class="cf1">Egli era, in principio, presso Dio:</span></div><div>Il Verbo è da sempre in una relazione di esistenza e di amore con Dio: il Figlio era in origine presso il Padre, dal Padre è uscito, e al Padre fa ritorno, dopo aver portato a compimento la missione affidatagli.</div><div><br></div><div><b><i>v. 3</i></b></div><div><span class="cf1">tutto è stato fatto per mezzo di lui</span></div><div><span class="cf1">e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.</span></div><div>Tutto ciò che ha avuto origine, l’ha avuta per mezzo del Verbo del Padre, e questo fa dell’intera creazione un atto di rivelazione, perché «tutta la creazione altro non è che un riflesso del Logos divino, un grande libro in cui poter leggere l’opera di Dio» (Ivi, p. 43). Per questo il mondo non è intrinsecamente cattivo, come sostenevano gli gnostici, ma non può che essere buono, perché voluto e creato da Dio a «immagine e somiglianza» del Figlio.</div><div><br></div><div><b><i>v. 4</i></b></div><div><span class="cf1">In lui era la vita</span></div><div><span class="cf1">e la vita era la luce degli uomini;</span></div><div>Vengono introdotti concetti tipici dell’umanità, come vita e luce. Esse sono dono di Dio, e nel vangelo indicano Gesù stesso: lui è la luce e la vita dell’uomo.</div><div><br></div><div><b><i>v. 5</i></b></div><div><span class="cf1">la luce splende nelle tenebre</span></div><div><span class="cf1">e le tenebre non l’hanno vinta.</span></div><div>Passando dalla preesistenza del Verbo alla sua manifestazione storica, Giovanni passa dal tempo imperfetto di «era» al presente di «splende», e che non indica solo la sua venuta storica, ma il suo continuo splendere anche nella comunità presente.</div><div><br></div><div><i><b>vv. 6-8</b></i></div><div><span class="cf1">Venne un uomo mandato da Dio:</span></div><div><span class="cf1">il suo nome era Giovanni.</span></div><div><span class="cf1">Egli venne come testimone</span></div><div><span class="cf1">per dare testimonianza alla luce,</span></div><div><span class="cf1">perché tutti credessero per mezzo di lui.</span></div><div><span class="cf1">Non era lui la luce,</span></div><div><span class="cf1">ma doveva dare testimonianza alla luce.</span></div><div>Viene presentato Giovanni come testimone della luce. È definito semplicemente uomo, e non Battista o Profeta o Precursore. È il testimone, colui che indica al mondo l’«Agnello di Dio».</div><div><br></div><div><b><i>vv. 9-11</i></b></div><div><span class="cf1">Veniva nel mondo la luce vera,</span></div><div><span class="cf1">quella che illumina ogni uomo.</span></div><div><span class="cf1">Era nel mondo</span></div><div><span class="cf1">e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;</span></div><div><span class="cf1">eppure il mondo non lo ha riconosciuto.</span></div><div><span class="cf1">Venne fra i suoi,</span></div><div><span class="cf1">e i suoi non lo hanno accolto.</span></div><div>Il v. 9 riprende i vv. 4-5, chiarendo che il Verbo è la luce degli uomini nel senso che aiuta ciascuno a discernere e scegliere il bene, a camminare verso la luce. «I riferimenti all’incarnazione, già evidenti nei vv. 4-5, si fanno adesso più espliciti» (Ivi, 47).</div><div><br></div><div><b><i>vv. 12-13</i></b></div><div><span class="cf1">A quanti però lo hanno accolto</span></div><div><span class="cf1">ha dato potere di diventare figli di Dio:</span></div><div><span class="cf1">a quelli che credono nel suo nome,</span></div><div><span class="cf1">i quali, non da sangue</span></div><div><span class="cf1">né da volere di carne</span></div><div><span class="cf1">né da volere di uomo,</span></div><div><span class="cf1">ma da Dio sono stati generati.</span></div><div>Chi accoglie il Verbo diventa «figlio di Dio». «Il fatto che venga adoperato il verbo “diventare”, “divenire”, e non il verso “essere”, vuol dire che la figliolanza di Dio non è uno stato che si acquisisca in maniera istantanea e una volta per tutte,ma un progetto sempre da realizzare» (Ivi, 49).</div><div><br></div><div><b><i>v. 14</i></b></div><div><span class="cf1">E il Verbo si fece carne</span></div><div><span class="cf1">e venne ad abitare in mezzo a noi;</span></div><div><span class="cf1">e noi abbiamo contemplato la sua gloria,</span></div><div><span class="cf1">gloria come del Figlio unigenito</span></div><div><span class="cf1">che viene dal Padre,</span></div><div><span class="cf1">pieno di grazia e di verità.</span></div><div>Lo stesso Verbo che era presso Dio si è incarnato, ha assunto la condizione umana, piantando la tenda in mezzo all’umanità.</div><div><br></div><div><b><i>v. 15</i></b></div><div><span class="cf1">Giovanni gli dà testimonianza e proclama:</span></div><div><span class="cf1">«Era di lui che io dissi:</span></div><div><span class="cf1">Colui che viene dopo di me</span></div><div><span class="cf1">è avanti a me,</span></div><div><span class="cf1">perché era prima di me».</span></div><div>La testimonianza di Giovanni non appartiene al passato, perché è parte integrante dell’annuncio cristiano: la sua voce continua a risuonare per i contemporanei, invitandoli a camminare nella luce che risplende nelle tenebre.</div><div><br><b><i>vv. 16-18</i></b></div><div><span class="cf1">Dalla sua pienezza</span><br></div><div><span class="cf1">noi tutti abbiamo ricevuto:</span></div><div><span class="cf1">grazia su grazia.</span></div><div><span class="cf1">Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,</span></div><div><span class="cf1">la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.</span></div><div><span class="cf1">Dio, nessuno lo ha mai visto:</span></div><div><span class="cf1">il Figlio unigenito, che è Dio</span></div><div><span class="cf1">ed è nel seno del Padre,</span></div><div><span class="cf1">è lui che lo ha rivelato.</span></div><div>Nella stesura attuale del vangelo è come se la comunità dei testimoni e dei credenti recuperasse e facesse propria la testimonianza di Giovanni, tanto che le due voci si fondono in una sola confessione di fede.</div><div><br></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il Signore mi chiama a contemplare il suo volto, il mistero della sua incarnazione, in quel bambino che di nuovo mi chiede di essere accolto. Cerco di andare oltre la semplice «emotività» di questa immagine, e inoltrarmi su itinerari più ardui alla ricerca di un senso e di una visione più profonda.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Certo non posso pensare di poter capire la Trinità, ma cerco di immaginare il Padre e il Figlio uniti nell’unico amore dello Spirito Santo. Cerco di gustare il loro reciproco venirsi incontro, per donarsi totalmente l’uno all’altro. Cerco di comprendere come, per amore, il Padre, volendo creare ogni cosa, abbia usato come modello il Figlio, e quindi impresso la sua «immagine» in ogni cosa, in ogni essere, in ogni uomo. E quindi anche in me, creato a «somiglianza» del Verbo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Proprio per donarci la sua vita e la sua luce, il Figlio si è incarnato: lui, l’infinito e l’eterno, ha accettato di nasce in un luogo e in un tempo. Lui, l’onnipotente, si è fatto impotente. Tutto questo perché, accogliendo il Figlio di Dio, anche noi diventiamo figli di Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Oggi, il Signore ha piantato la sua tenda in mezzo a noi, in mezzo alla mia esistenza, in mezzo al mio cuore. L’annuncio di salvezza che continua a risuonare è quello di camminare per abbandonare le tenebre e immergersi nella luce. La luce della Pasqua.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, la mia idea di Dio, quella che ho imparato in famiglia, al catechismo…</span><br></li><li><span class="fs14">Quanto è diversa questa idea con quella che emerge dal Paologo…</span><br></li><li><span class="fs14">«A quanti lo hanno accolto»: come ti accolgo, Signore, nella mia vita?</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Dec 2019 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Luca 2,16-21: Meditandole nel suo cuore (Maria SS.ma Madre di Dio)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vawszatd"><div><script> showboxlink4be0cfa53dcfaa8575108dbf71b13e14 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Lorenzo_Lotto_Adorazione_dei_Pastori.jpg', width: 688, height: 600, description: ''}]};</script>
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Qui Luca sottolinea la meditazione di Maria sui fatti il cui senso sarà manifesto solo nella rivelazione pasquale.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">meditandole</span></div><div><span class="fs14">Il verbo qui usato significa letteralmente «mettere insieme» e «avvicinare le parti». Allude a un confronto che cerca di afferrare il significato esatto di una parola o di un segno, cioè di stabilire la retta interpretazione.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">cuore</span></div><div><span class="fs14">Nella Bibbia il cuore è la sede di tutta la vita intima dell’uomo: il pensiero, la memoria, i sentimenti, le decisioni.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 16</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">In quel tempo, [i pastori] </span><span class="fs14 cf1">andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia.</span></div><div><span class="fs14">I pastori comprendono che l’annuncio dell’angelo (v. 12) ha un riscontro nella realtà. Si mettono in cammino, senza indugio, affrettandosi. La fretta è un espediente letterario che caratterizza il cammino i coloro che avvertono l’interrompere della vicinanza di Dio. Sono spinti dal presentimento che Dio sta per farsi sentire. L’affrettarsi è una grande disponibilità alla Parola. </span><span class="fs14">È un piccolo Esodo, che si realizza nel trovare il bambino, e «averlo visto».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 17</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.</span></div><div><span class="fs14">I pastori sono i primi che condividono la Parola di Dio, i primi «missionari» tu tutto il NT. Esprimono la loro riconoscenza, ma anche la propria gratitudine per questa straordinaria esperienza.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 18</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.</span></div><div><span class="fs14">Gli ascoltatori di questo messaggio di Dio donato ai pastori, e da loro trasmesso, si stupiscono. Il verbo «stupirsi» è molto frequente nel vangelo di Luca: indica quell’interrogativo che l’azione di Dio suscita in modo inaspettato nella vita dell’uomo. È lo stato d’animo di chi è raggiunto improvvisamente dalla presenza di Dio: la rivelazione condivisa dei pastori illumina lo sguardo dei presenti, che vedono il bambino in una luce diversa. I pastori diventano prefigurazione e paradigma di ascolto e condivisione della Parola di Dio. Avendo fatto l’esperienza iniziale della fede, hanno capito ed accolto, possono ora comunicarla agli altri. In fondo non ci viene detto chi sono «tutti quelli che udivano»: siamo tutti noi, i lettori di oggi e di ogni tempo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 19</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.</span></div><div><span class="fs14">Il primo atteggiamento di Maria è descritto dal verbo «custodire», che può essere inteso anche come «tenere insieme,ricordare, conservare», è coniugato all’imperfetto: è un’azione cominciata ad un certo punto, ma che non si esaurisce, che dura nel tempo. È lo stile continuo di Maria, che conserva gli eventi e le parole di Dio nel proprio cuore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il secondo atteggiamento con il verbo «meditare», che però si potrebbe rendere meglio con «mettere a confronto». Maria è quella che interpreta la Parola, o che continuamente la indaga in cerca di significato. Forse la Vergine non ha compreso immediatamente il significato della nascita di Gesù solo in base all’annuncio dell’angelo. Forse ha avuto bisogno di un cammino lento e profondo degli eventi che vivrà nella sua vita vicina al Figlio.</span><br></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs14">La Parola di Dio deve essere conservata, custodita, perché è destinata a crescere e a realizzarsi in un cuore che ascolta. Proprio per questo Maria è modello di ogni discepolo, che si incammina dietro al Salvatore, per imparare e comprendere sempre meglio. La maturità della fede, arriverà per lei, come per tutti i discepoli, solo dopo la Risurrezione.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Solo allora, la Parola che ha custodito e meditato per tutta la vita, sarà compresa appieno.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 20</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.</span></div><div><span class="fs14">I pastori partono dalla scena del racconto. Avendo compiuto il ruolo prefigurato di avvertire l’imminenza della presenza di Dio e di aver verificato la veracità della Parola di Dio, comunicata loro dall’angelo, prima di scomparire, i pastori glorificano Dio. Tornano, come noi, alla vita quotidiana, ma trasformati dall’incontro con il Salvatore.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 21</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo</span><span class="fs14 cf1">.</span></div><div><span class="fs14">La circoncisione indica l’appartenenza al popolo di Israele. Ma Luca dà più importanza al «nome». Il nome di Dio non può che essere Gesù, «Dio salva».</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il Signore chiama anche me oggi a un piccolo esodo. Sono invitato a visitare la natività, a contemplare il bambino Gesù. Anche a me hai annunciato continuamente in questi giorni che è nato il Salvatore, che è nato per tutti il Salvatore, che è nato «per me» il Salvatore, e ora mi chiedi di condividere la gioia di questa scoperta con gli altri.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ma per farlo devo prendere esempio da Maria. Il primo atteggiamento in cui devo crescere è la «custodia» della Parola. Non basta accoglierla, farla entrare in me, ma è necessario non farla uscite dal mio cuore. </span><span class="fs14"> </span><span class="fs14">Questo mi permette di «meditarla», capirla sempre di più, perché mi permette di imparare da essa, sempre di più. Solo così sarò capace di condividere la tua gioia con chiunque troverò sulla mia strada.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, i pastori mi insegnano che…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, Maria mi insegna che…</span><br></li><li><span class="fs14">Aiutami a…</span></li></ul><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>CONTEMPLAZIONE</div></b><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 05:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Matteo 2,13-15.19-23: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre (S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_hguq3n0g"><div><span class="fs14"><a href="files/Julius_Frank_Giuseppe_e_Maria_con_Gesu_sulle_ginocchia_1908_ca.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Julius_Frank_Giuseppe_e_Maria_con_Gesu_sulle_ginocchia_1908_ca.jpg', width: 423, height: 600, description: 'Julius Frank (1826-1908), Giuseppe e Maria con Gesù sulle ginocchia (1908 ca)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Julius_Frank_Giuseppe_e_Maria_con_Gesu_sulle_ginocchia_1908_ca_part.jpg"  title="" alt=""/></a></span></div><div><br></div><div><b><span class="fs14">LETTURA</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Testo (Matteo 2,13-15.19-23)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">13</span><span class="fs14"> I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">14</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, </span><span class="fs10 cf1">15</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">19 </span><span class="fs14">Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto </span><span class="fs10 cf1">20</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». </span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">21 </span><span class="fs14">Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. </span><span class="fs10 cf1">22</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea </span><span class="fs10 cf1">23</span><span class="fs10"> </span><span class="fs14">e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">I Magi erano appena partiti</span></div><div><span class="fs14">Nella versione liturgica del testo si fa riferimento al racconto subito precedente (2,1-12): i Magi, seguendo la stella, arrivano da oriente a Gerusalemme, e si fanno dire da Erode dove è nato il re dei Giudei. Arrivati a Betlemme, vedono Gesù, offrono i loro doni, e poi ripartono. Ma «avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">sogno</span></div><div><span class="fs14">Questo racconto ha un contatto letterario con i racconti dei sogni di Abimelec (Gen 20,3-7), di Labano (Gen 31,24) e particolarmente con quello di Giacobbe alla sera sella sua partenza per l’Egitto (Gen 46,2-4): vi ai trova lo schema comando-esecuzione. Le direttive di Dio che guida il suo popolo sono ricevute in sogno.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Erode</span></div><div><span class="fs14">Erode il Grande fu re della Giudea sotto il protettorato romano dal 37 a.C. al 4 d.C. Testimonianze storiche ce lo presentano con un carattere estremamente diffidente e sospettoso, capace di spietata crudeltà: fece uccidere una delle mogli, diversi figli e centinaia di oppositori. È anche noto per l’amplissima attività di costruttore: le città di Cesarea marittima e Sebaste; le fortezze di Masada, Macheronte e Herodion; il rifacimento e l’ampliamento del Tempio di Gerusalemme, che venne perciò chiamato «Tempio di Erode». Alla sua morte il regno fu diviso fra i tre figli rimasti: Archelao governò la Giudea, la Samaria e l’Idumea; Erode Antipa la Galilea e la Perea; Erode Filippo la Gaulanitide, la Traconitide, la Batanea, l’Auranitide e l’Iturea.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">si rifugiò in Egitto</span></div><div><span class="fs14">La costruzione somiglia a quella dei racconti della fuga di Giacobbe (Gen 27,43-45), di Lot (Gen 19,15) o di Mosè (Es 2,15). Soprattutto al racconto della fuga di Geroboamo in Egitto, tradizionale luogo di rifugio secondo la Scrittura (1Re 11,40).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio»</span></div><div><span class="fs14">Traduzione del testo ebraico di Osea (11,1). Matteo si richiama all’Esodo, e così vuole basare l’esilio di Gesù su una profezia. Una curiosità: Matteo non cita la versione dei LXX in greco, ma traduce direttamente il testo masoretico in ebraico.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 16-18</span></i></b></div><div><span class="fs14">Nel testo liturgico si omettono i vv. 16-18. Matteo racconta il massacro dei bambini di Betlemme ad opera di Erode, illustrandolo poeticamente con la citazione di Ger 31,5: il grido di Rachele per la morte dei suoi figli. Non può passare inosservato che il profeta si riferisca alla Rachele moglie di Giacobbe e madre di Giuseppe, anche lui finito in Egitto per colpa dei fratelli. Metaforicamente Rachele, la madre, piange per la morte dei figli uccisi dal faraone (Es 1,22). L’unico a salvarsi è Mosè. Così nel vangelo, l’unico a salvarsi è Gesù.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 20</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">quelli che cercavano di uccidere il bambino</span></div><div><span class="fs14">Le parole dell’angelo riprendono quasi alla lettera Es 4,19: come il Faraone vuole prendere la vita di Mosè, così Erode vuole prendere quella di Gesù. È il primo di numerosi passaggi in cui Matteo stabilisce uno stretto parallelismo tra i due.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 22</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Archelao</span></div><div><span class="fs14">Figlio di Erode il Grande, Etnarca della Giudea, Samaria e Idumea dal 4 a.C. al 6 d.C. Destituito dall’imperatore Augusto, in seguito ad una petizione da parte di una delegazione composta da Ebrei e Samaritani, fu esiliato a Vienne in Gallia. Il suo territorio fu assegnato a un governatore romano.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Galilea</span></div><div><span class="fs14">La Galilea fu governata da Erode Antipa, altro figlio di Erode il Grande, dal 4 a.C. al 39 d.C. Secondo i vangeli, fece arrestare e uccidere Giovanni Battista e incontrò Gesù durante la sua passione.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 23</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Nàzaret</span></div><div><span class="fs14">La città dove vivrà Gesù è praticamente sconosciuta al giudaismo e non appare mai nell’AT e nelle fonti antiche: per questo in Gv 1,46 Natanaele ironizza sul nome.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Nazareno</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «Nazoreo». Questo epiteto, la cui origine e significato restano oscuri, è frequentemente applicato a Gesù negli Atti degli Apostoli. Il termine non è l’equivalente di Nazareno, cittadino di Nazaret, e nemmeno indica un membro della setta dei Nazareni. Forse Matteo ha voluto richiamare il «santo di Dio per eccellenza», il nazireo (Gdc 13,5).</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 13</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati,</span></div><div><span class="fs14">Giuseppe è sognatore: nella profondità del suo cuore puro, vede Dio. La Parola spinge ad alzarsi, perché siamo chiamati a rispondere non a parole, ma con i fatti. La risposta è lui stesso che realizza alla lettera la Parola ricevuta.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">prendi con te il bambino e sua madre,</span></div><div><span class="fs14">Maria è nominata all’inizio come la sposa di Giuseppe (1,18). Poi si parla del «bambino e sua madre», anteponendo sempre il bambino. Maria, Israele e la Chiesa non sono il celtro: portano al centro, che è Cristo. Ma sia lui che la madre sono affidati a Giuseppe, prototipo dei credenti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».</span></div><div><span class="fs14">Il re dei giudei fugge in Egitto a causa del re di Giudea, come Giuseppe fuggì in Egitto per l’invidia dei suoi fratelli. Gesù, miracolosamente salvato come Mosè, entra in Egitto per compiere il nuovo esodo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto,</span></div><div><span class="fs14">Nella notte, mentre tutti dormono, Giuseppe è «risvegliato» dalla Parola, pronto a metterla in pratica. Vivranno in Egitto come forestieri, immigrati, oppressi e sfruttati.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 15</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».</span></div><div><span class="fs14">Erode, come tutti i potenti e la loro oppressione, finisce. Il paradosso è che dal male, Dio riesce a trarre sempre del bene: Dio adempie sempre le sue promesse.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 19-21</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele.</span></div><div><span class="fs14">È la terza volta che il Signore parla a Giuseppe in sogno, e come sempre, egli agisce prontamente.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 22-23</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret,</span></div><div><span class="fs14">Entrato nella «terra promessa», il quarto sogno porta Giuseppe al «ritiro» ultimo. Le quattro tappe del suo ascoltare/fare sono le stesse di ogni uomo: prendere in sposa Maria, la madre del Figlio di Dio e chiamarlo per nome (1,24s); compiere con loro sia l’entrata che l’uscita dall’Egitto e dall’esilio (il cammino dalla croce alla risurrezione); fino a stabilirsi nella «terra», e qui vivere con discernimento.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».</span></div><div><span class="fs14">Nessun profeta ha questa espressione, Matteo lo sa bene. E sa di dire la verità. Non dice infatti: «Ciò che fu detto “dal” profeta» bensì «Ciò che fu detto “dai” profeti». Tutta la Bibbia, da Mosè a Giovanni Battista, ha profetato di lui.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, il mio cuore non è puro come quello di Giuseppe. Così non sono capace di ascoltare davvero la tua Parola. E poi, quando tu riesci ad infrangere la mia sordità, rispondo con fatti concreti, ma con altre parole. Accampo scuse e faccio promesse, senza però che la mia vita cambi veramente, senza fare mai il primo passo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, la mia fede non è come quella di Giuseppe. Non è abbastanza forte, abbastanza profonda, abbastanza grande. Le responsabilità che tu mi affidi, la famiglia, il lavoro… sono per me spesso un peso e non un dono del tuo amore. Nel mi immobilismo, non le accolgo come l’opportunità di mettere in pratica la tua Parola.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, il mio udito non è attento come quello di Giuseppe. Se ascoltando la tua Parola, la comprendessi veramente, capirei che tu mi chiami a svegliarmi da questo torpore, ad alzarmi e allontanarmi dal male e dal peccato che alimento nella mia vita. Il mio vero modello è Erode, tutto concentrato solo su sé stesso, che riesce a vedere solo minacce intorno a sé.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Signore, le mie gambe non sono pronte come quelle di Giuseppe. Ancora una volta, per l’ennesima volta, mi inviti nel deserto, a fare esperienza dell’Esodo. Questa vita è un cammino in cui devo imparare che l’essenziale sei solo tu. Noi viviamo «nel» mondo, ma non siamo «del» mondo. Siamo pellegrini. Siamo stranieri. E la nostra «terra promessa» è il tuo regno.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, il mio cuore non è puro come quello di Giuseppe…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, la mia fede non è come quella di Giuseppe…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, il mio udito non è attento come quello di Giuseppe…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, le mie gambe non sono pronte come quelle di Giuseppe…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio.</span></div><div><span class="fs14">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 05:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Luca 2,1-14: Si compirono per lei i giorni del parto (Natale del Signore)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_4ivr6i71"><div><script> showboxlink20afc4041dc4e1e582ae58aee0c1d7a0 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/ChiesaIimmacolataTerlizzi_NativitaGiaquinto1735-CD.jpg', width: 503, height: 600, description: ''}]};</script>
<a href="#" onclick="return x5engine.imShowBox(showboxlink20afc4041dc4e1e582ae58aee0c1d7a0, 0, this)" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Corrado_Giaquinto_Adorazione_dei_pastori---part.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">LETTURA</span></b><br></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Testo (Luca 2,1-14)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">1</span><span class="fs14"> In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. </span><span class="fs10 cf1">2 </span><span class="fs14">Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. </span><span class="fs10 cf1">3 </span><span class="fs14">Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. </span><span class="fs10 cf1">4 </span><span class="fs14">Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. </span><span class="fs10 cf1">5 </span><span class="fs14">Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">6 </span><span class="fs14">Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. </span><span class="fs10 cf1">7 </span><span class="fs14">Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">8 </span><span class="fs14">C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. </span><span class="fs10 cf1">9 </span><span class="fs14">Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, </span><span class="fs10 cf1">10 </span><span class="fs14">ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: </span><span class="fs10 cf1">11 </span><span class="fs14">oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. </span><span class="fs10 cf1">12 </span><span class="fs14">Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».</span></div><div><br></div><div><span class="fs10 cf1">13 </span><span class="fs14">E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: </span><span class="fs10 cf1">14 </span><span class="fs14">«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 1</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">decreto</span></div><div><span class="fs14">Termine tecnico per indicare un editto reale (cf Dn 3,10; 4,3; 6,9.10) o un’ordinanza da parte dell’autorità imperiale (cf At 17,7) come pure degli apostoli (cf At 16,4). Dal punto di vista giuridico romano un decreto implica una consultazione del Senato cui segue un decreto. Più che su simili dettagli l’accento di Luca va sull’esercizio dell’autorità.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Cesare Augusto</span></div><div><span class="fs14">Ottaviano Augusto, è stato il primo imperatore romano dal 27 a.C. al 14 d.C. Augusto volle trasmettere l’immagine di sé come principe pacifico e quella di Roma come trionfatrice universale. Dal punto di vista amministrativo, attribuì le province non pacificate (come la Siria) a legati imperiali scelti da lui stesso, lasciando le altre a proconsoli di rango senatorio. Tutti però rispondevano all’imperatore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">tutta la terra</span></div><div><span class="fs14">Il greco </span><i class="fs14"><span class="fs14">oikumene</span></i><span class="fs14">, o </span><i class="fs14"><span class="fs14">ekumene </span></i><span class="fs14">(da cui il nostro «ecumenismo», il movimento che tende a riavvicinare e riunire tutte le chiese cristiane), significa letteralmente «l’intero mondo abitato». In latino si traduceva con </span><i class="fs14"><span class="fs14">orbis terrarum</span></i><span class="fs14">, e indicava la totalità dell’impero romano, perché esso ricopriva tutto il mondo conosciuto. Molti documenti attestano che l’imperatore ordinò il censimento in numerose province dell’impero.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 2</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">primo censimento</span></div><div><span class="fs14">Lett.: «questo fu il primo censimento». Noto in Roma per esigenze fiscali, il censimento consisteva nel riconoscimento degli oggetti sottoposti a tasse, per cui le persone interessate dovevano comparire nel loro luogo d’origine insieme ai membri della famiglia, a ciò seguiva la tassazione. Questo doveva essere un censimento nella singola provincia romana, protratto nel tempo per decenni.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Quirinio</span></div><div><span class="fs14">Publio Sulplicio Quirinio è storicamente conosciuto come il governatore della Siria che eseguì il censimento della Palestina nel 6 d.C., dieci anni dopo la morte di Erode il Grande (successiva alla nascita di Gesù in base a quanto si legge in Mt 2,19 e Lc 1,5). Era responsabile della politica romana nel Medio Oriente dal 12 a.C. Quirinio cominciò le operazioni di censimento della Palestina prima della morte di Erode il Grande? Luca ha anticipato il censimento? I dati che abbiamo attualmente a nostra disposizione non permettono di stabilirlo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">governatore della Siria</span></div><div><span class="fs14">Il termine «governatore» è usato da Luca in senso generico, perché la provincia di Siria aveva un «Legato» e non un vero e proprio governatore.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 3</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">nella propria città</span></div><div><span class="fs14">Alcuni documenti attestato questa procedura per il censimento dell’Egitto. Pensare che questa sia stata estesa anche alla provincia della Siria è abbastanza arduo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 4</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">città di Davide</span></div><div><span class="fs14">Nell’AT «la città di Davide» è sempre Gerusalemme (2Sam 5,7.9; 6,10.12; Is 22,9).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Betlemme</span></div><div><span class="fs14">Betlemme è la città natale di Davide, e dove è stato unto re da Samuele (1Sam 16,1-13).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 5</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">sua sposa</span></div><div><span class="fs14">Il termine greco è lo stesso che in 1,27, e indica che i due, anche se legalmente sposati, ancora non abitavano insieme. Probabilmente ì, con questo viaggio, cominciano la loro vita in comune.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 7</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Primogenito</span></div><div><span class="fs14">La precisazione che Gesù sia il primogenito non comporta l’esistenza di altri figli. Sottolinea che Gesù aveva i privilegi del maschio primogenito all’interno di una famiglia.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">alloggio</span></div><div><span class="fs14">La parola viene usata da Luca in 22,11, e indica la sala dell’ultima cena. In questo contesto si tratta o di una stanza, di un salone, e non di un albergo o un caravanserraglio (cf Mt 2,11). La tradizione della grotta compare nel II secolo con Giustino.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 8</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">pastori</span></div><div><span class="fs14">I pastori erano malvisti a quel tempo in Israele, poiché vivevano ai margini della comunità praticante: a causa del loro mestiere non potevano adempiere le prescrizioni dei farisei. In giudizio essi non potevano comparire come testimoni. Sono, per definizione, poveri ed emarginati.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 9</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">la gloria del Signore</span></div><div><span class="fs14">La «gloria del Signore» designa di solito nella Bibbia la manifestazione visibile di Dio. Luca l’attribuisce a Gesù nel suo ritorno alla fine dei tempi (9,26; 21,27), ed anche a Pasqua (24,26) e alla trasfigurazione (9,32).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 11</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">oggi</span></div><div><span class="fs14">Non indica semplicemente lo spazio cronologico di un giorno. Segnala la manifestazione escatologica della salvezza nel tempo, compimento delle Scritture e superamento delle attese umane.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Salvatore</span></div><div><span class="fs14">L’AT greco riserva più spesso il titolo di «Salvatore» a Dio; lo dà talvolta a giudici di Israele. Nel NT si attribuisce a Gesù. Questo titolo sembra essere stato utilizzato soprattutto nelle comunità del mondo greco.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Cristo Signore</span></div><div><span class="fs14">Questo titolo viene declinato in diverse maniere: «Signore Cristo», «Cristo del Signore», «Signore Gesù Cristo» e «nostro Signore Gesù Cristo». Con questo titolo, Luca indica che Gesù è il Messia e suggerisce il carattere divino della sua signoria regale.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 12</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Questo per voi il segno</span></div><div><span class="fs14">Formula classica nell’AT, che introduce i segni divini che accompagnano una rivelazione.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Gloria a Dio nel più alto dei cieli</span></div><div><span class="fs14">Gli angeli rendono gloria a Dio (Sal 148,1) in occasione della salvezza che egli accorda in Gesù.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">e sulla terra pace</span></div><div><span class="fs14">La nascita di Gesù è il pegno della pace messianica (Is 9,5-6; 52,7; 57,19; Mic 5,4; cf Ef 2,14-17). Nella Bibbia la pace è pienezza di vita; è il dono messianico per eccellenza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">agli uomini, che egli ama</span></div><div><span class="fs14">Lett. «per gli uomini (oggetto) della (sua) benevolenza». Tutti gli uomini sono soggetto dell’amore di Dio.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 1-3</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.</span></div><div><span class="fs14">La salvezza non è un’idea fuori dello spazio e del tempo: è una storia con fatti ben precisi e databili. Il censimento è l’atto che consacra la supremazia di un popolo su un altro popolo. I vincitori vogliono sapere quanti sono i perdenti così da sfruttarli in maniera più vantaggiosa possibile. Ed in questo contesto di male e sopraffazione, nasce il Messia.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 4-5</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.</span></div><div><span class="fs14">Giuseppe e Maria obbediscono alla legge di questa storia. Proprio nell’obbedienza ai capricci di potere di un Cesare, si compie il capriccio del disegno di Dio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 6</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.</span></div><div><span class="fs14">In obbedienza all’editto di un uomo, Maria e Giuseppe si trovano proprio nel luogo dove deve realizzarsi la promessa del Signore.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 7</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.</span></div><div><span class="fs14">Questo fatto insignificante è il centro del mondo. Chi l’avrebbe detto che la nostra storia si sarebbe divisa in «prima» e «dopo» questa nascita? Il Creatore si dona alla sua creatura. Il fine dell’uomo è raggiungere Dio. Essendo questo impossibile, nel suo amore ha pensato di raggiungere lui stesso l’uomo. La contemplazione ci porta a identificarci con Maria e «toccare» il bambino. L’Altissimo si è fatto piccolo, l’Onnipotente bisognoso, la Parola infante, l’Immortale mortale, la gioia senza fine vagito di un bambino, pur di essere accolto e abbracciato da noi. Gesù viene in una mangiatoia. Si fa cibo e nutrimento. Dio si dona come vita all’uomo peccatore.</span></div><div><span class="fs14">Da questi piccoli dettagli appare il carattere «passionale» della natività di Gesù. Dio, che è amore e accoglienza, è bisognoso di amore e accoglienza. Ma non trova posto tra noi se non in un luogo di bestie, e nella mangiatoia. Difatti troverà ospitalità proprio nel nostro peccato e nel nostro bisogno, da cui è venuto a salvarci. E chi lo accoglierà, lui lo accoglierà e diventerà suo cibo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 8</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge.</span></div><div><span class="fs14">Come i primi discepoli da pescatori diverranno pescatori di uomini, così è da scorgere in questi pastori colo che poi saranno i pastori nella chiesa di Dio. Sono i primi che hanno creduto alla Parola, hanno trovato il bambino, lo riconoscono come salvatore e lo annunciano. I pastori appartengono a un’infima categoria sociale religiosa, e proprio per questo sono abilitati a riconoscere l’Agnello nel bambino.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 9</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore,</span></div><div><span class="fs14">È necessario l’annuncio dell’angelo perché la nascita di Dio in mezzo a noi non può essere dedotta da nessun ragionamento né prodotta da nessuno sforzo umano. Ed era necessario che ci desse i criteri per riconoscerlo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 10-14</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».</span></div><div><span class="fs14 cf1">E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».</span></div><div><span class="fs14">È il centro dell’annuncio, che porta ancora a quell’«oggi» chi lo sente. Per ogni uomo, in ogni tempo, che ascolta questo annuncio, si realizza l’«oggi» di cui ci parla il Vangelo, nasce per noi il Salvatore. E noi possiamo incontrarlo, possiamo conoscerlo. Possiamo farne esperienza.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Anche la mia storia è una storia di salvezza. Io vivo i questo tempo e in questo spazio. Con le mie relazioni, i miei impegni e le mie difficoltà. La mia storia non comincia dal nulla, ma è nata da quella di altre persone, i miei genitori, e forse dalla mia sono originate le storie di altre persone, i figli. Tutti abbiamo una data di nascita che ne attesta l’inizio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Anche la mia storia è una storia di sopraffazione. Sono stato a volte vincitore, e altre vinto. Aguzzino e vittima. Comandante e comandato. Ma, più spesso, mi sento abbattuto dalla vita, costretto ad obbedire, svuotato e sfruttato. In questa mia storia nasce «oggi» per me il Salvatore. Nelle pieghe di questa esistenza, fatta di doveri e </span><span class="fs14">responsabilità, casualità e involontarietà, si realizza il progetto di Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Questo momento è il centro della mia storia. Incontrando Gesù posso distinguere chiaramente che c’è un «prima» e un «dopo» di lui. E Dio si rende presente nella mia piccolezza e povertà, e mi chiede di accoglierlo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Così canto il Salmo 148:</span></div><blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i class="fs14"><span class="fs14">Lodate il Signore dai cieli,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">lodatelo nell’alto dei cieli.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">lodatelo, voi tutte, sue schiere.</span></i></div><div><i><br></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">Lodatelo, sole e luna,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">Lodatelo, cieli dei cieli,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">voi, acque al di sopra dei cieli.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><br></i></div><div><i><span class="fs14">Lodino il nome del Signore,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">perché al suo comando sono stati creati.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">Li ha resi stabili nei secoli per sempre;</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">ha fissato un decreto che non passerà.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><br></i></div><div><i><span class="fs14">Lodate il Signore dalla terra,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">mostri marini e voi tutti, abissi,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">fuoco e grandine, neve e nebbia,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">vento di bufera che esegue la sua parola,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><br></i></div><div><i><span class="fs14">monti e voi tutte, colline,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">alberi da frutto e voi tutti, cedri,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">voi, bestie e animali domestici,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">rettili e uccelli alati.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><br></i></div><div><i><span class="fs14">I re della terra e i popoli tutti,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">i governanti e i giudici della terra,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">i giovani e le ragazze,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">i vecchi insieme ai bambini</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><br></i></div><div><i><span class="fs14">lodino il nome del Signore,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">perché solo il suo nome è sublime:</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><br></i></div><div><i><span class="fs14">Ha accresciuto la potenza del suo popolo.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">Egli è la lode per tutti i suoi fedeli,</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote><blockquote><blockquote><blockquote><div><i><span class="fs14">per i figli d’Israele, popolo a lui vicino.</span></i></div></blockquote></blockquote></blockquote></blockquote><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>PREGHIERA</div><div class="fs14"><br></div></b><div><ul><li><span class="fs14">Signore, tu conosci la mia storia…</span><br></li><li><span class="fs14">Conosci le mie gioie e le mie sofferenze…</span><br></li><li><span class="fs14">«Oggi» mi inviti ad accoglierti, ed io…</span><br></li><li><span class="fs14">Aiutami a farti spazio nella mia esistenza…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><i class="fs14"><span class="fs12">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio. Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></i></div><div><span class="fs12"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 05:33:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.teofiloincammino.it/blog/?id=4ivr6i71</link>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Lectio su Mt 1,18-24: Il sogno di Giuseppe (IV domenica di Avvento)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_47u9n7uj"><div><a href="files/Gaetano_Gandolfi_Sogno_di_Giuseppe.png" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Gaetano_Gandolfi_Sogno_di_Giuseppe.png', width: 474, height: 600, description: 'Gaetano Gandolfi (1734-1802), Sogno di Giuseppe (1790)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Gaetano_Gandolfi_Sogno_di_Giuseppe---part.png"  title="" alt=""/></a><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">LETTURA</span></b><br></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Testo (Matteo 1,18-24)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa..</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 18</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Così fu generato</span></div><div><span class="fs14">Matteo spiega in che modo Gesù, benché figlio di una vergine, sia figlio di Davide, attraverso Giuseppe.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Cristo</span></div><div><span class="fs14">È la traduzione greca dell’ebraico </span><i class="fs14"><span class="fs14">Messia</span></i><span class="fs14">, che significa «Unto». Indica colui che viene consacrato da Dio per mezzo di un rito ed anche in senso traslato, per esempio il re (1Sam 26,23; 2Sam 22,51), o il sommo sacerdote. Con la distruzione di Gerusalemme (586 a.C.) e la fine della monarchia, in esilio a Babilonia, in Israele nasce la speranza dell’arrivo di un Messia futuro. Per Matteo Gesù è il Messia atteso, il Cristo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Maria</span></div><div><span class="fs14">Forma greca e latina del nome </span><i class="fs14"><span class="fs14">Miryam</span></i><span class="fs14">, che proviene dall’egizio </span><i class="fs14"><span class="fs14">mry</span></i><span class="fs14"> (= amata) o </span><i class="fs14"><span class="fs14">mr </span></i><span class="fs14">(= amore). Non a caso l’unico personaggio dell’AT che porta questo nome è Miriam, la sorella di Mosè, nata proprio in Egitto. A questa radice viene aggiunto il nome </span><i class="fs14"><span class="fs14">Yam</span></i><span class="fs14"> (= Dio), e significando quindi «Amata da Dio» e/o «Amante di Dio».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">promessa sposa</span></div><div><span class="fs14">Si può tradurre con fidanzata, ma in realtà Maria è legalmente sposata con Giuseppe, ma non sono ancora andati a vivere insieme, perché nel matrimonio ebraico deve passare un certo tempo prima che lo sposo introduca la sposa nella sua casa (cf Mt 25,1-13).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Giuseppe</span></div><div><span class="fs14">Nome ebraico, </span><i class="fs14"><span class="fs14">Yosef</span></i><span class="fs14">, basato sul verbo </span><i class="fs14"><span class="fs14">yasaph</span></i><span class="fs14"> (= accrescere, aumentare), e che significa «Dio accresca», «Dio aggiunga», inteso come augurio per la nascita di altri figli. In questo senso è il nome dell’ultimo figlio, prima di Beniamino, del patriarca Giacobbe, quello venduto dai fratelli e portato in Egitto (Genesi 37-50).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Spirito Santo</span></div><div><span class="fs14">La parola ebraica usata per indicare lo Spirito originariamente significava «soffio di vento» (Es 10,13). Dio è signore di questo respiro di vita (Gen 2,7) ed è colui che fa vivere (Ez 37,1-14). Lo si vede all’opera già nella creazione (Gen 1,2), e i profeti sanno di essere guidati da esso. Lo Spirito di Dio si poserà sul Messia (Is 11,2s; 42,1). Peri cristiani, lo Spirito Santo è una delle persone della Trinità, insieme al Padre e al Figlio. Nel Credo diciamo: «Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 19</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">giusto</span></div><div><span class="fs14">Le parole «giusto» e «giustizia» sono molto usati da Matteo. «Giusto» è l’uomo che aderisce al piano di Dio. «Giustizia», d’altro canto, non ha un significato giuridico, come per noi oggi, piuttosto indicala «giusta» relazione tra Dio e l’uomo. Al tempo di Gesù era molto diffusa una concezione piuttosto unilaterale: giusto era l’uomo fedele alla Legge. Giuseppe, con le sue azioni, dimostra che questa concezione è piuttosto limitata, e apre a interpretazioni più autentiche.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">accusarla pubblicamente</span></div><div><span class="fs14">Dovremmo tradurre meglio: Giuseppe non voleva «compromettere» Maria, non voleva «esporla al disonore». Maria, accusata pubblicamente da Giuseppe, sarebbe stata accusata di infedeltà e probabilmente condannata alla lapidazione (Dt 22,20-21).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">pensò di</span></div><div><span class="fs14">Non si tratta di una decisione già presa, ma di una valutazione, di un orientamento di pensiero.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">ripudiarla in segreto</span></div><div><span class="fs14">Nessun testo dell’AT può legittimare il carattere «segreto» di questo ripudio: al contrario, per essere legittimo, il ripudio doveva essere convalidato da un certificato ufficiale (Dt 24,1). Ripudiare la sua sposa in segreto, significata, ufficialmente, continuare ad essere sposato con lei.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 20</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">sogno</span></div><div><span class="fs14">Dio si rivela a Giuseppe attraverso un sogno. Non è un’apparizione, né un incontro reale, come quello dell’angelo Gabriele e Maria. È, potremmo dire, un modo «arcaico» di comunicazione di Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">un angelo del Signore</span></div><div><span class="fs14">Qualifica che indica, come nell’AT, l’intervento di Dio stesso (Gen 16,7.13; Es 3,2). Non bisogna confondere l’</span><i class="fs14"><span class="fs14">Angelo del Signore</span></i><span class="fs14"> con gli angeli.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">figlio di Davide</span></div><div><span class="fs14">Nella pagina precedente, Matteo (1,1-17) ha appena descritto la Genealogia di Giuseppe, che lo congiunge al re Davide, e quindi direttamente al patriarca Abramo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">non temere</span></div><div><span class="fs14">È il «mysterium</span><i class="fs14"><span class="fs14"> </span></i><span class="fs14">tremendum»</span><i class="fs14"><span class="fs14"> </span></i><span class="fs14">che si prova davanti al manifestarsi del divino, perché genera meraviglia, stupore, incertezza, sbigottimento… Non è «paura» o «timore», piuttosto il riconoscersi piccoli e insignificanti di fronte all’infinito di Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">è generato in lei</span></div><div><span class="fs14">Si trova qui l’idea della generazione da parte di Dio. Da notare che non è generato «da lei» o «con lei», ma «in lei»: Maria è il contenitore che accoglie.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 21</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Gesù</span></div><div><span class="fs14">Gesù significa etimologicamente «il Signore salva».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 22</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">profeta</span></div><div><span class="fs14">È la prima delle citazioni di adempimento con cui Matteo interpreta gli avvenimenti più importanti della vita di Gesù (1,22; 2,15.17.23; 4,4; 8,17; 13,35; 21,4; 27,9). Esse presentano tutte una formulazione sostanzialmente identica.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 23</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">vergine</span></div><div><span class="fs14">L’originale ebraico non parla di una «vergine» in modo esplicito, ma usa un termine generico </span><i class="fs14"><span class="fs14">‘almâ</span></i><span class="fs14">, dove la sottolineatura semantica non è tanto sulla verginità quanto sull’età: indica una giovane donna che ha raggiunto la pubertà.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">sarà dato il nome</span></div><div><span class="fs14">Matteo ha alterato il verbo originale di Isaia (7,10) passando dalla prima persona singolare («che chiamerà») al plurale («che chiameranno»). Emmanuele smette di essere il nome dato al figlio dal genitore, e diventa un titolo dato a Gesù dai suoi discepoli.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Emmanuele</span></div><div><span class="fs14">Un nome che nell’AT si trova sono in Isaia (7,14 e 8,8), e che significa, appunto, «Dio con noi».</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 18</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.</span></div><div><span class="fs14">Maria appare incinta prima di convivere con Giuseppe, suo sposo. Agli occhi esterni questo potrebbe sembrare una trasgressione, punibile anche con la morte, ma guardandola con gli occhi di Dio è esattamente il contrario.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 19</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.</span></div><div><span class="fs14">La giustizia di Giuseppe lo porta a capire che deve superare la legge. Invece di denunciare, preferisce rispettare il mistero che non capisce e si decide ad abbandonare Maria in segreto. Questo significa continuare “ufficialmente” ad essere suo marito, ma lasciandola libera di seguire la strada a cui Dio l’ha chiamata. Questo avrebbe significato per lui accettare l’idea di rimanere solo e non poter formare una famiglia con nessun altra donna.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 20-21</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».</span></div><div><span class="fs14">«L’angelo del Signore» aiuta a scoprire la dimensione più profonda della vita e degli eventi. Fa capire a Giuseppe che la gravidanza di Maria è frutto dell’azione dello Spirito Santo. Il figlio di Maria riceve due nomi: Gesù ed Emmanuele. </span><i class="fs14"><span class="fs14">Gesù</span></i><span class="fs14"> perché la salvezza non viene da ciò che noi facciamo per Dio, ma da ciò che Dio fa per noi. </span><i class="fs14"><span class="fs14">Emmanuele</span></i><span class="fs14"> perché Dio non abbandona mai il suo popolo.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">vv. 22-23</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.</span></div><div><span class="fs14">In Cristo si realizzano le promesse di Dio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 24</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.</span></div><div><span class="fs14">Svegliato dal sonno, Giuseppe fece ciò che gli disse l’angelo e portò Maria a casa sua.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Giuseppe è un uomo normale. Sogna una vita normale: una famiglia, un lavoro, un futuro sereno. Ma Dio entra a gamba tesa nella sua esistenza e sembra avergli fatto il più grande dei dispetti: si è preso sua moglie, la sua «amata», Maria. Quando lei gli ha raccontato della visita dell’angelo Gabriele non c’erano ombre nei suoi occhi, il suo sguardo doveva essere limpido come sempre. E in Giuseppe non c’era posto per dubbi sulla fedeltà di Maria. Pensare ad un eventuale tradimento era impossibile. Dio era davvero intervenuto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ma allora cosa fare? Giuseppe avrebbe voluto una vita normale, ma Maria era stata chiamata ad una vita diversa. L’angelo le aveva detto che questo figlio sarebbe stato straordinario, e aveva usato le parole «Figlio dell’Altissimo», e «Figlio di Dio». Forse, per Giuseppe, la scelta più giusta, ma anche la più dolorosa, era lasciarla libera di proseguire sulla strada che Dio aveva scelto per lei. Dio l’aveva chiamata ad una vita straordinaria, e lui, per amore, non poteva che fare un passo indietro.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Giuseppe però conosceva la legge. Sapeva che gli altri, che non conoscevano la verità, avrebbero pensato subito male, e forse avrebbero accusato Maria di infedeltà. Pensando al da farsi, Giuseppe crede di aver trovato la soluzione, facendo qualcosa che la legge non prevedeva: lasciarla, ma in segreto. Entrambi avrebbero avuto la certezza che il loro matrimonio era solo una facciata, ma questo le avrebbe salvato la vita, e le avrebbe dato la libertà che le serviva.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Per amore, Giuseppe avrebbe accettato anche di non poter realizzare mai la sua vita da sogno, non solo con Maria, ma con nessun’altra. Ma questo forse non era poi un problema così grande: quale altra donna avrebbe potuto rubare il posto che Maria aveva nel suo cuore? Così pensava di poter sopportare una vita in solitudine, nutrendosi solo dell’amore per la sua sposa lontana.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Chiunque altro si sarebbe arrabbiato con Dio, che prima gli fa il dono di un amore così grande, e poi glielo porta via. Ma Giuseppe, uomo giusto, ama il suo Dio. E sa che Dio lo ama. Se il Signore ha agito in questa maniera, ci deve essere una motivazione. Forse lui, ora, semplicemente non riesce a comprenderla.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ma Giuseppe si sbaglia. E di grosso. Dio non ha un disegno solo per Maria, ma anche per lui. Anzi, il progetto coinvolge entrambi. Come marito e moglie. Giuseppe non deve farsi da parte, ma essere parte attiva. Questo bambino non è solo un dono per Maria, ma anche per lui. Dovrà accoglierlo, accudirlo, amarlo, crescerlo, istruirlo… come padre.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, come Giuseppe, io vorrei una vita...</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, come Giuseppe, sono pieno di dubbi…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, come Giuseppe, vorrei mettermi da parte…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, come Giuseppe, tu mi chiami a…</span><br></li></ul></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><i class="fs14"><span class="fs12">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio. Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui</span></i></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 05:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tempo di Natale: incarnazione e manifestazione]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Tempi_liturgici"><![CDATA[Tempi liturgici]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_6s2v5dat"><div> &nbsp;</div><div><a href="files/Johansen_Viggo_-_Radosne_Bo-e_Narodzenie.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Johansen_Viggo_-_Radosne_Bo-e_Narodzenie.jpg', width: 753, height: 600, description: 'Viggo Johansen (1851-1935), Buon natale (1881)&lt;br /&gt;Hirschsprung Collection, Copenhagen (Danimarca)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Johansen_Viggo_-_Radosne_Bo-e_Narodzenie---part.jpg"  title="" alt=""/></a></div><div><br></div><div><span class="fs14">Il <b>tempo liturgico </b>del di Natale va dal 25 dicembre alla festa del Battesimo del Signore, che ricorre la domenica dopo l’Epifania, quest’anno il 12 gennaio. È un tempo liturgico da sempre molto sentito e ricco di tradizioni popolari. È il tempo in cui anche lo spazio si riempie di atmosfera natalizia: non solo nelle chiese, ma anche nelle case e nelle strade delle città. Certo, queste espressioni esteriori sono belle e affascinanti, ma non possono prendere il posto di un atteggiamento che deve essere prima di tutto interiore e personale.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Appartengono al tempo di Natale i giorni che intercorrono tra le due «feste» principali che lo racchiudono e che esprimono il mistero celebrato: il <b>Natale </b>del Signore e la sua <b>Epifania</b>. Esse sono legate da un rapporto strettissimo, ed in qualche modo, si <b>illuminano vicendevolmente</b>, arrivando a svelare il <b>grande mistero dell’incarnazione e della manifestazione del Signore</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Storicamente però queste due feste hanno un’origine diversa: il Natale nasce in <b>Occidente</b>, mentre l’Epifania in <b>Oriente</b>. Un influsso reciproco porta, successivamente, alla celebrazione di entrambe le feste sia a Costantinopoli che a Roma, mantenendo però le differenti sottolineature che le due tradizioni attribuivano all’una e all’altra.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Per cogliere l’autentico significato della celebrazione del tempo di Natale occorre fare attenzione a non separare le due dimensioni di cui Natività ed Epifania sono portatrici, ma a tenerle strettamente unite tra di loro.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Le feste del tempo di Natale nascono intorno al <b>solstizio d’inverno</b>. Questa collocazione non è casuale. Nei testi liturgici troviamo spesso dei riferimenti al <b>tema della luce </b>che viene a essere l’elemento simbolico principale per esprimere il «mistero della salvezza» che la Chiesa celebra in questo tempo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">È opinione diffusa che la celebrazione della nascita del Signore sia stata fissata a fine dicembre per imprimere una valenza cristiana alla festa pagana del «<b>Sol invictus</b>».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Al centro della celebrazione del Natale-Epifania sta l’<b>evento storico dell’incarnazione del Verbo</b>. Ma non si tratta di una semplice commemorazione di un fatto storico del passato. Infatti, radicandosi in un evento fondante, per sua natura, avvenuto una volta per tutte e irripetibile, la Chiesa «<b>oggi</b>» celebra l’unione dell’umanità con la divinità che si è realizzata nell’incarnazione del Verbo e che «oggi» continua ad attuarsi nella vita dei credenti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nella liturgia del Natale troviamo molti testi liturgici che vanno in questa direzione e che dovrebbero realmente plasmare la nostra preghiera in questi giorni. Nella colletta della celebrazione eucaristica «della notte» la Chiesa prega: «O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri, di partecipare alla sua gloria nel cielo». Nel testo si chiede, come frutto della celebrazione del Natale, che la Chiesa possa aver <b>parte della stessa vita di Cristo</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><b><br></b></div><div><span class="fs12"><b>Per approfondire:</b></span></div><div><ul><li><span class="fs12"><a href="https://www.culturacattolica.it/cristianesimo/feste-cristiane/il-natale-e-il-presepe/2-la-datazione-del-natale" target="_blank" class="imCssLink">La datazione del Natale</a></span><span class="fs12">, in </span><i class="fs12">culturacattolica.it</i><br></li><li><span class="fs12"><a href="https://www.famigliacristiana.it/articolo/natale-dalla-data-alla-liturgia-dieci-cose-da-sapere.aspx" target="_blank" class="imCssLink">Natale, dalla data alla liturgia: dieci cose da sapere</a></span><span class="fs12">, in </span><i class="fs12">famigliacristiana.it</i><br></li><li><span class="fs12"><a href="https://liturgico.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/8/2019/11/25/Sussidio-AVVENTO-2019.pdf" target="_blank" class="imCssLink">Quando venne la pienezza del tempo… Sussidio Avvento Natale 2019</a></span><span class="fs12"> (a cura dell’Ufficio Liturgico Nazionale), in </span><i class="fs12">chiesacattolica.it</i><br></li><li><span class="fs12"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sol_Invictus" target="_blank" class="imCssLink">Sol Invictus</a></span><span class="fs12">, in </span><i class="fs12">wikipedia.org</i><br></li><li><span class="fs12"><a href="https://it.cathopedia.org/wiki/Tempo_di_Natale" target="_blank" class="imCssLink">Tempo di Natale</a></span><span class="fs12">, in </span><i class="fs12">cathopedia.org</i><br></li></ul></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 05:31:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.teofiloincammino.it/blog/?id=6s2v5dat</link>
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			<title><![CDATA[Programmazione e sicronizzazione]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_n9zph2x8"><div><a href="files/Norman-Rockwell--1894-1978-,-What-Difference-a-Light-Makes--1925-.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Norman-Rockwell--1894-1978-,-What-Difference-a-Light-Makes--1925-.jpg', width: 436, height: 600, description: 'Norman Rockwell (1894-1978), What Difference a Light Makes (1925)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-1" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Norman-Rockwell--1894-1978-,-What-Difference-a-Light-Makes--1925----part.jpg"  title="" alt=""/></a></div><div><br></div><div><span class="fs14">Da oggi comincia un mese straordinario… in tutti i sensi. Visto la grande mole di lavoro e di impegni che ci aspetta, mi vedo costretto a fare delle scelte sulle uscite dei prossimi post. Per questo mi concentrerò sul Vangelo del giorno, per poter pubblicare un post sui social ogni giorno, e la Lectio divina sul Vangelo di queste feste. E così, ecco il programma:</span><br></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs14">Venerdì 13 dicembre 2019: Il Tempo di Natale</span><br></li><li><span class="fs14">Martedì <b>17 dicembre </b>2019: Lectio divina su <b>Matteo 1,18-24</b> (IV Domenica di Avvento, 22 dicembre 2019)</span><br></li><li><span class="fs14">Mercoledì <b>18 dicembre </b>2019: Lectio divina su <b>Luca 2,1-14</b> (Natale del Signore, 25 dicembre 2019)</span><br></li><li><span class="fs14">Giovedì <b>19 dicembre </b>2019: Lectio divina su <b>Matteo 2,13-15.19-23</b> (S. Famiglia, 29 dicembre 2019)</span><br></li><li><span class="fs14">Venerdì <b>20 dicembre </b>2019: Lectio divina su <b>Luca 2,16-21</b> (Maria Madre di Dio, 1 gennaio 2020)</span><br></li><li><span class="fs14">Venerdì <b>27 dicembre </b>2019: Lectio divina su <b>Giovanni 1,1-18</b> (II Domenica dopo Natale, 5 gennaio 2020)</span><br></li><li><span class="fs14">Venerdì <b>3 gennaio </b>2019: Lectio divina su <b>Matteo 2,1-12</b> (Epifania del Signore, 6 gennaio 2020)</span><br></li><li><span class="fs14">Mercoledì <b>8 gennaio </b>2019: Lectio divina su <b>Matteo 3,13-17</b> (Battesimo del Signore, 12 gennaio 2020)</span></li></ul><div class="fs14"><div><br></div>Buon cammino</div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 13:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Mt 11,2-11: «Sei tu quello che deve venire?» (III domenica di Avvento)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_z8a6mzbw"><div><script> showboxlinkbaaed0b60268b3dcee8344f22e8d5420 = { swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', "effect": "none", "customEffect": "generic animated none", background: '#000000', textColor: '#000000', boxColor: '#FFFFFF', startIndex: 0, closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Tiziano-31.jpg', width: 398, height: 600, description: ''}]};</script>
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Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».</span></div><div><span class="fs14">Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:</span><span class="fs14"> </span><span class="fs14">“Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.</span></div><div><span class="fs14">In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">v. 2</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Giovanni</span><br></div><div><blockquote><blockquote><blockquote></blockquote></blockquote></blockquote></div><div><span class="fs14">Giovanni Battista ci viene presentato dal vangelo come un predicatore itinerante, attivo in Giudea e contemporaneo di Gesù. È considerato l’ultimo dei profeti dell’AT, immediato precursore del Messia. La sua predicazione (Mt 3,1-12; Mc 1,2-8; Lc 3,1-18; Gv 1,6-8.15; 1,9-36; 3,22-36) era centrata sul richiamo alla conversione per accogliere il Salvatore che stava arrivando, e si concretizzava nel gesto penitenziale del battesimo nelle acque del fiume Giordano (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; Gv 1,32). Fatto arrestare dal re Erode Antipa, morì decapitato in carcere.</span></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">v. 5</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">ciechi, zoppi, sordi, morti, poveri</span></div><div><span class="fs14">La risposta di Gesù è un insieme di citazioni di Isaia: 26,19 (morti), 29,18 (sordi), 35,5-6 (ciechi, sordi, zoppi), 61,1 (la buona novella ai poveri). Matteo dimostra che Gesù adempie la profezia: la salvezza di dio è arrivata.</span></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">v. 6</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">scandalo</span></div><div><span class="fs14">Il termine deriva dal greco</span><span class="fs14"> </span><i><span class="fs14">skàndalon</span></i><span class="fs14">, che significa «ostacolo, inciampo». È il turbamento della coscienza e della serenità altrui. Gesù spera che le sue parole e le sue azioni siano accolte.</span></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">v. 10</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">scritto</span></div><div><span class="fs14">Gesù cita il libro dell’Esodo (23,20): «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato».</span></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b><br></b></div><div><b><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">vv. 2-3</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">In quel tempo,</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">Giovanni</span><span class="fs14 cf1">, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».</span></div><div><span class="fs14">Il carcere è un luogo di segregazione e di oscurità. In questa oscurità che annebbia la vista, Giovanni non riesce a vedere e a comprendere chi sia davvero Gesù. Pensava di saperlo, ma ora in quella oscurità, tutto perde di significato, e anche il volto del Messia appare sbiadito e confuso. Giovanni è stato il primo a riconoscere il Cristo, ma ora non riesce più a vederlo.</span></div><div><span class="fs14">Giovanni, in carcere, ascolta le notizie su Gesù, e ne rimane frastornato. Forse quello che sente non è quello che si aspettava di sentire. Gesù si comporta in modo per lui strano. Se è davvero lui «colui che deve venire» perché non si comporta come tale?</span></div><div><span class="fs14">Il Battista aveva sempre descritto un Messia forte e severo nel punire i peccatori. Gesù invece li accoglie e li perdona. Nel suo carcere Giovanni si rende conto che forse non riesce a comprendere il piano di Dio. Deve abbracciare l’idea che Dio si comporti diversamente da quello che lui si aspettava? O semplicemente ha sbagliato persona.</span></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">vv. 4-6</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete:</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">i</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">ciechi</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">riacquistano la vista, gli</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">zoppi</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">camminano, i lebbrosi sono purificati, i</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">sordi</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">odono, i</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">morti</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">risuscitano, ai</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">poveri</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">è annunciato il</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">Vangelo</span><span class="fs14 cf1">.</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">E beato è colui che non trova in me motivo di</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">scandalo</span><span class="fs14 cf1">!».</span></div><div><span class="fs14">Gesù non risponde in maniera diretta, ma invita gli inviati di Giovanni ha vedere e a riferire quello che hanno visto: i segni della presenza del Regno di Dio. Il loro compito è quello di essere missionari: dovranno portare a Giovanni la loro testimonianza. Dopo aver incontrato Gesù, aver visto i segni che compie, averlo riconosciuto come il Messia, devono portare questa buona notizia a chi non la conosce ancora, perché anche questi possano incontrarlo e riconoscerlo.</span></div><div><span class="fs14">Citando Isaia, Gesù presenta la sua opera non come giudizio e condanna, ma come accoglienza e perdono. In Isaia manca ogni riferimento ai lebbrosi, che invece Gesù aggiunge: questa è una novità assoluta che si inserisce nel solco della tradizione. I lebbrosi erano considerati maledetti da Dio, inavvicinabili e schiavi della morte senza speranza, ma anche per loro è arrivata la salvezza.</span></div><div><span class="fs14">Gesù è uno che scandalizza, ma in positivo. Il suo richiamo è forte, ed è possibile che non tutti siano pronti ad accoglierlo. Quando ci si chiude al messaggio della salvezza, quando non si riesce a vedere i segni e a comprenderne il significato, quando non riusciamo a comprendere che Dio non si comporta come noi vorremmo, allora potremmo scandalizzarci di lui.</span></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">vv. 7-10</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?</span><span class="fs14 cf1"> </span><span class="fs14 cf1">Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".</span></div><div><span class="fs14">Anche se sta vivendo un momento di buio e di confusione, Gesù descrive Giovanni come un vero profeta. Il suo compito è quello di accompagnare il popolo alle soglie della terra promessa.</span></div><div><br></div><div><b><i><span class="fs14">v. 11</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».</span></div><div><span class="fs14">Per Gesù, Giovanni è un grande uomo. Nel v. 14 Gesù dirà: «E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire». Se Gesù è il Figlio dell’uomo, Giovanni è il più importante tra i «nati da donna»: un modo di dire squisitamente semitico per indicare gli esseri viventi, che vengono al mondo attraverso quella porta misteriosa che è la loro madre.</span></div><div><span class="fs14">L’Antica e la Nuova alleanza hanno un sistema di misura diverso. Sono mondi diversi. La grandezza del Battista è nulla di fronte alla piccolezza del Regno. Giovanni rimane un profeta, il più grande dell’AT, ma ormai Gesù ha portato un modo nuovo di relazionarsi con il Padre, una salvezza che va al di là di ogni aspettativa.</span></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Ripercorro l’esperienza di Giovanni Battista così come ci viene presentata da questa pagina del Vangelo. Rifletto sulle mie carceri, le mie prigioni, la mia oscurità. La mancanza di visione, la nebbia che tutto avvolge, non mi permette di vedere chiaramente il volto del Signore e il progetto che lui ha sulla mia vita. Quelle certezze che, magari da sempre, mi accompagnano, stanno vacillando.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Pensavo di conoscere Dio, ma quello che accade non può essere «sua volontà». La mia certezza che Dio mi aiuta e sorregge nelle difficoltà, vacilla. Il fatto è che Dio non si comporta come io vorrei, come io desidero, come io gli ho chiesto di fare. Ma in maniera imprevedibile. E forse comincio a pensare di aver sbagliato a fidarmi di lui. Così Gesù mi invita a vedere «i segni» della presenza del Regno nella mia vita. Le cose buone accadono, l’amore di Dio si manifesta. Devo solo continuare a fidarmi. Perché il Signore si fida di me, e continua a starmi vicino, anche nell’ora della croce e della prova, anche quando non sono capace di riconoscerlo.</span></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><b><br></b></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, oggi sono prigioniero di…</span></li><li><span class="fs14">Tu sei il mio Salvatore, ma io…</span></li><li><span class="fs14">Che cosa mi aspetto da te?</span></li><li><span class="fs14">Quali sono i segni di bene che tu, Signore, lasci nella mia vita?</span></li><li><span class="fs14">Gesù, aiutami a riconoscerti.</span></li></ul></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><br></b></div><div><b><span class="fs14">CONTEMPLAZIONE</span></b></div><div><i><span class="fs12">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio. Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 05:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Immacolata Concezione spiegata frettolosamente]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Madonna"><![CDATA[Madonna]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ppneny0d"><div> &nbsp;</div><div><a href="files/Murillo_immaculate_conception---1200.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Murillo_immaculate_conception---1200.jpg', width: 409, height: 600, description: 'Bartolomé Esteban Murillo (1618-1682), Immacolata Concezione (1660-1665)&lt;br /&gt;Museo del Prado, Madrid (Spagna)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Murillo_immaculate_conception---1200x627.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è un dogma della fede cattolica secondo cui la Madonna fu preservata dal peccato originale fin dal primo momento del suo concepimento. Se possiamo permetterci di essere stringatamente sfacciati, dovremmo così sintetizzare:</span></div><div><ul><li><span class="fs14">L’uomo e la donna avevano peccato e si erano allontanati da Dio.</span><br></li><li><span class="fs14">Da quel momento tutti gli uomini sono segnati dal peccato originale.</span><br></li><li><span class="fs14">Il peccato originale inclina l’uomo al male piuttosto che al bene.</span><br></li><li><span class="fs14">Per salvare l’umanità, il Figlio si deve incarnare e nascere nel mondo.</span><br></li><li><span class="fs14">Ma non può nascere da un essere toccato dal peccato.</span><br></li><li><span class="fs14">Così Dio, in previsione della salvezza portata da Gesù…</span><br></li><li><span class="fs14">… anticipa questa salvezza per Maria.</span><br></li><li><span class="fs14">Maria viene concepita senza peccato originale.</span><br></li><li><span class="fs14">Cristo può nascere nel mondo, e salvare tutti.</span><br></li><li><span class="fs14">Tutti continuano a essere segnati dal peccato originale.</span><br></li><li><span class="fs14">Il Battesimo ci toglie il peccato originale e ci rende immacolati come Maria.</span><br></li><li><span class="fs14">Ma tutti, proprio perché abbiamo conosciuto il peccato, continuiamo ad essere più inclini al male che al bene.</span></li></ul><div class="fs14"><div><br></div><div><span class="fs14">Chiedendo scusa per l’eccessiva semplificazione, per poter essere più chiari, dobbiamo capire che cos’è un “dogma”: «è una verità di fede insegnata dalla Chiesa come rivelata da Dio». Il fatto ch questa verità sia “proclamata” sottolinea il fatto che non è inventata dalla chiesa, o dal papa, ma è semplicemente resa nota, potremmo quasi dire “pubblicata ufficialmente”. Infatti non può che far riferimento alle fonti della rivelazione: la Scrittura e la Tradizione. Nel caso dell’Immacolata, la proclamazione avviene l’8 dicembre 1854 con la Costituzione apostolica “Ineffabilis Deus” di papa Pio IX.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Già nel primo paragrafo, il papa chiarisce tutto:</span></div><div><i><span class="fs14">«</span><span class="fs14">Dio ineffabile, le vie del quale sono la misericordia e la verità; Dio, la cui volontà è onnipotente e la cui sapienza abbraccia con forza il primo e l’ultimo confine dell’universo e regge ogni cosa con dolcezza, previde fin da tutta l’eternità la tristissima rovina dell’intero genere umano, che sarebbe derivata dal peccato di Adamo. Avendo quindi deciso, in un disegno misterioso nascosto dai secoli, di portare a compimento l’opera primitiva della sua bontà, con un mistero ancora più profondo – l’incarnazione del Verbo – affinché l’uomo (indotto al peccato dalla perfida malizia del diavolo) non andasse perduto, in contrasto con il suo proposito d’amore, e affinché venisse recuperato felicemente ciò che sarebbe caduto con il primo Adamo, fin dall’inizio e prima dei secoli scelse e dispose che al Figlio suo Unigenito fosse assicurata una Madre dalla quale Egli, fatto carne, sarebbe nato nella felice pienezza dei tempi. E tale Madre circondò di tanto amore, preferendola a tutte le creature, da compiacersi in Lei sola con un atto di esclusiva benevolenza. Per questo, attingendo dal tesoro della divinità, la ricolmò – assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi – dell’abbondanza di tutti i doni celesti in modo tanto straordinario, perché Ella, sempre libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, mostrasse quella perfezione di innocenza e di santità da non poterne concepire una maggiore dopo Dio, e che nessuno, all’infuori di Dio, può abbracciare con la propria mente».</span></i></div></div></div><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div>L’uomo e la donna avevano peccato e si erano allontanati da Dio.</div></b><div><span class="fs14">Il peccato di Adamo ed Eva è “originale”: risale alle origini, ed è connesso strettamente con la natura stessa dell’uomo, la sua costituzione e il suo carattere. È, potremmo dire, il modello originale di tutti i peccati, che quindi non sono che sue “riproduzioni”. Prima che qualcuno mi accusi di essere creazionista ed oscurantista, ricordiamo che il racconto che il libro della Genesi fa della creazione non vuole dirci come sono andate storicamente le cose, ma come comprendere l’origine dell’uomo in una dimensione di fede.</span></div><div><span class="fs14">Spero di non scandalizzare nessuno, ma Adamo ed Eva non sono personaggi storici. Sono personaggi fantastici di un racconto simbolico che risente della visione religiosa, morale, filosofica, scientifica dell’autore ebreo che storicamente l’ha scritta (in realtà più autori e in epoche diverse). Sono anche evidenti i riferimenti alla cultura Mesopotamica, e questo ci suggerisce che forse, almeno alcune parti del racconto, hanno a che fare con il periodo dell’esilio a Babilonia, tra il VII e il VI secolo a.C..</span></div><div><span class="fs14">Sono stati versati fiumi d’inchiostro per spiegare in cosa davvero consista il peccato originale, ma, di nuovo semplificando troppo, chiariamo che non ha niente a che fare con il sesso. I progenitori mangiano, tentati dal serpente, il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: vogliono essere come Dio, sostituirsi a lui e poter scegliere da soli cosa è giusto e cosa è sbagliato. La creatura vuole farsi Creatore. Ma questa libertà senza limiti che tanto desiderano, si rivela essere un inganno. Certo, i loro occhi “si aprono”, ma quello che vedono è solo la loro miseria, piccolezza e imperfezione. E si rendono conto di aver tradito il loro bene più importante, Dio.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Da quel momento tutti gli uomini sono segnati dal peccato originale.</span></b></div><div><span class="fs14">Il peccato originale è quindi la macchia, originaria, di ogni uomo. Noi nasciamo con questo difetto di fabbrica: non perché sia sbagliato il progetto, ma perché c’è un difetto nella produzione che non può essere corretto. I genitori lo trasmettono ai loro figli, semplicemente generandoli.</span></div><div><span class="fs14">Stiamo attenti: il peccato originale non è un peccato come tutti gli altri, che si definiscono “personali”. </span><span class="fs14"> </span><span class="fs14">Il peccato personale «è un atto umano, che richiede il concorso della libertà, e si manifesta in atti esterni, in parole o in atti interni». È una presa di posizione netta e chiara contraria a Dio. Per questo il peccato originale non è personale: come fa un bambino appena nato, o appena concepito, a peccare personalmente contro Dio?</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Il peccato originale inclina l’uomo al male piuttosto che al bene.</span></b></div><div><span class="fs14">Anche se non derivando da un atto concreto, il peccato originale però segna in qualche modo la nostra esistenza. Avendo fatto, anche se inconsapevolmente, esperienza del peccato, gli uomini si ritrovano ad avere una certa “inclinazione al male”. Cioè ci rendiamo conto che fare il male è più facile che fare il bene, che per noi è più comodo, più affascinante, più utile. Anche se a volte riusciamo ad essere altruisti, per la maggior parte delle volte siamo egoisti.</span></div><div><span class="fs14">E così nasce la famosa immagine per cui la strada che conduce all’inferno, alla morte e alla perdizione è una grande autostrada in discesa con tutte le comodità, mentre la strada per il paradiso, alla vita e alla salvezza risulta essere un piccolo e faticoso sentiero di montagna.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Per salvare l’umanità, il Figlio si deve incarnare e nascere nel mondo.</span></b></div><div><span class="fs14">La faccio breve: è un discorso di economia… della salvezza, cioè del piano di Dio. Visto il problema dell’allontanamento dell’uomo, Dio corre ai ripari, o meglio, nella sua infinita sapienza, aveva già pronto il piano di recupero: Gesù.</span></div><div><span class="fs14">Dio avrebbe potuto salvare il mondo in innumerevoli modi diversi, ma (per motivi che non posso spiegare qui) ha deciso di nascere come uomo, tra gli esseri umani, da una donna. </span><span class="fs14"> </span><span class="fs14">Come solo un buon corso di cristologia potrebbe spiegare esaustivamente, Gesù è «vero uomo e vero Dio», e in lui si uniscono, ma non si confondono, la natura umana e quella divina.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Ma non può nascere da un essere toccato dal peccato.</span></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Così Dio, in previsione della salvezza portata da Gesù…</span></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">… anticipa questa salvezza per Maria.</span></b><div><span class="fs14">Dio non vive nel tempo. Solo per noi, che viviamo in linea retta, concetti come passato e futuro hanno un senso. Quella salvezza che riporterà in carreggiata la creazione, e che Gesù ci ha donato attraverso la morte, ma soprattutto la sua risurrezione, ha una valenza universale. Proprio perché così infinita, Dio la dona, in maniera speciale e straordinaria, nel momento del concepimento di Maria, perché possa essere preservata dal peccato originale.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Maria viene concepita senza peccato originale.</span></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Cristo può nascere nel mondo, e salvare tutti.</span></b></div><div><span class="fs14">Il Signore però non si costruisce semplicemente un’incubatrice perfetta che possa farlo entrare nel mondo. Maria è libera come tutti gli uomini dovevano essere secondo il piano di Dio. Ma un essere libero da ogni influenza del male, non avrebbe mai potuto dire un egoistico no all’amore di Dio. All’angelo che le annuncia la nascita di Gesù, Maria risponde con il sì dell’amore e della donazione, e proprio perché non rabbuiato da nessuna ombra, questo sì è perfetto.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Tutti continuano a essere segnati dal peccato originale.</span></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Il Battesimo ci toglie il peccato originale e ci rende immacolati come Maria.</span></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Ma tutti, proprio perché abbiamo conosciuto il peccato, continuiamo ad essere più inclini al male che al bene.</span></b></div><div><span class="fs14">Noi non abbiamo la fortuna di Maria. Come dicevamo prima, il peccato originale con cui siamo generati si ripercuote sulla nostra esistenza. Certo Dio ci salva: attraverso il Battesimo siamo resi figli di Dio e fratelli di Gesù, siamo uniti al suo corpo che è la Chiesa, e ci viene cancellato il peccato originale. La veste bianca che abbiamo ricevuto in quella occasione, è proprio simbolo della nuova vita, immacolata, che abbiamo ricevuto. Ma per noi l’inclinazione al male rimane, e dobbiamo lottare ogni giorno per fare il bene, e riuscendoci solo ogni tanto. E la nostra veste bianca continua a macchiarsi.</span></div><div><span class="fs14">Per questo la vita cristiana è difficile, perché è in salita ed è faticosa. Ma Dio non ci fa mancare mai il suo amore, e sapendo che siamo peccatori ci ha riempito di doni: i sacramenti, tra cui la Penitenza con cui possiamo accogliere il suo perdono, ma soprattutto l’Eucaristia, il vero pane del cammino che ci nutre e sostiene; la Parola, con la quale continua a parlare a nostro cuore e a farci fare esperienza della sua vicinanza; la comunità, in cui trovare sostegno, accoglienza, fraternità, e che ci fa ricordare che è più facile camminare insieme, in cordata; i poveri: il vero e unico tesoro prezioso.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Alla fine di tutto, mettiamoci davanti alla Vergine Immacolata. Maria è vera icona, immagine, di quello che dovremmo essere, di quello di dovremmo cercare di essere, di quello che dovremmo desiderare di essere.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12"><b>Per approfondire:</b></span></div><div><ul><li><span class="fs12"><a href="https://it.cathopedia.org/wiki/Dogma" target="_blank" class="imCssLink">Dogma</a>, in <i>cathopedia.org</i></span></li><li><span class="fs12"><a href="https://opusdei.org/it-it/article/tema-30-il-peccato-personale/" target="_blank" class="imCssLink">Il peccato personale</a>, in <i>opusdei.org </i></span></li><li><span class="fs12"><a href="https://it.cathopedia.org/wiki/Incarnazione" target="_blank" class="imCssLink">Incarnazione</a>, in <i>cathopedia.org </i></span></li><li><span class="fs12"><a href="http://www.totustuustools.net/magistero/p9ineffa.htm" target="_blank" class="imCssLink">Ineffabilis Deus (testo completo in italiano)</a>, in <i>totustuustools.net </i></span><span class="fs12"><i> </i></span></li><li><span class="fs12"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ineffabilis_Deus" target="_blank" class="imCssLink">Ineffabilis Deus</a>, in <i>wikipedia.org </i></span></li><li><span class="fs12"><a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s1c2a2_it.htm" target="_blank" class="imCssLink">La trasmissione della rivelazione divina</a> (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. </span><span class="fs12">74-100), in <i>vatican.va </i></span></li><li><span class="fs12"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_creazione_in_Genesi" target="_blank" class="imCssLink">Storia della Creazione in Genesi</a>, in <i>wikipedia.org</i></span></li></ul><div><span class="fs12"><i><br></i></span></div></div><div><span class="fs12"><i><br></i></span></div><div><span class="fs12"><i><br></i></span></div><div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 05:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Lc 1,26-38: «Ecco, concepirai un figlio» (Immacolata Concezione)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_qagydib0"><div><a href="files/Il-Francia--Francesco-Raibolini,-1447-1517-,-Annunciazione--1505-,-Pinacoteca-di-Brera-Milano--Italia-.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Il-Francia--Francesco-Raibolini,-1447-1517-,-Annunciazione--1505-,-Pinacoteca-di-Brera-Milano--Italia-.jpg', width: 568, height: 600, description: 'Il Francia (Francesco Raibolini, 1447-1517), Annunciazione (1505)&lt;br /&gt;Pinacoteca di Brera, Milano (Italia) '}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Il-Francia--Francesco-Raibolini,-1447-1517-,-Annunciazione--1505-,-Pinacoteca-di-Brera-Milano--Italia--1200x627.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">LETTURA</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Testo (Lc 1,26-38)</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">In quel tempo, </span><span class="fs14">[</span><span class="fs14">Al sesto mese</span><span class="fs14">,] l’angelo </span><span class="fs14">Gabriele</span><span class="fs14"> fu mandato da Dio in una città della </span><span class="fs14">Galilea</span><span class="fs14">, chiamata </span><span class="fs14">Nàzaret</span><span class="fs14">, </span><span class="fs14">a una </span><span class="fs14">vergine</span><span class="fs14">, </span><span class="fs14">promessa sposa</span><span class="fs14"> di un uomo della </span><span class="fs14">casa </span><span class="fs14">di </span><span class="fs14">Davide</span><span class="fs14">, di nome </span><span class="fs14">Giuseppe</span><span class="fs14">. La vergine si chiamava </span><span class="fs14">Maria</span><span class="fs14">. </span><span class="fs14">Entrando da lei, disse: «</span><span class="fs14">Rallégrati</span><span class="fs14">, </span><span class="fs14">piena di grazia</span><span class="fs14">: </span><span class="fs14">il Signore è con te</span><span class="fs14">».</span></div><div><span class="fs14">A queste parole ella fu molto </span><span class="fs14">turbata</span><span class="fs14"> e si domandava che </span><span class="fs14">senso</span><span class="fs14"> avesse un saluto come questo. </span><span class="fs14">L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. </span><span class="fs14">Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai </span><span class="fs14">Gesù</span><span class="fs14">. </span><span class="fs14">Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre </span><span class="fs14">e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».</span></div><div><span class="fs14">Allora Maria </span><span class="fs14">disse</span><span class="fs14"> all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non </span><span class="fs14">conosco</span><span class="fs14"> uomo?». </span><span class="fs14">Le rispose l’angelo: «Lo </span><span class="fs14">Spirito Santo</span><span class="fs14"> scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua </span><span class="fs14">ombra</span><span class="fs14">. Perciò colui che nascerà sarà </span><span class="fs14">santo</span><span class="fs14"> e sarà chiamato </span><span class="fs14">Figlio di Dio</span><span class="fs14">. </span><span class="fs14">Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: </span><span class="fs14">nulla è impossibile a Dio</span><span class="fs14">».</span><br></div><div><span class="fs14">Allora Maria disse: «Ecco la </span><span class="fs14">serva</span><span class="fs14"> del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei</span><span class="fs14">.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><i class="fs14"><b><br></b></i></div><div><i class="fs14"><b><span class="fs14">v. 26</span></b></i></div><div><span class="fs14 cf1">Al sesto mese</span></div><div><span class="fs14">Nel brano precedente, Luca racconta dell’annuncio della nascita di Giovanni Battista a Zaccaria, che si conclude con Elisabetta che scopre di essere incita. Sono passati sei mesi da quel momento.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Gabriele</span></div><div><span class="fs14">Il nome dell’angelo, in ebraico </span><i class="fs14"><span class="fs14">Gavri’el</span></i><span class="fs14">, è composto da </span><i class="fs14"><span class="fs14">gebher</span></i><span class="fs14"> (uomo forte) e </span><i class="fs14"><span class="fs14">El</span></i><span class="fs14"> (Dio), e quindi può significare «Uomo di Dio», «Uomo forte di Dio», «Forza di Dio», «Fortezza di Dio», «Dio è forte» e così via. È apparso già nell’AT, nel libro di Daniele (8,15-27 e 9,20-27) ed è stato lui ad apparire a Zaccaria. Comunque è sempre definito semplicemente «angelo» (= messaggero), e mai «arcangelo» (= angelo capo, comandante degli angeli) come invece la tradizione giudeo-cristiana lo ha nominato insieme a Michele , Raffaele, e altri quattro (per un totale di sette), a cui non viene dato un nome. Per approfondire: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Catechismo della Chiesa Cattolica</span></i><span class="fs14">, 328-336.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Galilea</span></div><div><span class="fs14">Ai tempi di Gesù era abitata da popolazioni ebraiche che, agli occhi dell’ortodossia giudaica di Gerusalemme, si erano contaminate con i popoli vicini di religione pagana.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><span class="fs14 cf1">Nàzaret</span></span></div><div><span class="fs14">Sconosciuta nell’AT, è una borgata insignificante (cf Gv 1,46). Luca la chiama città, ma come Betlemme (2,4), Cafarnao (4,31), Nain (7,11), doveva essere un piccolo villaggio.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 27</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">vergine</span></div><div><span class="fs14">Il termine greco </span><i class="fs14"><span class="fs14">parthenos</span></i><span class="fs14">, indica una giovane ragazza (cf,ì. Mt 25,1-13) implicitamente considerata come vergine. Che Maria sia vergine, verrà chiarito subito dopo (v. 34), togliendo ogni dubbio sul suo matrimonio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">promessa sposa</span></div><div><span class="fs14">Si può tradurre con fidanzata, ma in realtà Maria è legalmente sposata con Giuseppe, ma non sono ancora andati a vivere insieme, perché nel matrimonio ebraico deve passare un certo tempo prima che lo sposo introduca la sposa nella sua casa (cf Mt 25,1-13).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">casa</span></div><div><span class="fs14">Si intende la famiglia del re Davide, la sua discendenza.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Davide</span></div><div><span class="fs14">Il nome Davide deriva dal nome ebraico </span><i class="fs14"><span class="fs14">Dawid</span></i><span class="fs14">, basato probabilmente sul termine </span><i class="fs14"><span class="fs14">dwd</span></i><span class="fs14">, lett: = amato. Il riferimento è al Re Davide, figlio di Iesse e secondo Re d’Israele.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Giuseppe</span></div><div><span class="fs14">Nome ebraico, </span><i class="fs14"><span class="fs14">Yosef</span></i><span class="fs14">, basato sul verbo </span><i class="fs14"><span class="fs14">yasaph</span></i><span class="fs14"> (= accrescere, aumentare), e che significa «Dio accresca», «Dio aggiunga», inteso come augurio per la nascita di altri figli. In questo senso è il nome dell’ultimo figlio, prima di Beniamino, del patriarca Giacobbe, quello venduto dai fratelli e portato in Egitto (Genesi 37-50).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Maria</span></div><div><span class="fs14">Nome ebraico, </span><i class="fs14"><span class="fs14">Miryam</span></i><span class="fs14">, che proviene dall’egizio </span><i class="fs14"><span class="fs14">mry</span></i><span class="fs14"> (= amata) o </span><i class="fs14"><span class="fs14">mr </span></i><span class="fs14">(= amore). Non a caso l’unico personaggio dell’AT che porta questo nome è Miriam, la sorella di Mosè, nata proprio in Egitto. A questa radice viene aggiunto il nome </span><i class="fs14"><span class="fs14">Yam</span></i><span class="fs14"> (= Dio), e significando quindi «Amata da Dio» e/o «Amante di Dio».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 28</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Rallégrati</span></div><div><span class="fs14">Lett. = «sii gioiosa», all’imperativo. Non è il saluto comune nel mondo greco, e neanche il solito invito rivolto da Dio a un essere umano («Non temere…»).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">piena di grazia</span></div><div><span class="fs14">Lett. = «beneamata». Qualcuno traduce con «tu che hai il favore di Dio». Questo termine si presenta come un nome, un titolo, dato a Maria.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">il Signore è con te</span></div><div><span class="fs14">Queste parole appaiono spesso nei racconti di vocazione (Es 3,12; Gdc 6,12; Ger 1,8.19; 15,20). Non è un augurio («Il Signore sia con te») ma la semplice attestazione di un fatto.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 29</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">turbata</span></div><div><span class="fs14">Maria è turbata, scossa emotivamente: sta accadendo qualcosa che stravolge la normale situazione, il normale svolgimento delle cose.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">senso</span></div><div><span class="fs14">Maria non è presa da timore, o paura, ma riflette sul messaggio dell’angelo, cercando di penetrare il mistero di questa inattesa rivelazione.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 31</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Gesù</span></div><div><span class="fs14">Adattamento del nome aramaico </span><i class="fs14"><span class="fs14">Yeshu’a</span></i><span class="fs14">, tradotto anche con Giosuè, e che significa «YHWH è salvezza» o «YHWH salva».</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 34</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">disse</span></div><div><span class="fs14">Maria fa una domanda come Zaccaria. Ma mentre questi manifesta la sua incredulità, la domanda di Maria viene accolta dall’angelo come ispirata da una fede che cerca di avere ancora più luce, e serve ad introdurre una spiegazione ancora più completa del mistero di Gesù.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">conosco</span></div><div><span class="fs14">In questo contesto, conoscere ha il senso biblico di avere rapporti coniugali. Maria, sposata con Giuseppe, è ancora vergine. Chiede allora cosa deve fare per poter avere un figlio. Non era considerato scandaloso il fatto che una donna nella condizione di Maria rimanesse incita di suo marito, anche se non abitava ancora insieme. Maria non mette in dubbio il fatto che avrà un figlio, ma vuole sapere come questo avverrà. Qualcuno dice che Maria abbia deciso di rimanere vergine anche durante il matrimonio, ma in realtà il verbo al presente ci fa comprendere che indica solo la sua situazione in quel momento, e non una sua volontà anche per il futuro.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 35</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">Spirito Santo</span></div><div><span class="fs14">Come nell’AT, allo Spirito si attribuisce l’azione creatrice e vivificante di Dio (Gen 1,2; Sal 104,30) come anche l’investitura del Messia (Is 11,1-6).</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">ombra</span></div><div><span class="fs14">Nell’AT questa espressione indica la presenza di Dio presso il suo popolo. È l’ombra della nube che scende sulla tenda del convegno, quella che avvolge Mosè sul monte Sinai.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">santo</span></div><div><span class="fs14">Che appartiene esclusivamente a Dio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 cf1">Figlio di Dio</span></div><div><span class="fs14">Per Luca, come per l’AT, il termine Figlio di Dio indica il Messia. Luca però ne fa anche l’espressione per eccellenza della relazione misteriosa che unisce Gesù a Dio: nel suo vangelo non lo mette mai sulle labbra degli uomini, ma soltanto su quelle del Padre (3,22; 9,35), di un angelo (in questo caso), degli spiriti diabolici (4,3.9.41; 8,28) e di Gesù (10,22).</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 37</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">nulla è impossibile a Dio</span></div><div><span class="fs14">In Gen 18,14 questa frase commenta la concezione miracolosa di Isacco.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i><span class="fs14">v. 38</span></i></b></div><div><span class="fs14 cf1">serva</span></div><div><span class="fs14">Più che di umiltà, si tratta di fede e di amore. Al maschile «Servo» è un titolo onorifico dato ai grandi d’Israele: Abramo, Mosè, David…</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">MEDITAZIONE</span></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i>vv. 26-27</i></b></div><div><span class="fs14 cf1">In quel tempo, [Al sesto mese,] l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.</span></div><div><span class="fs14">Prima di presentare i personaggi umani, Luca introduce l’angelo Gabriele sottolineando il suo ruolo di messaggero divino. L’importanza dell’angelo è in contrasto con l’insignificanza di Nazaret, villaggio di periferia della Galilea, regione periferica della prefettura di Giudea, periferia della provincia della Siria, periferia dell’Impero romano.</span></div><div><span class="fs14">Gabriele è inviato a una vergine di cui non si conosce né la famiglia d’appartenenza, né la fede. L’angelo non appare a Maria, ma si avvicina a lei: si tratta quindi di un incontro e non di una visione.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i>vv. 28-29</i></b></div><div><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Entrando da lei, disse: «</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Rallégrati</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">,</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">piena di grazia</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">:</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">il Signore è con te</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">».</span></span></div><div><div><span class="cf1"><span class="fs14">A queste parole ella fu molto</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">turbata</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">e si domandava che</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">senso</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">avesse un saluto come questo.</span></span></div><div><span class="fs14">Il saluto dell’angelo invita alla gioia, segno che sono giunti i tempi messianici, il tempo che la promessa di Dio si realizzi. L’angelo da a Maria un nuovo nome, quello di «piena di grazia» riconoscendole uno stato già presente in lei, e garantendolo per il futuro: Dio è sempre con lei.</span></div></div><div><span class="fs14">Non è immediatamente comprensibile il messaggio dell’angelo, e il dubbio di Maria si basa sulla comprensione delle parole. Viene messo in evidenza il fatto che l’attenzione di Maria non sta sulla vista, ma sull’ascolto.</span></div><div><b class="fs14"><i><br></i></b></div><div><b class="fs14"><i>vv. 30-34</i></b></div><div><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Gesù</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">.</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».</span></span></div><div><div><span class="cf1"><span class="fs14">Allora Maria</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">disse</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">conosco</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">uomo?».</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span></div><div><span class="fs14">Il secondo dialogo comincia con una parola rassicura vita dell’angelo. Gabriele la chiama per nome e la invita a non aver paura. Poi le spiega il motivo: Maria è oggetto di una grazia speciale da parte di Dio. La grazia è la maternità. E Dio stesso, per mezzo dell’angelo, conferisce il nome che la madre darà al bambino. Questi sarà il Messia, il Figlio di Dio. Gesù è presentato per quello che è.</span><br><span class="fs14">Maria, nella sua risposta, fa notare la tensione tra quanto detto dall’angelo e la sua reale situazione, il suo essere ancora nella prima fase del matrimonio con Giuseppe. Maria, in forza dell’efficacia della parola di Dio, considera quanto annunciato come immediatamente realizzabile e per questa ragione pone l’interrogativo riguardante la sua attuale verginità. Se Zaccaria chiedeva un segno concreto in base al quale avrebbe potuto conoscere la verità delle parole dell’angelo, Maria domanda un chiarimento a partire dalla propria concreta situazione che pare essere un ostacolo alla maternità.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b><i>vv. 35-38</i></b></span></div><div><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Le rispose l’angelo: «Lo</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Spirito Santo</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">ombra</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">. Perciò colui che nascerà sarà</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">santo</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">e sarà chiamato</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Figlio di Dio</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">.</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">nulla è impossibile a Dio</span></span><span class="fs14 cf1"><span class="fs14">».</span></span></div></div><div><div><span class="cf1"><span class="fs14">Allora Maria disse: «Ecco la</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">serva</span></span><span class="cf1"><span class="fs14"> </span></span><span class="cf1"><span class="fs14">del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei</span></span><span class="cf1"><span class="fs14">.</span></span></div><div><span class="fs14">La risposta dell’angelo chiarisce la straordinaria modalità della generazione: l’intervento dello Spirito Santo. Maria è come la «Tenda del convegno»: su di essa scende la nube della presenza di Dio, e custodisce l’arca dell’alleanza, presenza di Dio tra gli uomini. Per questo il nascituro sarà santo, perché le sue origini sono radicate in Dio stesso.</span><br><span class="fs14">Senza che Maria lo abbia chiesto, l’angelo le dà un segno: la gravidanza di Elisabetta.</span><br><span class="fs14">Nella sua risposta, Maria si definisce «serva del Signore», affermando la sua sottomissione a Dio e l’accoglienza della sua volontà. Viene messo in evidenza il carattere gioioso ed esprime il desiderio di vedere realizzato il disegno divino: Maria collabora attivamente e con tutto il cuore al progetto che si realizzerà proprio attraverso di lei.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Applicazione alla mia vita</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Questo non è un tempo qualsiasi, ma il tempo in cui siamo chiamati ad incontrare il Signore, che si rende presente nella mia vita attraverso la sua Parola. È lui che compie il primo passo, che si avvicina a me, e che inizia il dialogo, aspettando la mia risposta. Il «forte» si avvicina all’«amata». Anche se penso che la mia vita sia marginale, che non conti nulla, che sia poco rilevante, per Dio ha importanza, anche se non sono santo ma sono peccatore, non perfetto ma contaminato dall’ipocrisia e dall’idolatria. Dio non se ne preoccupa.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Per Dio, come Maria, io sono «vergine». Perché per lui non conta la condizione fisica, ma condizione del cuore. Questa è la vocazione di ognuno, preziosi ai suoi occhi. Nessuno mi conosce più in profondità di Dio, lui solo può penetrare il mio intimo, la parte più segreta di me. Come Maria è promessa a Giuseppe, discendente di Davide, così scopro di essere «promessa» da sempre all’«amato» che dona nuovo senso alla mia vita.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dio entra e mi invita alla gioia. La sua presenza è fonte di gioia, e mi fa vibrare interiormente. La parola di Dio mi sorprende, ma non devo temere: la grazia di Dio mi riempie, il suo amore mi purifica, la sua vicinanza mi guarisce. Lo Spirito Santo genera nel mio cuore il Signore Gesù, che viene ad abitarci. Non devo preoccuparmi del come, perché tutto sarà opera sua. Io devo solo accogliere questo dono straordinario, anche se penso di essere «sterile».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Mi abbandono tra le mani di Dio, e non vedo l’ora che lui mi trasformi in uno strumento del suo amore.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, la mia situazione, in questo tempo e in questa situazione, è…</span><br></li><li><span class="fs14">Signore, tu ti avvicini e sussurri al mio cuore…</span></li><li><span class="fs14">Come Maria, voglio…</span></li><li><span class="fs14">C’è forse una parte di me che si sente sterile…</span></li><li><span class="fs14">S</span><span class="fs14">ignore, aiutami a dire «</span><span class="fs14">avvenga per me secondo la tua parola».</span></li></ul><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>CONTEMPLAZIONE</div></b></div><div><i class="fs14"><span class="fs12">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio. Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></i></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 05:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’importanza delle parole: “preghiera”]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Parole"><![CDATA[Parole]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8td75d8e"><div><a href="files/The_Sacrifice_of_Isaac_by_Caravaggio.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/The_Sacrifice_of_Isaac_by_Caravaggio.jpg', width: 775, height: 600, description: 'Caravaggio (1571-1610), Sacrificio di Isacco (1602)&lt;br /&gt;Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/The_Sacrifice_of_Isaac_by_Caravaggio-1200x627.jpg"  title="" alt=""/></a><br></div><div><br></div><div><span class="fs14"><i></i>Secondo la Treccani, la parola </span><b><i class="fs14">preghiera</i><span class="fs14"> </span></b><span class="fs14">può indicare sia «<b>l’atto di pregare</b>», sia «<b>le parole con cui si prega</b>». È una parola molto antica, e che di generazione in generazione, di popolo in popolo e di lingua in lingua, è stata trasmessa, adattata e a volte storpiata, arrivando fino a noi.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">Alla fine del II millennio a.C., una piccola popolazione di origine indoeuropea si installò al centro della penisola italiana, stretta tra altre genti che già da tempo dimoravano in quei territori. Nella loro lingua, una delle numerosissime varianti del <b>proto-indeuropeo</b>, esisteva la radice </span><i class="fs14"><b>prach-</b></i><span class="fs14">, che oggi si ritrova anche nel sanscrito, anch’esso di origine indo-europea, parlato in India, e che significa “<b>domandare</b>”, “<b>chiedere</b>”.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nel giro di qualche secolo, in quella città che sarà Roma, il dialetto proto-indoeuropeo si arricchì di parole di origine diverse e provenienti da lingue osco-umbre o dal greco (sempre di origine indoeuropea ma con una storia completamente diversa) o da quella etrusca (certamente non di origine indoeuropea), e si trasformò lentamente in <b>latino arcaico</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">In latino, anche in epoca classica, continuò però ad essere usata la stessa radice indoeuropea, diventata </span><i class="fs14"><b>prex</b></i><span class="fs14"> (</span><i class="fs14">precis</i><span class="fs14">). Nel <b>latino popolare</b>, o volgare, più sensibile all’influenza delle lingue parlate dai diversi popoli all’interno dell’Impero romano, si cominciò ad usare il termine </span><i class="fs14"><b>precarius</b></i><span class="fs14">, che significa “<b>ottenuto con preghiere</b>”, e la sua variante al femminile </span><i class="fs14"><b>precaria</b></i><span class="fs14">, per indicare la <b>preghiera vera e propria</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dopo la dissoluzione dell’impero, anche il latino si sgretolò, dando vita alle numerose <b>lingue “romanze”</b>, tra cui un posto speciale occupa l’affascinante <b>provenzale</b>, lingua usata dai trovatori, e prima ad avere una corpus letterario. Il provenzale, o lingua occitana, influenzò in maniera rilevante l’origine di tutte le altre lingue europee neolatine. Il termine latino </span><i class="fs14">precaria</i><span class="fs14">, attraverso il provenzale </span><i class="fs14"><b>preguiera</b></i><span class="fs14">, diventò l’italiano </span><i class="fs14"><b>preghiera</b></i><span class="fs14">.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Da questa storia di diversi millenni, condensati maldestramente in poche righe, si comprende come <b>la preghiera sia essenzialmente una domanda</b>, una richiesta che vede presenti <b>due attori: chi prega e chi viene pregato</b>. I due <b>non sono sullo stesso livello</b>, perché chi prega lo fa consapevole della sua situazione di precarietà, e, chiedendo all’altro di intervenire in suo favore, non può garantire una successiva restituzione. La preghiera diventa quindi la richiesta del povero al ricco, del debole al forte, del piccolo al grande.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Quando in questa relazione uno degli attori è una divinità, tutto si amplifica ulteriormente, e in maniera esponenziale… all’infinito. <b>L’uomo è precario per definizione</b>, sempre “transitorio”, cioè di passaggio, destinato alla morte dal momento stesso della nascita. Debole e bisognoso di tutto, l’uomo prega per chiedere aiuto a qualche essere superiore. Ma quale?</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">A differenza delle divinità antiche, creazioni dell’intuizione e dell’immaginazione umana, il nostro <b>Dio si rivela</b>, si fa conoscere. Dio prende l’iniziativa e per primo si rivolge all’uomo, chiedendo di essere ascoltato. Esemplare è la storia di <b>Abramo</b>, che accogliendo la rivelazione di questo Dio misterioso di cui non conosce neanche il nome, si fida della sua promessa e si affida a lui.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14"><b>Per i cristiani la preghiera è una risposta</b>. Non solo una domanda, ma un <b>dialogo</b>, in cui certamente è possibile chiedere aiuto, ma solo perché si è confidenti nell’amore che Dio già ci ha dimostrato. Una risposta che quindi può farsi lode, ringraziamento ed abbandono nelle sue mani. In altre parole: la preghiera cristiana, per essere autentica, va <b>vissuta nella fede</b>. Ma questa è un’altra storia.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12"><b>Per approfondire:</b></span></div><div><ul><li><span class="fs12"><span style="line-height: 19px;"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_protoindoeuropea" target="_blank" class="imCssLink">Lingua protoindoeuropea</a></span><span style="line-height: 19px;">, in </span><i style="line-height: 19px;">wikipedia.org</i><br></span></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 19px;"><a href="http://www.treccani.it/vocabolario/preghiera/" target="_blank" class="imCssLink">Preghiera</a></span><span style="line-height: 19px;">, in </span><i style="line-height: 19px;">treccani.it</i><br></span></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 19px;"><a href="https://it.cathopedia.org/wiki/Preghiera" target="_blank" class="imCssLink">Preghiera</a></span><span style="line-height: 19px;">, in </span><i style="line-height: 19px;">cathopedia.org</i><br></span></li><li><span class="fs12"><span style="line-height: 19px;"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Preghiera" target="_blank" class="imCssLink">Preghiera</a></span><span style="line-height: 19px;">, in wikipedia.org</span></span></li></ul><div><br></div></div><div><br></div><div><br></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Dec 2019 05:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Colletta Alimentare: chi sono i nostri poveri?]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Carità"><![CDATA[Carità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_8jjuftv2"><div> &nbsp;<a href="files/L.Arzuffi_Dare_da_mangiare_agli_affamati.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/L.Arzuffi_Dare_da_mangiare_agli_affamati.jpg', width: 689, height: 600, description: 'Luigi Arzuffi (1931-1995), Dare da mangiare agli affamati (1986)&lt;br /&gt;Bergamo (Italia)'}]}, 0, this);" onmouseover="x5engine.imTip.Show(this, { text: 'Luigi Arzuffi (1931-1995), Dare da mangiare agli affamati (1986)&lt;br /&gt;Bergamo (Italia)', width: 180});" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/L.Arzuffi_Dare_da_mangiare_agli_affamati_1200x627_f.jpg"  title="" alt=""/></a></div><div><br></div><div><span class="fs14">Domani, sabato 30 novembre torna in tutta Italia la 23a edizione della <b>Giornata nazionale della colletta alimentare</b>, promossa dalla Fondazione Banco Alimentare. In oltre 13.000 supermercati, 145.000 volontari inviteranno a donare alimenti a lunga conservazione, che nei mesi successivi verranno distribuiti a 7.569 strutture caritative (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri di accoglienza, caritas…) che aiutano più di 1.500.000 persone bisognose in Italia, di cui quasi 345.000 minori. Le donazioni di alimenti ricevute il 30 novembre andranno a integrare quanto Banco Alimentare recupera quotidianamente, combattendo lo spreco di cibo. Nel 2018, grazie all’efficienza anche logistica delle 21 sedi regionali di cui si compone la Rete Banco Alimentare, sono state distribuite oltre 90.000 tonnellate di cibo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Dell’urgente necessità di gesti effettivi di carità come questo, ce ne rendiamo conto dando uno sguardo al </span><i class="fs14"><span class="fs14">report</span></i><span class="fs14"> sulla povertà in Italia dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). I numeri parlano chiaro: nel 2018, si stima che oltre <b>1,8 milioni di famiglie </b>siano in condizioni di <b>povertà assoluta, </b>e poco più di <b>3 milioni di famiglie </b>in <b>povertà relativa</b>.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le <b>spese minime </b>per condurre una <b>vita accettabile</b>. La soglia di questa spesa sotto la quale si è assolutamente poveri è definita da Istat attraverso il paniere di povertà assoluta. Questo comprende l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati <b>essenziali</b>. Ad esempio le spese per la casa, quelle per la salute e il vestiario. Ovviamente l’entità di queste spese varia in base a dove abita la famiglia, alla sua numerosità e ad altri fattori come l’età dei componenti.</span></div><div><br></div><div><a href="files/colletta-alimentare-2019.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/colletta-alimentare-2019.jpg', width: 422, height: 600, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink fleft inline-block"><img class="image-1 fleft" src="https://www.teofiloincammino.it/images/colletta-alimentare-2019.jpg"  title="" alt=""/></a><span class="fs14">Ad esempio, per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 834,66 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 749,67 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 563,77 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno. Per una famiglia composta da due genitori e due figli tra i 4-10 anni, e che vive in un piccolo paese del Centro, è pari a 1.426,68 euro. Una famiglia «<b>sicuramente povera</b>» vive con un reddito inferiore all’80% della soglia di povertà. Se vive con una somma che va dall’80% al 120% della soglia è considerata «<b>appena povera</b>» o «<b>quasi povera</b>». Se invece supera il 120% della soglia è «<b>sicuramente non povera</b>».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">In generale più poveri risultano essere le <b>giovani famiglie</b>, quelle <b>numerose</b>, o con <b>un solo genitore</b>: «la povertà familiare presenta un andamento decrescente all’aumentare dell’età della persona di riferimento: le famiglie di giovani, infatti, hanno generalmente minori capacità di spesa poiché dispongono di <b>redditi mediamente più contenuti </b>e hanno <b>minori risparmi accumulati </b>nel corso della vita o beni ereditati».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Nel 2018, la povertà assoluta in Italia colpisce <b>1.260.000 minori</b>. La maggiore criticità per le famiglie con minori emerge non solo in termini di incidenza, ma anche di intensità della povertà: <b>le famiglie con minori sono più spesso povere</b>, e se povere, lo sono <b>più delle altre</b>. In maniera particolare soffrono poi i minori <b>stranieri</b>: «la cittadinanza delle famiglie con minori ha un ruolo importante sulla condizione di povertà: la povertà assoluta per le famiglie di soli italiani con minori è, infatti, pari al 7,7%, mentre interessa quasi una famiglia su tre in quelle composte da soli stranieri con minori (31,0%)».</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Questo ci dimostra quanto siano vere le parole di Gesù: «I poveri li avete sempre con voi» (Marco 14,7). E allora, domani, facciamo un gesto di generosità.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs12">Per approfondire:</span></b></div><div><ul><li><i class="fs14"><span class="fs12"><a href="https://www.collettaalimentare.it/cos%E2%80%99-la-giornata-della-colletta-alimentare" target="_blank" class="imCssLink">Cos’è la giornata della Colletta Alimentare</a></span></i><span class="fs12">, in </span><i class="fs14"><span class="fs12">collettalimentare.it</span></i><br></li><li><i class="fs14"><span class="fs12"><a href="https://www.adnkronos.com/sostenibilita/appuntamenti/2019/11/26/torna-giornata-nazionale-della-colletta-alimentare_y99iYUZwFeI7bm50GvlPNK.html?refresh_ce" target="_blank" class="imCssLink">Torna la giornata nazionale della colletta alimentare</a></span></i><span class="fs12">, in </span><i class="fs14"><span class="fs12">adnkronos.com</span></i><br></li><li><i class="fs14"><span class="fs12"><a href="https://www.istat.it/it/files/2019/06/La-povert%C3%A0-in-Italia-2018.pdf" target="_blank" class="imCssLink">Stabile la povertà assoluta</a></span></i><span class="fs12">, in </span><i class="fs14"><span class="fs12">istat.it</span></i><br></li><li><i class="fs14"><span class="fs12"><a href="https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/soglia-di-poverta" target="_blank" class="imCssLink">Calcolo della soglia di povertà assoluta</a></span></i><span class="fs12">, in </span><i class="fs14"><span class="fs12">istat.it</span></i><br></li><li><i class="fs14"><span class="fs12"><a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" class="imCssLink">Che cos’è la povertà assoluta</a></span></i><span class="fs12">, in </span><i class="fs14"><span class="fs12">openpolis.it</span></i><br></li></ul></div><div><i class="fs14"><br></i></div><div><i class="fs14"><br></i></div><div><i class="fs14"><br></i></div><div><span class="fs12"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 29 Nov 2019 05:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Avvento come tempo di “allenamento” a riconoscere il Signore]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Tempi_liturgici"><![CDATA[Tempi liturgici]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vvldxnwt"><div><a href="files/Botticelli,_annunciazione_del_Metropolitan.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Botticelli,_annunciazione_del_Metropolitan.jpg', width: 800, height: 496, description: 'Sandro Botticelli (1445-1510), Annunciazione (1485 ca)&lt;br /&gt;Metropolitan Museum of Art (New York, USA)'}]}, 0, this);" class="imCssLink inline-block"><img class="image-0" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Botticelli_Annunciazione_1200x627.jpg"  title="" alt=""/></a></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’</span><b class="fs14">Avvento</b><span class="fs14"> è un tempo strano. È un tempo di </span><b class="fs14">preparazione al Natale</b><span class="fs14">, e come tale è tutto dedicato alla preparazione del menù del pranzo con i parenti, o a comprare i regali da mettere sotto l’albero. Ma, per i cristiani, è un tempo </span><b class="fs14">liturgicamente “forte”</b><span class="fs14">, un periodo in cui esercitarsi a riconoscere il Signore che ci viene incontro. È possibile immaginare l’Avvento come un </span><b class="fs14">allenamento</b><span class="fs14">, che rinforzi, definisca o magari snellisca il nostro spirito, la nostra “vista spirituale”.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’esercizio consiste nel ricordare e celebrare la </span><b class="fs14">“prima” venuta</b><span class="fs14"> di Gesù, quella storica nella Betlemme di più di 2000 anni fa, con Maria e Giuseppe, il bue e l’asino, i pastori, la stella, e tutto quello che mettiamo nel presepe, e che avrà il suo apice nel Natale. Questa memoria ci apre però all’attesa della sua </span><b class="fs14">venuta “ultima”</b><span class="fs14">, quella alla fine dei tempi, quando «il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria», farà risorgere i morti, ci metterà tutti in riga e deciderà chi può stare alla sua destra e vivere per sempre, e chi deve stare alla sua sinistra e quindi morire per sempre (Matteo 25,21-46). Facendo memoria del passato e aspettando la fine futura, i cristiani si allenano a riconoscere tutte le </span><b class="fs14">venute “intermedie”</b><span class="fs14"> di Dio, quelle di oggi, e di ogni oggi della nostra vita. Infatti lui ci viene incontro </span><b class="fs14">continuamente</b><span class="fs14">: nella Parola, nei sacramenti, nella comunità, nei poveri… e sta a noi riconoscerlo ed accoglierlo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Tutto questo confluisce nella scelta delle letture che caratterizzano ogni giorno dell’Avvento, e lo rendono un profondo e proficuo </span><b class="fs14">viaggio spirituale</b><span class="fs14">. Prima di tutto bisogna distinguere le </span><b class="fs14">domeniche</b><span class="fs14"> da tutti gli altri giorni della settimana, perché «le letture del Vangelo hanno una loro caratteristica propria» (</span><i class="fs14">Introduzione </i><span class="fs14">al </span><i class="fs14">Lezionario</i><span class="fs14">, n. 93). Nel nostro cammino spirituale saranno le </span><b class="fs14">quattro grandi tappe</b><span class="fs14"> che scandiranno questo tempo. La </span><b class="fs14">prima</b><span class="fs14"> ( 1° dicembre) ci annuncia l’imminente venuta del Figlio dell’Uomo nella gloria, in un giorno e un’ora che non conosciamo (Matteo 24,37-44). Siamo chiamati ad essere </span><b class="fs14">vigili</b><span class="fs14"> ed </span><b class="fs14">attenti</b><span class="fs14"> per riconoscere i segni della venuta del Signore.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Quest’anno la </span><b class="fs14">seconda</b><span class="fs14"> domenica di Avvento non si celebrerà, perché cade l’8 dicembre. La </span><i class="fs14">Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti</i><span class="fs14">, facendo uno strappo alla regola, ha concesso alla chiesa italiana di celebrare la solennità dell’</span><b class="fs14">Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria</b><span class="fs14">. Sentire il Vangelo dell’Annunciazione (Luca 1,26-38), ci fa rendere conto che anche noi, come lei, siamo chiamati a rispondere all’appello di Dio e ad accogliere il dono di grazia ed amore che vuole farci. La Vergine diventa </span><b class="fs14">modello</b><span class="fs14"> </span><b class="fs14">di ogni credente</b><span class="fs14"> che accoglie.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">La </span><b class="fs14">terza</b><span class="fs14"> domenica (15 dicembre) ci presenta la figura di </span><b class="fs14">Giovanni Battista</b><span class="fs14"> (Matteo 11,2-11). Veniamo invitati a riconoscerlo come il “precursore”, colui che viene prima, e che annuncia l’arrivo del Salvatore. Anche oggi, proprio attraverso questi testi, Giovanni continua ad avvisarci: dobbiamo </span><b class="fs14">prepararci</b><span class="fs14">,</span><b class="fs14"> pentirci </b><span class="fs14">e</span><b class="fs14"> convertirci.</b><span class="fs14"> È questa la famosa </span><i class="fs14">Domenica Gaudete</i><span class="fs14">, che prende il nome proprio dalla prima parola dell’antifona di ingresso della liturgia della messa («</span><i class="fs14">Gaudete in Domino semper …</i><span class="fs14">»), e che è caratterizzato dal colore “rosaceo”. Non aspettatevi però il prete vestito di rosa – anche se purtroppo accade spesso – perché è un colore che deriva dal rosso. Quando al viola, tipico dell’Avvento, viene mischiamo il bianco, che indica come l’attesa del Natale sia quasi finita, si ottiene un colore più simile al lilla, o al malva.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">L’</span><b class="fs14">ultima</b><span class="fs14"> domenica (22 dicembre), a ci annuncia che il Natale è ormai prossimo, attraverso i dubbi di </span><b class="fs14">Giuseppe</b><span class="fs14">, e il sogno con cui Dio gli chiede di accogliere, come Maria, questo figlio (Matteo 1,18-24) perché «viene dallo Spirito Santo… e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Come la sua sposa, anche Giuseppe diventa un modello per noi. Anzi, forse proprio a motivo dei suoi limiti, dei suoi dubbi, delle sue incertezze, risulta ancora più vicino alla nostra condizione. Giuseppe è l’uomo giusto che vorrebbe farsi da parte, ma che scopre che </span><b class="fs14">anche per lui</b><span class="fs14"> Dio ha fatto dei piani.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Buon cammino.</span></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12"><b>Per approfondire:</b></span></div><div><ul><li><i class="fs12">Avvento</i><span class="fs12">, in </span><i class="fs12"><a href="https://it.cathopedia.org/wiki/Avvento" target="_blank" class="imCssLink">cathopedia.org</a></i><br></li><li><i class="fs12">«Quando venne la pienezza del Tempo…» Sussidio Avvento 2019</i><span class="fs12">, scaricabile in </span><span class="fs12"><a href="https://liturgico.chiesacattolica.it/sussidio-avvento-2019/" target="_blank" class="imCssLink">chiesacattolica.it</a></span><br></li><li><i class="fs12">La spiritualità dell’avvento</i><span class="fs12">, in </span><span class="fs12"><a href="http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5848:la-spiritualita-dellavvento&catid=404:meditazioni-sul-vangelo-carlo-molari&Itemid=215" target="_blank" class="imCssLink">notedipastoralegiovanile.it</a></span><br></li></ul></div><div><span class="fs12"> </span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 05:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lectio su Mt 24,37-44: Vegliate, per essere pronti al suo arrivo (I domenica di Avvento)]]></title>
			<author><![CDATA[Teofilo]]></author>
			<category domain="https://www.teofiloincammino.it/blog/index.php?category=Lectio_divina"><![CDATA[Lectio divina]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7wdohzsx"><div><a href="files/Lytras_Nikiforos_prosmoni.jpg" onclick="return x5engine.imShowBox({ swipeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imSwipe.png', closeImg: 'https://www.teofiloincammino.it/res/imClose.png', startIndex: 0, media:[{type: 'image', url: 'https://www.teofiloincammino.it/files/Lytras_Nikiforos_prosmoni.jpg', width: 441, height: 600, description: 'Nikiphoros Lytras (1832-1904), L\'Attesa (2008), National Gallery of Greece'}]}, 0, this);" class="imCssLink fright inline-block"><img class="image-1 fright" src="https://www.teofiloincammino.it/images/Lytras_Nikiforos_prosmoni.jpg"  title="" alt=""/></a><b class="fs14"><span class="fs14">LETTURA</span></b><br></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Testo</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. </span><span class="fs14">Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, </span><span class="fs14">e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. </span><span class="fs14">Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. </span><span class="fs14">Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.</span></div><div><span class="fs14">Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. </span><span class="fs14">Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. </span><span class="fs14">Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Comprensione del testo</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">v. 37: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Noè.</span></i></div><blockquote><div><span class="fs14">È un personaggio dell’Antico Testamento, la cui storia è raccontata nel libro della Genesi, dal capitolo 6 al capitolo 9. Discendente di Adamo, è l’unico uomo a trovare «grazia agli occhi del Signore» (Gen 6,8). Così Dio gli affida il compito di costruire l’arca per salvare dal diluvio sé stesso, la sua famiglia, e gli animali, mentre «fu cancellato ogni essere che era sulla terra: dagli uomini agli animali domestici, ai retti e agli uccelli del cielo» (Gen 7,23). Dopo il diluvio, Dio stipulò con «ogni carne che è sulla terra» (Gen 9,17) una nuova alleanza, prendendo l’arcobaleno come segno della sua volontà di non distruggere più la creazione.</span></div><div><i class="fs14"><br></i></div></blockquote><i class="fs14"><span class="fs14">Figlio dell’uomo.</span></i><blockquote><div><span class="fs14">È un titolo che Gesù prende dall’Antico Testamento e applica a sé stesso. Il profeta Ezechiele lo usa essenzialmente come sinonimo di “uomo”, mentre nel libro di Daniele (7,13-14) prende un significato diverso, che Gesù farà suo: il Figlio dell’uomo è il Messia, il Salvatore.</span></div></blockquote><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>MEDITAZIONE</div></b><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">Interpretazione del testo</span></b></div><div><br></div><div><span class="fs14">vv. 37-39: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.</span></i></div><blockquote><div><span class="fs14">Gesù descrive la situazione precedente al diluvio. I verbi usati (mangiare, bere, prendere moglie o marito) non sono negativi in sé, ma lo diventano se distraggono dall’accorgersi di quello che sta succedendo. È questa la similitudine a cui allude Gesù: anche la sua generazione, come anche la nostra, non si accorge di quello che sta accadendo, cioè dell’avvento del Figlio dell’uomo, che come descrive la visione di Daniele, verrà all’improvviso sulle nuvole e decreterà la fine degli imperi oppressori, che non avranno futuro.</span></div><div><br></div></blockquote><span class="fs14">v. 40-41: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.</span></i><blockquote><div><span class="fs14">Gesù indica che le persone riceveranno un giudizio diverso. Se saranno, come Noè (Gen 7,1), ritenuti giusti davanti a Dio, saranno “presi”, cioè salvati. Altrimenti saranno “lasciati” cioè non salvati.</span></div><div><br></div></blockquote><span class="fs14">v. 42: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.</span></i><blockquote><div><span class="fs14">L’unica soluzione è “vegliare”, cioè non addormentarsi a causa delle pesantezze della vita, restando svegli e pronti, aspettando il giorno in cui il Signore si fa presente nel nostro tempo.</span></div><div><br></div></blockquote><span class="fs14">vv. 43-44: </span><i class="fs14"><span class="fs14">Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.</span></i><blockquote><div><span class="fs14">Non si conosce il giorno e l’ora dell’arrivo del Signore. Dio viene quando meno si aspetta.</span></div></blockquote><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>Applicazione alla mia vita</div></b><div><br></div><div><span class="fs14">La vita di tutti, e quindi anche la mia, si basa su come rispondo a necessità come la nutrizione, l’affettività, la socialità, la sessualità, il lavoro, il prendersi cura dell’altro… Come vivo io queste cose? La salvezza o la perdizione dipendono da come io le vivo. Anche perché, alla fine, arriverà anche me “il diluvio”, la fine: se avrò vissuto la mia vita attento alla Parola come Noè, allora sarò pronto, e mi salverò. L’importante non è “cosa” faccio, perché in fondo la mia vita non è diversa da quella di tutti gli altri, ma “come” faccio.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14">Devo quindi “vegliare”. Devo tenere gli occhi aperti per vedere il Signore che passa nella mia vita. Chi dorme resta inconsapevole di quello che gli accade intorno, disconnesso dalla realtà, tutto preso dai suoi sogni e dai suoi desideri. Se dormo, se anestetizzo me stesso per sopravvivere alle brutture della vita, alla fine rimango senza nulla. Perderò ogni cosa. Invece voglio essere vigile e attento, perché solo così potrò riconoscere Dio che si rende presente nella mia vita.</span></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><span class="fs14">PREGHIERA</span></b></div><div><br></div><div><ul><li><span class="fs14">Signore, metto la mia vita davanti a te. Mi hai fatto capire che…</span></li><li><span class="fs14">Tu vieni, ti rendi presente nella mia esistenza, ma io…</span></li><li><span class="fs14">Aiutami…</span></li><li><span class="fs14">Da ora in poi proverò a…</span></li></ul><b class="fs14"><div class="fs14"><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div><div><b class="fs14"><br></b></div>CONTEMPLAZIONE</div><div class="fs14"><i style="font-weight: normal;" class="fs14"><span class="fs12">Gusto, senza più bisogno di parole, la presenza di Dio. </span></i></div><div class="fs14"><i style="font-weight: normal;" class="fs14"><span class="fs12">Cerco di vedere me stesso e il mondo come li vede lui.</span></i></div></b><div><div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 05:00:00 GMT</pubDate>
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